Crioterapia: la terapia del freddo

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Strumenti e materiali

La crioterapia si avvale di una serie di strumenti diversificati: sarà il medico o lo specialista a scegliere la metodica più adatta al soggetto ed al tipo di trattamento.

Le bombolette spray sono molto utilizzate dagli sportivi per alleviare disturbi che derivano da una contusione o da uno strappo. Solitamente, le bombolette sono costituite da  una sostanza chimica, non tossica e non infiammabile (fluorometano), sotto pressione. CrioterapiaLe bombolette, nonostante risultino piuttosto pratiche perché non necessitano di particolari accorgimenti prima dell'utilizzo, possono essere molto pericolose: il loro utilizzo dev'essere sempre attento e scrupoloso, per non creare danno ai tessuti circostanti. Inoltre, lo spruzzo della bomboletta dev'essere erogato ad una distanza di sicurezza non inferiore ai 30 centimetri: se così non fosse, si potrebbero creare ustioni da congelamento.
Lo strumento crioterapico più diffuso - e più antico - è rappresentato dalla borsa del ghiaccio, che agisce determinando un'azione anestetica sulla zona interessata. In alternativa all'ice bag, si  possono utilizzare i sacchetti in polivinile; questi, racchiudono una particolare gelatina chimica che, tenuta in congelatore, esplica la stessa azione del ghiaccio senza sciogliersi sulla pelle. Quando l'effetto freddo della sostanza gelatinosa svanisce, il sacchetto dev'essere riposto in freezer per un possibile riutilizzo.
Ancor più moderni sono i refrigeranti chimici: trattasi di piccoli pacchetti che contengono due reagenti ed una piastrina separatrice. In caso di necessità, la piastra si spezza con le mani, i due reagenti chimici entrano in contatto e la temperatura del sacchetto diminuisce (funge da ghiaccio). Questi particolari strumenti usati per la crioterapia sono ancor più pratici rispetto ai sacchetti in polivinile, perché conservabili a temperatura ambiente.

Crioterapia dermatologica

Abbiamo accennato che la crioterapia può essere utile anche per il trattamento di affezioni cutanee, quali verruche, acne, emorroidi, piccole neoplasie, angiomi, alopecia areata, couperose, lentiggini, cheratosi attinica e cheratosi in genere. Ora analizzeremo più in particolare questa tecnica, molto originale e delicata, ma di eccezionale risvolto clinico. L'azoto liquido è una sostanza gassosa, in grado di raggiungere i 196°C sotto lo zero: è un gas decisamente versatile e molto utilizzato in crioterapia, ma nello stesso tempo rappresenta il criogeno maggiormente aggressivo; di conseguenza, l'utilizzo degli strumenti ad azoto liquido è di esclusiva competenza medica. L'azoto liquido, applicato sulla lesione, crea una vera e propria ustione da freddo: immediatamente dopo l'applicazione, si formano dei cristalli intracellulari che provocano la morte della cellula per shock termico e lisi.

Azoto liquido e crioterapia

Ci sono varie tecniche che si possono considerare per l'utilizzo dell'azoto liquido:

  • Spray (tecnica a spruzzo, da non confondere con le bombolette spray che si utilizzano per le lesioni  ossee o muscolari): questa metodica è adatta per il trattamento di nei, punti neri, verruche e per tutte le lesioni localizzate in aree irregolari. È forse la tecnica maggiormente utilizzata nella crioterapia: non necessita di particolari procedure di sterilizzazione, per il fatto che non c'è contatto tra la cute e lo strumento. Infatti, la lesione viene curata attraverso uno spruzzo di azoto liquido contenuto in una bomboletta posta a distanza ravvicinata (1 o 2 cm).
  • Dipstick (metodica crioterapica a bastoncino): si utilizza un bastoncino di legno dove, in un'estremità, è posizionato un batuffolo di cotone, che sarà inserito in una soluzione contenente azoto liquido. Il tampone è posto a contatto con la lesione: per questo motivo, la tecnica non è molto utilizzata, in quanto il rischio di imprecisione e di infezione è molto più elevato rispetto alla tecnica spray.
  • Cryoprobe (metodica crioterapica a sonda): le sonde sono poste a contatto con la lesione dermica da trattare, dopo aver impregnato l'estremità nell'azoto liquido. Il cryoprobe dà esito migliore rispetto al dipstick. poiché si riescono a monitorare i possibili effetti collaterali ed è più semplice stimare l'efficacia della terapia: il raffreddamento della lesione non si ferma alla superficie, ma si spinge in profondità ed il freddo si espande in modo sferico.

Alternative all'azoto liquido

In natura, non esiste alcuna sostanza che si possa paragonare all'azoto liquido; infatti, nessun agente criogeno raggiunge temperature così basse da sfiorare i 200° C sotto lo zero. Ciò nonostante, i freon, l'anidride carbonica ed il protossido d'azoto si configurano come altre possibili sostanze sfruttate in dermatologia e nell'estetica per la cura/trattamento di affezioni cutanee diversificate.
I freon sona gas alogenati che possono raggiungere una temperatura compresa tra 33 e 70°C sotto zero, in base alle diverse tipologie di freon utilizzate. Questi gas non sono molto utilizzati nella crioterapia perché reputati inquinanti.
L'anidride carbonica - nota come neve carbonica o ghiaccio secco,  raggiunge i -79°C: più utilizzata rispetto al freon, non dà risultati eccellenti poiché il congelamento non è sempre molto rapido.
Il protossido d'azoto (-89°C) è un altro criogeno: la crioterapia con questa sostanza risulta molto costosa, perché le apparecchiature che contengono il gas sono bombole speciali ad alta pressione private di tutta l'umidità. La manutenzione delle stesse bombole è decisamente dispendiosa: tutti gli oneri incidono negativamente sul costo del trattamento; per questo motivo, quella con protossido d'azoto è una tecnica crioterapica raramente utilizzata.

Controindicazioni

La crioterapia dev'essere evitata nei soggetti ipersensibili al freddo, nelle persone affette da arteriopatie (la tecnica crioterapica potrebbe potenziare l'ischemia tissutale) e nella malattia di Raynaud (per evitare l'insorgere di spasmi vascolari).

Per concludere, la crioterapia rappresenta una tecnica moderna molto efficace, in grado di trattare disturbi lievi come contusioni o traumi muscolari leggeri, ma anche di risolvere affezioni cutanee di varia entità, come acne, verruche e piccole neoplasie.

Riassunto

Per fissare i concetti…

 

Tecnica

Crioterapia

Effetti terapeutici del freddo

Effetto antalgico
Azione miorilassante
Effetto antiedemigeno
Attività antiflogistica

Azioni biologiche della crioterapia

La crioterapia agisce a più livelli: vascolare, metabolico, muscolare, nervoso.

Metodica del congelamento

Nella crioterapia, in genere, si deve prediligere il congelamento rapido, che altera la funzionalità delle proteine, degli enzimi e modifica gli scambi di membrana: l'effetto è controllato e inequivocabile. Il congelamento lento presenterebbe più problemi poiché non è possibile prevederne l'esito finale.

Strumenti

Nella crioterapia si utilizzano vari strumenti: borsa del ghiaccio, bombolette spray, sacchetti in polivinile con gelatina chimica (da conservare in freezer), refrigeranti chimici (conservabili a temperatura ambiente).

Crioterapia dermatologica

Utilizzo di gas particolari a bassissime temperature: azoto liquido (-196°C), perossido d'azoto (-89°C), anidride carbonica o ghiaccio secco (-79°C) e freon (-33/-70°C)

Trattamento con azoto liquido

Quello con azoto liquido rappresenta il trattamento maggiormente utilizzato per risolvere turbe dermatologiche di interesse medico ed estetico.

Per quali tipologie di pazienti è sconsigliata la crioterapia

La crioterapia è sconsigliata in pazienti affetti da arteriopatie, malattia di Raynaud o che soffrono di ipersensibilità da freddo.

Quali disturbi cutanei possono essere trattati con la crioterapia?

La crioterapia dermatologica può essere utilizzata per la risoluzione di verruche, acne, emorroidi, piccole neoplasie, angiomi, alopecia areata, couperose, lentiggini, cheratosi.

 



Ultima modifica dell'articolo: 17/08/2016