Balbuzie

Balbuzie: introduzione

Dalla maggior parte delle persone, la balbuzie viene erroneamente considerata soltanto come un disturbo del linguaggio che compromette la capacità comunicativa di chi ne è affetto. Questa definizione dev'essere rivista, poiché minimizza il disturbo: le persone balbuzienti, e gli esperti in materia, ad esempio, non considerano certo la balbuzie come un semplice disordine della parola, ma come un problema ben più profondo, che delinea un insieme di disordini verbali, comunicativi e comportamentali. La balbuzie riflette quindi una condizione estremamente complessa ed eterogenea, in cui la mera difficoltà espressiva dev'essere intesa come la punta dell'iceberg: il problema reale sta al di sotto e non si vede. Il danno verbale provocato dalla balbuzie (punta dell'iceberg) si riflette negativamente anche nel comportamento; la scarsissima autostima di chi ne è affetto, e il disagio provocato dalla condizione, conduce ad una permanente sensazione di inadeguatezza nei confronti delle persone “sane, sfociando, inevitabilmente, nella vergogna di sé (corpo dell'iceberg). [Il parallelismo balbuzie-iceberg è stato ideato per la prima volta dal ricercatore Joseph Sheehan].
BalbuziaÈ bene precisare che balbuzie non è sinonimo di scarsa intelligenza o di pseudo ritardo mentale, nonostante molte persone “sane” ne siano erroneamente convinte.

Cos'è la balbuzie?

Il linguaggio dei balbuzienti non appare fluido, bensì interrotto dalla ripetizione, continua o intermittente, di vocaboli, sillabe, suoni o, addirittura, frasi intere alternante a pause silenti, in cui la persona affetta non è in grado di produrre alcun suono. Il linguaggio frastagliato (come lo definiscono i balbuzienti, consapevoli della malattia), intercalato da pause continue, viene chiamato, in termini medici, disfluenza verbale.

La difficoltà del linguaggio dei balbuzienti (dunque i vocaboli ripetuti, alternati a pause anche piuttosto lunghe) è evidenziata ancor più sia dall'esitazione ad iniziare un discorso, sia dal prolungamento, in genere, delle vocali: spesse volte, le disfluenze verbali inducono i balbuzienti a riformulare la frase stessa, cercando di trovare parole più semplici da dire.
Il disturbo della balbuzie viene spesso accompagnato da errori nella respirazione: i muscoli respiratori possono subire spasmi clonici, tonici o tonico-clonici, i maggiori responsabili del blocco verbale, della ripetizione del vocabolo e del movimento convulsivo che spesse volte accompagna la balbuzie. [Tratto da Balbuzie e costituzioni omeopatiche, di E. Marchigiani e D. Maiocco].

Incidenza

Sono stati condotti molti studi sulla balbuzie, fenomeno assai complesso ed eterogeneo, che si manifesta in varie forme in base all'età e al sesso. Di seguito sono riportati i dati riguardanti l'incidenza del disturbo verbale:

  • Si stima che all'incirca l'1% della popolazione adulta sia affetta da balbuzie, di cui l'80% è rappresentato da uomini.
  • Complessivamente, si calcola che il 5% della popolazione globale possa essere affetto dal qualche forma di balbuzie.
  • Il 2.5% degli infanti al di sotto dei cinque anni presenta difficoltà del linguaggio.
  • Il 20% dei bambini affetti da balbuzie primaria tende a presentare difficoltà nella fluidità del linguaggio anche in età adulta.
  • Le femmine presentano una particolare predisposizione a guarire più velocemente e definitivamente dalla balbuzie rispetto ai maschi.
  • Si stima che il recupero del linguaggio, dunque la completa padronanza di esprimersi correttamente, senza alcun intervento rieducativo logopedico, avvenga intorno ai 6 anni d'età nel 70% (o più) dei casi: a tal proposito, prima dei 5 anni è inappropriato parlare di balbuzie vera e propria. Più correttamente, i disturbi del linguaggio prima dei 5 anni sono chiamati solamente “disfluenze”.

Classificazione

La balbuzie può essere primaria o secondaria, in base al momento d'insorgenza ed in funzione delle caratteristiche del disturbo:

  1. Balbuzie primaria, detta anche pseudo balbuzie o balbuzie di rodaggio: la balbuzie primaria insorge nell'infanzia in un numero elevatissimo di bambini (si stima che oltre il 30% degli infanti di quest'età ne sia affetto). Questa forma di balbuzie è assolutamente reversibile ed in genere scompare in maniera del tutto spontanea, senza dover ricorrere a logopedisti o a riabilitazione del linguaggio. In questa manifestazione verbale, i genitori e le altre persone dovrebbero fare ben attenzione a non correggere mai il bambino durante il suo discorso: il piccolo balbuziente non dovrebbe essere  aiutato dall'adulto nel completamento della frase, poiché il bambino deve capire da solo il suo problema. Ovviamente, anche le “prese in giro” e i giudizi negativi sul linguaggio devono essere banditi, essendo questi i fattori predisponenti principali per la balbuzie vera. La pseudo balbuzie interessa, in particolare, i maschi.
  1. Balbuzie secondaria, detta anche balbuzie vera: si manifesta, generalmente, durante l'infanzia e la pubertà, tra i 6 ed i 14 anni: la probabilità che la balbuzie vera insorga in età adulta è piuttosto bassa (indice d'incidenza 0.8-1.5%). Il più delle volte, la causa d'insorgenza della disfluenza verbale risiede in ansie, paure, conflitti e traumi psicologici subiti in tenera età: l'organismo del soggetto colpito si oppone, e la ribellione si riflette nella difficoltà del linguaggio. Non è raro che il malato di balbuzie vera presenti anche tic, modulazioni dell'umore, carattere irrequieto e discinesie (disordine del movimento), dovuti soprattutto alla notevole sensazione di disagio percepita o nel momento del colloquio con gli altri. Quando il balbuziente è consapevole di dover colloquiare con un'altra persona, viene spesso assalito dall'ansia di parlare, dal timore di sbagliare, di fare “brutta figura”, di essere giudicato. La risposta inevitabile dell'organismo è lo stress: i muscoli che avvolgono le corde vocali tendono ad irrigidirsi, dunque la balbuzie diviene ancora più marcata in alcune condizioni.

In entrambe le sottocategorie di balbuzie, è bene puntualizzare che il soggetto affetto non ha problemi a convertire il pensiero in parola: la disfluenza verbale dev'essere ricondotta solamente nella scarsa capacità di una fluida formulazione del discorso, che non dipende certo da un  deficit mentale.
La paura di essere giudicati, il timore di non essere all'altezza delle situazioni, la forte sensazione di inadeguatezza ed imbarazzo in qualsivoglia situazione, la vergogna di non riuscire a parlare in modo fluido e scorrevole, non rappresentano i fattori predisponenti al disturbo, piuttosto devono essere intesi come elementi che ne conseguono; nonostante quanto detto, l'insieme di questi fattori potrebbe comunque fomentare la balbuzie, pur non rappresentandone la causa principale.


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Ultima modifica dell'articolo: 12/02/2016