La diagnosi di leptospirosi, sindrome infettiva provocata da batteri del genere Leptospira, risulta particolarmente artificiosa e complessa, soprattutto a causa del marcato polimorfismo clinico. A rigor di ciò, anche le terapie volte alla guarigione dalla leptospirosi rappresentano spesso un limite, poiché i test diagnostici attualmente disponibili non sono sempre limpidi ed inconfutabili.
In questo articolo conclusivo cercheremo di esaminare tutte le strategie diagnostiche possibili e le eventuali terapie sfruttabili.
Chiaramente, essendo una malattia infettiva, la diagnosi della leptospirosi si basa in particolare su due elementi fondamentali:
A partire da queste considerazioni, è chiaro che la diagnosi si fonda sia sull'analisi sintomatologica - clinica, sia sul racconto anamnestico che, purtroppo, rimane spesse volte un'incognita. Per quanto concerne lo studio dei sintomi, nella maggior parte dei casi si punta l'attenzione sulla presenza di febbre, mialgia, emorragie, ittero ed iperemia congiuntivale; per quanto riguarda l'anamnesi, invece, si indaga sull'attività lavorativa del paziente, sui viaggi effettuati negli ultimi periodi, sulle condizione igienico-sanitarie e, da ultimo, sul contatto con animali potenzialmente infetti.
L'isolamentodel battere, le leptospire, viene condotto su terreni specifici e liquidi biologici (liquor, sangue, urine - soprattutto) e/o tessuti lesionati dalla leptospirosi (fegato o rene). È doveroso puntualizzare che non sempre gli esami diagnostici colturali su terreni artificiali sono efficaci ed attendibili, poiché le leptospire tendono a svilupparsi in maniera molto lenta. L'ispezione microbiologica eseguita direttamente su sangue, liquor, urine o tessuti lesi risulta invece più affidabile [tratto da Zoonosi e sanità pubblica, di E. Matassa].
Le indagini diagnostiche sierologiche (di tipo anticorpale specifico) risultano senza dubbio più vantaggiose e sicure, poiché più rara è la probabilità di falsi positivi (evenienza molto comune nell'isolamento colturale del battere).
Gli esami sierologici sono in genere effettuati durante i sintomi iniziali della leptospirosi (quando sintomatica); per questa indagine, ci si avvale dei sierotipi maggiormente diffusi sul territorio. I test sierologici dovrebbero essere ripetuti più volte, al fine di confermare la diagnosi.
In caso di leptospirosi ipotizzata e non del tutto dimostrata, è possibile effettuare esami di tipo bioumorale, che si basano essenzialmente sull'analisi leucocitaria (i cui valori sono pressoché standard), esame del liquor, test delle transaminasi (in genere non troppo elevate), ricerca di eventuale iperazotemia, ipercreatininemia, piastrinopenia ed iperbilirubinemia [tratto da http://it.wikipedia.org/]
Tra gli altri test di accertamento diagnostico, si ricordano:
Esistono due possibilità terapiche per la leptospirosi, malgrado siano per certi aspetti controverse.
La prima terapia si basa sulla somministrazione per os di antibiotici (es. doxiciclina 100mg/die), particolarmente indicata in tutte le fasi della malattia; le forme di leptospirosi richiedenti l'ospedalizzazione del paziente sono curate con penicillina, ampicillina, macrolidi o clindamicina. Efficaci anche i chinoloni e le cefalosporine di terza generazione (es. ceftriaxone).
Nel caso la leptospirosi non venga diagnosticata immediatamente, il trattamento terapico non viene chiaramente effettuato tempestivamente: in simili frangenti, aumentano le probabilità d'inefficacia degli antibiotici.
Indispensabile è il mantenimento dell'equilibrio elettrolitico del paziente leptospirotico.
In caso di severità è assolutamente indispensabile una terapia di supporto:
Per concludere, la tempestività di terapie specifiche, a seguito di accertamenti diagnostici, risulta indispensabile sia per evitare complicanze ed aggravamenti della malattia sia per accorciare il decorso naturale della leptospirosi.
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