Leptospirosi: sintomi e forme cliniche

Leptospirosi

Come analizzato nell'articolo precedente, la leptospirosi rappresenta un gruppo di sindromi infettive provocate da spirocheti del genere Leptospira. Ad ogni modo, è doveroso puntualizzare che non tutte le specie di questi microorganismi si rivelano patogene per l'uomo: sono attualmente riconosciuti oltre 200 sierotipi diversi - noti con l'appellativo serovar - ed il serovar icterohaemorrhagiae è sicuramente il più pericoloso e virulento.  Tra le sierovarianti patogene per l'uomo vanno citate anche pomona, canicola, batavie, grippotyphosa, hyos, sejroe ed australis.
In questa breve trattazione descriveremo la leptospirosi in termini di sintomi e di forme cliniche.

Sintomi e forme cliniche

Il quadro sintomatologico della leptospirosi risulta spesso problematico, soprattutto per delineare una diagnosi completa ed esaustiva. Abbiamo visto che in natura esistono moltissime varietà di leptospire, dunque anche il quadro clinico-sintomatologico che ne consegue è spesso complesso ed eterogeneo. Inoltre, la gravità della malattia è proporzionale alla carica infettante inalata/assunta.
Nella maggior parte dei casi, i pazienti infetti da leptospire non si rendono conto immediatamente dell'infezione, poiché la leptospirosi - almeno nei primi stadi - decorre in maniera del tutto asintomatica.
La complessità della malattia è tale da rendere necessaria una distinzione in tre forme cliniche (Leptospirosi sub-clinica, Leptospirosi anitterica e Sindrome di Weil o Leptospirosi itterica).
Tutte le tre forme cliniche possono presentare un decorso bifasico, in cui si alternano due fasi ben distinte, la fase setticemica e la fase immune, palesemente indistinguibili quando la malattia si presenta in maniera asintomatica.

 

Leptospirosi petecchie


Di seguito sono riportate le caratteristiche generali tipiche di ogni fase della leptospirosi, nonostante ognuna delle tre forme si distingua per segni e sintomi leggermente differenti:

Fase setticemica

  1. Fase setticemica: o fase leptospirotica o fase acuta

Generalmente, la prima fase della leptospirosi presenta una durata variabile dai 4 agli 8 giorni: esordisce con un inatteso e brusco aumento della temperatura basale (39-40°C), accompagnato da forte mal di testa, brividi, malessere generale, nausea, vomito ed anoressia. Talvolta, la fase acuta della leptospirosi viene associata anche a faringodinia ed esantema morbilliforme (vedi figura); più raramente, la fase acuta grave si caratterizza anche da ittero, solitamente verso lo stadio finale della fase setticemica.
La gravità di questa prima fase della leptospirosi varia in base alla specie batterica e allo stato di salute del paziente.

Fase immune

  1. Fase immune della leptospirosi: o leptospirulica

Più breve della prima, la fase immune dura in genere 5 giorni, durante i quali si formano gli anticorpi specifici contro il battere, le leptospire nel sangue tendono a scomparire e compaiono lesioni istologiche a carico di rene, meningi e fegato. I danni a questi organi sono principalmente dovuti alla liberazione di tossine nel sangue dal battere: nel rene si registrano spesso marcate lesioni a livello del nefrone distale, accompagnato da edema interstiziale, infiltrazione dei linfociti e distruzione dell'epitelio della membrana basale. A livello delle meningi, si osserva spesso un'infiltrazione linfocitaria e nel fegato si registra sovente una necrosi delle cellule epatiche e coleresi.

Leptospirosi sub clinica

La forma subclinica della leptospirosi - nota anche come paucisintomatica - esordisce il più delle volte con febbre, dolori a livello del basso ventre, mal di testa, vomito, spesso accompagnato dai tipici sintomi influenzali. L'esame del sangue evidenzia una marcata presenza di leptospire circolanti. Successivamente (fase immune), il paziente si sfebbra, non si riscontrano leptospire nel sangue e compaiono gli anticorpi specifici: in simili frangenti, sono possibili altre manifestazioni quali uveite, eruzioni cutanee, lesioni renali e/o epatiche.

Leptospirosi anitterica

Rappresenta la forma intermedia delle leptospirosi e ne costituisce il 90% delle forme sintomatiche: i sintomi sono più gravi rispetto alla forma subclinica, ma meno severi della sindrome di Weil. Il paziente, nella prima fase della malattia, lamenta malessere generale sempre accompagnato da una marcata alterazione della temperatura basale (febbre elevata di tipo settico); frequenti anche cefalee, brividi, vomito, dolore nel basso ventre e diminuzione della pressione arteriosa. Talvolta, possono associarsi anche disturbi polmonari respiratori.
Il mal di testa persevera anche nella seconda fase della leptospirosi, mentre i valori della temperatura basale tendono alla normalità; in alcuni pazienti, si osserva una lieve febbricola. Talvolta, viene diagnosticata anche una meningite asettica che perdura alcuni giorni, senza effetti gravi. La forma anitterica della leptospirosi è spesso accompagnata anche da disturbi oculari, quali dolore agli occhi, iperemia congiuntivale e fotofobia. Nella fase immune, i patogeni non sono osservabili nel liquor, che si presenta normoteso, generalmente con iperproteinorrachia (notevole aumento delle proteine) e valori normali di glicorrachia (tasso di glucosio all'interno del liquido cefalorachidiano, chiamato anche liquor o liquido cerebrospinale: 50-60mg/ml).

Sindrome di Weil (Leptospirosi itterica)

Rappresenta sicuramente la forma clinica più allarmante e pericolosa tra le leptospirosi; recenti studi hanno dimostrato che L. interrogans è il patogeno responsabile della malattia, malgrado non sia del tutto chiarito il meccanismo patogenetico.
Il danno epatico e renale, accompagnato spesso ad emorragie, è il sintomo più grave che caratterizza la sindrome: le lesioni sono tali perché la malattia è principalmente dovuta ad un danno vascultico di tipo sistemico. La sindrome di Weil esordisce con febbre alta (analogia con la forma anitterica della leptospirosi), accompagnata sempre da ittero evidente (da qui, il nome leptospirosi “itterica”), talvolta da interessamento renale di varia entità (oliguria, cilindruria, proteinuria). Possibili casi di miocardite.
A seguito della fase setticemica, quella immune si caratterizza per il peggioramento delle condizioni epatiche e renali, associato ad iperazotemia ed ipercreatininemia. [da Trattato di medicina interna, vol. 3 di G. Crepaldi e A. Baritusso]. Rara, seppur possibile, la necrosi tubulare.
Quando non curata o trascurata, la leptospirosi itterica è mortale nel 10% dei pazienti: il rischio di prognosi infausta aumenta con l'avanzare dell'età e con il grado di severità dell'ittero.


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