“Lavanda gastrica” e “gastrolusi” sono due termini estratti dal linguaggio medico per indicare un processo forzato di svuotamento dello stomaco dal suo contenuto: stiamo parlando di una metodica terapica da effettuarsi prettamente in caso d'emergenza, ben diversa dal vomito “fisiologico” o autoindotto. L'obiettivo per il quale si effettua una lavanda gastrica è facilmente intuibile: estrodurre il contenuto generalmente tossico, od estremamente pericoloso, dallo stomaco.
Ad ogni modo, la lavanda gastrica non viene effettuata al solo scopo di eliminare sostanze tossiche: infatti, alcuni interventi chirurgici richiedono il completo svuotamento dello stomaco prima di sottoporre il paziente all'operazione.
È necessario evidenziare che la lavanda gastrica dev'essere effettuata entro breve tempo dall'ingestione della sostanza dannosa o tossica, al fine di evitarne l'assorbimento (in genere 1-2 ore): qualora la sostanza oltrepassi il limite dello sfintere pilorico, il suo assorbimento non può essere evitato tramite lavanda gastrica.
Esistono divergenti opinioni circa l'efficacia della lavanda gastrica effettuata dopo un'ora dall'ingestione di cibo/sostanza dannosa: più precisamente, il termine “efficacia” - in questo specifico caso - viene riferito alla validità della gastrolusi nel decontaminare il tratto intestinale. Si ritiene, infatti, che dopo questo lasso di tempo l'intestino abbia già assorbito parte della sostanza pericolosa. [tratto da Farmacologia generale e clinica, di B. G. Katzung]
Anzitutto, prima di sottoporre il paziente alla lavanda gastrica è bene stilare un'anamnesi del soggetto, al fine di valutare indicazioni e controindicazioni della procedura; inoltre, è doveroso proteggere accuratamente le vie aeree qualora il paziente si trovi in uno stato di incoscenza..
Quando il soggetto è costretto ad un'intubazione endotracheale, la lavanda gastrica può essere effettuata avvalendosi di un sondino naso-gastico od oro-gastrico.
La lavanda gastrica non è una pratica di elevate difficoltà esecutive: il paziente – stato cosciente - va posizionato, su un lettino generalmente inclinato, in decubito laterale sinistro, cosicché la sonda possa essere facilitata a raccogliere il contenuto gastrico ammassato in prossimità della grande curvatura dello stomaco: inoltre, durante l'esecuzione della pratica, la posizione laterale del paziente riduce la possibilità che il liquido della lavanda passi nell'intestino attraverso il piloro. Nel caso il paziente fosse intubato, questi dev'essere posto in posizione supina.
Le sonde sono costituite da un materiale trasparente, con alcuni grossi orifizi laterali verso la parte terminale; la lunghezza è generalmente di 1,2 metri ed il diametro, variabile a seconda del contenuto gastrico, può avere talvolta dimensioni superiori al centimetro. Chiaramente, in caso di ingestione di liquidi tossici, la sonda può avere anche diametro più sottile.
Dopo l'introduzione della sonda nella sacca gastrica, si procede con l'aspirazione di quanto presente nello stomaco: questa procedura deve protrarsi fino a quando lo stomaco non risulta completamente vuoto.
Da ultimo, il lavaggio dello stomaco: s'introducono e si rimuovono 0,2 litri di liquido nell'adulto e 0,1 litri nel bambino (fino al compimento del 10° anno d'età). Il liquido in esame può essere acqua (meno frequentemente) o soluzione fisiologica riscaldata a temperatura corporea per prevenire l'ipotermia: quando necessario, al liquido possono essere aggiunti antidoti specifici.
La lavanda gastrica deve protrarsi fino al momento in cui dalla sonda fuoriesce un liquido chiaro, limpido, privo di materiale solido: a questo punto, si procede con un ulteriore lavaggio (1-10 litri).
Da ultimo, per evitare una possibile aspirazione del liquido, la sonda, prima di essere tolta, dev'essere chiusa o pinzata accuratamente.
Al termine della lavanda gastrica, il paziente deve ingerire carbone vegetale attivato.
[tratto da “Linee guida in tossicologia clinica”, Centro Antiveleni di Pavia”]
Apprezzabilmente meno invasiva della lavanda gastrica (e, secondo il pensiero di alcuni tossicologi, ancor più efficace della metodica di svuotamento gastrico forzato) è la somministrazione di carbone attivato, in grado di assicurare un eccellente adsorbimento di tossici e farmaci. Il carbone attivo non dev'essere impiegato in caso di avvelenamento da minerale acido corrosivo od alcalino, né è in grado di legare litio, ferro e potassio. Ad ogni modo, è stato recentemente osservato che il carbone attivato esercita un'efficacia ancor superiore rispetto alla lavanda gastrica.
Anche la somministrazione di sostanze ad azione fortemente purgante potrebbe coadiuvare l'eliminazione del tossico dal tratto gastrointestinale, riducendone pertanto il suo assorbimento.
[tratto da Farmacologia generale e clinica, di B. G. Katzung]
La lavanda gastrica non può esser praticata in alcuni casi specifici: assolutamente bandita in caso di avvelenamento da agenti corrosivi o sostanze caustiche (es. derivati dal petrolio) e tensioattivi (responsabili della produzione di abnormi quantità di schiuma). Nel caso il paziente sia affetto da epilessia o abbia perso conoscenza, la lavanda gastrica può esser svolta solamente adoperando precise precauzioni.
Lavanda gastrica: per fissare i concetti
| Lavanda gastrica: sinonimo | Gastrilusi |
| Lavanda gastrica: definizione | Processo forzato di svuotamento gastrico dal suo contenuto: Metodica terapica da effettuarsi prettamente in caso d'emergenza, ben diversa dal vomito "fisiologico" |
| Lavanda gastrica: obiettivo medico |
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| Lavanda gastrica: tempistica | La lavanda gastrica dev'essere effettuata entro breve tempo dall'ingestione della sostanza dannosa o tossica → evitare l'assorbimento della sostanza |
| Lavanda gastrica: metodica d'esecuzione |
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| Alternative alla lavanda gastrica |
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| Lavanda gastrica: controindicazioni | La lavanda gastrica è bandita in caso di avvelenamento da agenti corrosivi o sostanze caustiche e tensioattivi; nel caso il paziente sia epilettico o abbia perso conoscenza → adoperare precise precauzioni |
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