Calazio

Calazio: che cos'è?

Il calazio è un'infiammazione cronica a carico delle ghiandole sebacee di Meibomio localizzate lungo l'intero spessore delle palpebre inferiori e superiori. Tipici di blefariti, seborrea ed acne rosacea, i calazi si distinguono facilmente dalle altre patologie oculari per la formazione di una lesione cistica in corrispondenza della ghiandola coinvolta nell'infezione.
Quando l'infiammazione interessa più di una ghiandola di Meibomio, si parla precisamente di calaziosi.


Curiosità
Il calazio è altresì noto con l'espressione di ciste di Meibomio, proprio per indicare il bersaglio dell'infezione (ghiandole di Meibomio) ed il tipico nodulo che la contraddistingue (ciste).

Cause

CalazioLa principale causa del calazio va ricercata in un'infiammazione oculare, l'unica responsabile della chiusura del dotto escretore delle ghiandole di Meibomio. Per comprendere quanto detto, è necessario ripassare velocemente una parte dell'anatomia oculare: che cosa sono le ghiandole di Meibomio? A che cosa servono?
Le ghiandole di Meibomio (dette anche ghiandole tarsali) sono piccoli organi secretori deputati alla produzione del sebo lacrimale.
Il secreto prodotto da queste ghiandole è indispensabile per:

  • Preservare l'idratazione della cornea
  • Ostacolare l'evaporazione del film lacrimale
  • Favorire lo scorrimento delle palpebre sull'occhio

La chiusura del dotto escretore di una o più di queste ghiandole favorisce la ritenzione del pus al loro interno: il secreto prodotto, infatti, non trovando una via di fuga verso l'esterno, si accumula esageratamente all'interno del dotto ghiandolare fino a dare origine ad un piccolo nodulo (granuloma) molto simile ad una cisti.
Di certo, la crescita del calazio è correlata ad un processo infiammatorio: quello che gli esperti non sono ancora riusciti a spiegare è perché le ghiandole di Meibomio subiscono questo blocco. Sono state formulate alcune ipotesi basate essenzialmente sull'osservazione e sull'analisi di segni, sintomi e malattie correlate dei pazienti affetti da calazio. La cisti caratteristica è stata più volte analizzata negli individui colpiti da acne rosacea, orzaiolo, blefarite (infiammazione della palpebra) ed altre malattie della pelle come l'eczema. A partire da queste osservazioni, i ricercatori sono convinti che il calazio sia strettamente legato alla copresenza di simili disturbi.
In passato si riteneva che il calazio avesse un'origine prettamente infettiva; oggi, tuttavia, questa supposizione è stata scartata, malgrado alcuni studiosi ritengano che un'infezione oculare preesistente possa in qualche modo accentuare i sintomi del calazio.

Cisti e sintomi

Per approfondire: Sintomi Calazio


In un certo senso, la presenza di una piccola cisti solida lungo il margine palpebrale costituisce l'impronta digitale del calazio, l'unico segno apprezzabile che permette di riconoscere il disturbo in modo inequivocabile.
La cisti caratteristica del calazio ha una natura quasi sempre benigna: la possibilità che la cisti nasconda una lesione cancerogena è un evento estremamente raro.
Il più delle volte, i pazienti colpiti da calazio non accusano sintomi rilevanti: più che di dolore, la cisti può procurare una spiacevole sensazione di appesantimento palpebrale, specie quando il calazio raggiunge dimensioni considerevoli. L'eventuale presenza di dolore, arrossamento ed iperlacrimazione che accompagna il calazio trova la più probabile spiegazione in un insulto batterico o, meno spesso, virale.
Quando dipende dalla blefarite, il calazio può formare piccole crosticine tra le ciglia, fino a provocare prurito ai bordi palpebrali e bruciore.
Il problema principale procurato dal calazio è di natura estetica perché, crescendo proprio lungo il margine palpebrale, sottrae allo sguardo la sua naturale espressione ed il suo fascino.

Trattamento

Sebbene siano stati segnalati alcuni casi di risoluzione spontanea, il trattamento più indicato per rimuovere completamente il calazio è la chirurgia. Quando necessario, l'intervento chirurgico può essere supportato da una terapia topica consistente nell'applicazione di pomate oftalmiche/colliri cortisonici (per sfiammare) e/o farmaci antibiotici per combattere o prevenire un'eventuale infezione.


Per approfondire: Farmaci per la Cura del Calazio »


Alcuni pazienti affetti da calazio, tuttavia, guariscono con la semplice applicazione di farmaci specifici direttamente nell'occhio, senza ricorrere alla chirurgia.

In che cosa consiste l'intervento?

L'intervento chirurgico per la rimozione del calazio è piuttosto semplice. Prima di procedere, il paziente dovrà firmare un modulo in cui dichiara di essere stato informato su finalità, modalità e possibili rischi dell'intervento, prestando il proprio consenso all'esecuzione chirurgica.
A questo punto, si può procedere con l'operazione:

  1. La palpebra coinvolta dal calazio viene anestetizzata (anestesia locale con un'iniezione di lidocaina)
  2. Il medico procede con l'incisione del tessuto palpebrale
  3. Successivamente, la cisti infiammata viene asportata e la ghiandola infiammata viene pulita in modo adeguato
  4. La piccola incisione viene richiusa con pochi punti di sutura
  5. L'occhio viene bendato per qualche ora

Cosa succede dopo l'intervento?

Durante le ore post-operatorie, non è raro che il paziente accusi sintomi come edema (gonfiore palpebrale), bruciore, dolore, fastidio e la sensazione di un corpo estraneo nell'occhio.
Dopo una manciata di giorni dall'intervento, il paziente dovrà tornare in ambulatorio per la rimozione dei punti di sutura. Per ridurre il gonfiore palpebrale, il medico prescrive generalmente colliri specifici.

Quali sono le complicanze?

Trattandosi di un intervento chirurgico, anche la rimozione del calazio può provocare complicanze come emorragie palpebrali, lesioni cicatriziali e lesioni palpebrali permanenti. I rischi appena elencati, tuttavia, sono piuttosto infrequenti, e sempre legati all'(in)esperienza del medico. Per questa ragione, si raccomanda di rivolgersi a specialisti, anche per interventi semplici come la rimozione del calazio.
Tuttavia, indipendentemente dal modo in cui è stata asportata la cisti, il paziente può andare incontro a recidive poiché l'intervento di escissione non è sempre definitivo e le ghiandole di Meibomio si possono nuovamente infiammare, procurando così la nascita di nuovi calazi.



Ultima modifica dell'articolo: 26/09/2016