Convulsioni

Definizione di convulsione

Spesso imprevedibili, le convulsioni consistono in una serie di movimenti involontari, bruschi ed incontrollati, della muscolatura volontaria, responsabile di agitazione e spasmi del corpo. Durante una crisi convulsiva, i muscoli del malcapitato si contraggono e si rilassano ripetutamente, per un lasso di tempo variabile in base alla gravità della condizione.
Più che una malattia, le convulsioni sono un sintomo piuttosto frequente nel neonato e nel bambino, dove spesso si manifestano in concomitanza di febbre e malattie virali. Le crisi convulsive possono essere indotte anche da condizioni metaboliche transitorie o permanenti - quali ipoglicemia, ipocalcemia (calcemia totale < 9ml/dL), iponatriemia (sodemia <135mmol/L) e piridossino-dipendenza* - o da ulteriori patologie più o meno gravi. In condizioni di severità, le crisi convulsive sono espressione di sofferenza cerebrale in atto.


* convulsioni piridossino-dipendenti: malattia a carattere autosomico dominante trasmessa geneticamente. L'esordio coincide spesso con l'epoca neonatale: il bambino manifesta crisi cloniche multifocali, sviluppando nel contempo una certa resistenza ai farmaci antiepilettici o anticonvulsivanti. La malattia può degenerare fino ad indurre encefalopatia epilettica associata a compromissione dello sviluppo mentale e motorio.


Non dimentichiamo che l'effetto collaterale più immediato di alcuni farmaci (es. neurolettici) può indurre convulsioni anche serie.
Clinicamente, una convulsione può rendersi manifesta in svariate e molteplici modalità; tuttavia, nella stragrande maggioranza dei casi, le crisi convulsive insorgono nella forma generalizzata.
Le convulsioni sono tipiche ma non esclusive dell'epilessia: ciò significa che le crisi epilettiche sono sempre associate a convulsioni, ma queste ultime possono essere sintomo secondario di altre patologie primarie.

Cause

Ciò che è certo ed indiscusso è che le convulsioni sono scatenate da un'improvvisa disorganizzazione dell'attività elettrica del cervello. In particolare, la crisi convulsiva è espressione di un'anormale e rapida ipersincrona* depolarizzazione di un gruppo di neuroni.


Attività ipersincrona*: un gruppo di neuroni favorisce scariche elettriche simultanee che, lette all'encefalogramma, formano onde lente ed elevate


Risalire alla causa che ha perturbato l'attività elettrica cerebrale, scatenando la crisi convulsiva, è invece più difficile. Difatti, come accennato, le convulsioni sono un "semplice" sintomo di numerose patologie; ciò rende difficile l'immediato riconoscimento del fattore eziologico che vi si è posto alle origini.
Di seguito è riportato un elenco delle possibili cause scatenanti le convulsioni: com'è possibile osservare, le patologie predisponenti sono assai numerose.

Anche la predisposizione genetica gioca un ruolo di rilievo nella patogenesi delle crisi convulsive. Malgrado non ci siano certezze sulla modalità di trasmissione genetica, si presume un meccanismo di tipo autosomico dominante, autosomico recessivo o multifattoriale.
Le convulsioni che si manifestano durante l'età neonatale possono essere epilettiche o non epilettiche: in simili circostanze, è fondamentale la diagnosi differenziale.

Sintomi

I sintomi specifici delle convulsioni sono pesantemente condizionati dalla causa che si pone alla base. Inoltre, la gravità e l'intensità dei prodromi dipendono dalla sede cerebrale coinvolta.
I sintomi caratteristici delle convulsioni si manifestano improvvisamente, spesso senza preavviso:

  • agitazione del corpo involontaria
  • alterazione dell'umore (irritabilità, paura, ansia, gioia) → in genere prima della crisi convulsiva
  • bave/schiuma alla bocca
  • bruxismo (dunque irrigidimento dei muscoli mandibolari)
  • cianosi
  • contrazioni e spasmi articolari
  • difficoltà respiratorie
  • dolore auricolare
  • movimenti oculari incontrollati
  • occhi spalancati
  • sintomi gastrointestinali (vomito e diarrea)
  • svenimento
  • temporanea sospensione della capacità respiratoria

Nelle convulsioni di elevata entità, il paziente perde conoscenza, cade a terra, perdendo spesso il controllo dello sfintere anale e vescicale.

Segnali premonitori

Non è raro che, prima della crisi convulsiva, si percepiscano alcuni segnali cosiddetti "premonitori": l'organismo invia dei sintomi generali per allertare il paziente della convulsione imminente. L'ansia, associata a nausea, vertigini e a sintomi visivi (luci lampeggianti e macchie davanti agli occhi) sono avvisaglie assai ricorrenti nel paziente affetto da crisi convulsive frequenti.
I sintomi possono protrarsi per una manciata di secondi o continuare per 15 o 30 minuti: quando la durata delle convulsioni è notevole, è probabile che il paziente sia colpito da epilessia. Le convulsioni che perseverano oltre 5-10 minuti tendono a protrarsi per lungo tempo: chiaramente, maggiore è la durata della crisi, maggiori sono le probabilità di complicazioni.
Le crisi convulsive possono manifestarsi all'interno di un contesto clinico ben definito di encefalopatia (es. ipereccitabilità, ipotonia, coma, anomalie dell'esame neurologico in generale) o possono rivelarsi episodi convulsivi isolati.


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