Digitalis Purpurea - impieghi terapici e tossicità

Introduzione

I digitalici – prodotti farmacologici costituiti da molecole digitaliche di derivazione naturale (Digitalis purpurea) o sintetica – presentano un indice terapeutico molto basso: in parole semplici, significa che il limite tra la dose terapeutica e quella tossica è molto sottile, di conseguenza i dosaggi devono essere scrupolosi ed attenti, ed il paziente che si sottopone a cure digitaliche dev'essere costantemente monitorato. Digitalis PurpureaAd ogni modo, i sintomi di tossicità indotti dalla somministrazione di estratti di Digitalis purpurea  sono molto frequenti.

Digitalis purpurea: tossicità

La FUI indica che le foglie di Digitalis purpurea  non possono contenere meno dello 0,3% di eterosidi cardenolidici, espressi come digitossina (marker della droga), calcolati su droga secca.
Si stima che soli 40 grammi di foglie fresche di Digitalis purpurea possano uccidere un uomo: la dose mortale scende a 10 grammi per la droga essiccata.
Una foglia fresca, contenente circa l'80% di acqua, può essere costituita da una quantità variabile di eterosidi, in genere compresa tra 1,6 e 4,8 mg, oltre a molecole saponosidiche (in grado di alterare l'assorbimento degli eterosidi a livello intestinale).

Uso medico e proprietà

Nonostante esistano numerose specie appartenenti al genere Digitalis, solamente la D. purpurea e la D. lanata sono impiegate in ambito medico per l'estrazione di attivi cardiotonici.
L'attività più importante è sicuramente quella cardiotonica, il cui meccanismo d'azione è così sintetizzato:


Aumento della contrazione delle cellule miocardiche → blocco della pompa sodio potassio →
↓ concentrazione intracellulare sodio e ↑ disponibilità di calcio dentro la cellula

 

Tra le altre azioni ascritte alla Digitalis purpurea si ricordano:

  • Bradicardica, attività cronotropa negativa (↓ frequenza cardiaca)
  • Effetto batmotropo positivo (↑ eccitabilità delle fibre cardiache)
  • Azione dromotropa negativa (↓ della velocità di trasmissione dell'impulso)

Le conseguenze immediate derivate dalla somministrazione di Digitalis purpurea (rispettando la posologia prescritta) si traducono nel miglioramento della funzionalità cardiaca, seguito dal potenziamento sia del flusso plasmatico renale, che della filtrazione glomerulare (proprietà diuretiche). Il ritorno venose al cuore, per effetto della vasocostrizione, viene depotenziato.
L'impiego degli estratti di Digitalis purpurea è in genere consigliato per la cura di alterazioni cardiache congestizie, fibrillazione e tachicardia parossistica di tipo sovra-ventricolare. [tratto da Dizionario di fitoterapia e di piante medicinali, di E. Campanini]
In omeopatia, la tintura madre di foglie fresche di Digitalis purpurea viene impiegata per contrastare artrite e difficoltà digestive.

Intossicazione

Vista la pericolosità della pianta è bene ribadirlo nuovamente: gli estratti di Digitalis purpurea possono essere somministrati solamente dal medico, ed il loro impiego in fitoterapia o come rimedio naturale “fai da te” è assolutamente bandito. Gli attivi ricavati dalle foglie - in seguito a terapie prolungate o a posologie eccessive - possono generare una serie di effetti estremamente pericolosi per l'organismo; tra tutti si ricordano aritmie, dolori addominali, nausea, vomito, anoressia e disturbi gastrointestinali in genere, vertigini, insonnia, confusione mentale, deficit visivi, palpitazioni e sincope (improvvisa perdita di coscienza).
Il quadro clinico-tossicologico può essere aggravato quando il soggetto affetto anche da malattie renali-epatiche, ipossia, alcalosi, ipomagnesemia ed ipocalcemia, assume contemporaneamente estratti di Digitalis purpurea.


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Ultima modifica dell'articolo: 08/11/2016