Balbuzie: cause e conseguenze

Balbuzie primaria

Come abbiamo visto, la balbuzie primaria tende a regredire spontaneamente con l'età: ad ogni modo, il disturbo risulta notevolmente imbarazzante per il bambino, oltre ad essere preoccupante per il genitore, impotente davanti alla disfluenza verbale del figlio.

Molti medici affermano che un trattamento logopedico mirato ai piccoli bambini balbuzienti non esiste: solamente quando la balbuzie permane anche dopo lo sviluppo, sono consigliabili sedute dal logopedista.
balbuzia causeIl problema principale è che il soggetto adulto, dopo aver debellato la malattia del linguaggio dell'infanzia/adolescenza, corre il rischio di essere particolarmente sensibile in alcune circostanze: la balbuzie infantile potrebbe, in alcuni casi, avere riflessi nell'età adulta. Il bambino, ormai uomo, teme di poter balbettare nuovamente in risposta a situazioni di forte stress emotivo: generalmente, questa paura è spesse volte infondata, poiché il disturbo è completamente sconfitto. Ad ogni modo, in situazioni di forte stress, risulta pressoché normale la ripetizione di una o due parole all'interno di un discorso: questa condizione potrebbe manifestarsi in tutti i soggetti, sebbene essi non abbiano mai sofferto di balbuzie nell'infanzia.
Tipici della balbuzie primaria sono i blocchi, le ripetizioni ed i prolungamenti di alcuni vocaboli. Per “blocco verbale” s'intende quell'interruzione del suono, seguita da un inevitabile arresto del flusso d'aria e da un possibile blocco del movimento articolare della lingua e delle labbra. Le ripetizioni verbali rappresentano le repliche di suoni, vocali, sillabe o parole all'interno di un discorso (es. so-so-sogno): le ripetizioni, in genere, sono le primissime manifestazioni della balbuzie. Per “prolungamento” delle parole s'intende, invece, l'estensione forzata di alcune consonanti (o vocali), generalmente quelle d'inizio parola (es. mmmmmale): le parole prolungate, anch'esse tipiche dei bambini balbuzienti, rappresentano una sorta di difficoltà a far uscire la parole, indipendentemente dalla volontà di esprimere il proprio pensiero.
Alcuni bambini che guariscono completamente dalla balbuzie, in età adulta tendono quasi a dimenticare del tutto il problema avuto durante l'infanzia, e con esso sono inclini a “coprire” tutti gli avvenimenti susseguitisi durante quel periodo, quasi come un desiderio inconscio di cancellare il disturbo verbale che per anni li ha tormentati.

Balbuzie secondaria

Generalmente, la balbuzie secondaria è conseguenza della primaria, e assai più evidente rispetto ad essa: se la balbuzie primaria si focalizzava “solamente” nella difficoltà di compiere un discorso fluido, in quella secondaria il disturbo è accompagnato anche da movimenti riflessi. Tipici dei malati di balbuzie vera sono i movimenti con gli occhi: il balbuziente tende a non guardare negli occhi l'interlocutore, probabilmente per paura di essere giudicato, sembra quasi un rifiuto inconscio, un desiderio di “non voler vedere e non voler conoscere” la reazione dello stesso. Ancora, il balbuziente tende a sbattere continuamente le ciglia durante il discorso: questo movimento continuo, quasi incessante, potrebbe essere uno stimolo per cercare di scandire la ritmicità della parole.
Quando si pone particolare attenzione alle frasi dei balbuzienti, si può notare una certa predilezione per alcune parole che vengono intercalate dal balbuziente per aiutarsi durante la conversazione: sono gli starter, stratagemmi verbali (es. cioè, ehm, ecc.) che, a detta del balbuziente, aiutano a parlare.
Le forme gravi di  balbuzie inducono, talvolta, il malato all'astensione volontaria di alcune parole, considerate “troppo difficili” da pronunciare. Altre volte, invece, la paura di incepparsi durante un semplice colloquio genera un rifiuto vero e proprio di parlare in pubblico.

Balbuzie latente

Tipica dei balbuzienti, è la sostituzione di alcuni vocaboli con altri, allo scopo di evitare d'incepparsi continuamente durante il discorso, alla ricerca di parole più semplici da dire, di simile significato: è una tecnica molto utile in grado di nascondere perfettamente il problema. In questo caso si parla di balbuzie latente.
In realtà, agli orecchi degli altri il soggetto affetto da balbuzie latente non ha difficoltà ad esprimersi, tutt'altro: il problema, tuttavia, rimane dentro al soggetto, come un marchio stampato a fuoco che nessuno può vedere, se non lui stesso. La balbuzie latente non è meno grave della balbuzie vera: è una condizione che genera situazioni stressanti per il balbuziente, poiché questi è costretto a pensare anticipatamente cosa dire e come dire ciò che vorrebbe esprimere. La continua ed assidua ricerca di vocaboli diversi, più semplici da dire, di significato simile ma non del tutto uguale, potrebbe generare spiacevoli situazioni: la scelta di una parola piuttosto di un'altra potrebbe non essere l'alternativa più giusta, poiché spesse volte il balbuziente è “costretto” ad esprimere un concetto diverso da quello che avrebbe voluto dire in realtà.

Disturbi del linguaggio e balbuzie

Spesse volte la balbuzie non rimane un fenomeno a sé stante, manifestandosi contemporaneamente attraverso altri disturbi, quali il farfugliamento, la tachilalia (aumento della velocità d'esporre il discorso) e il tumulto della parola (il soggetto parla velocemente e tende a “mangiarsi” le parole).

Cause

Le cause che stanno alla base della balbuzie rappresentano tuttora oggetto di studio per molti autori: infatti, nella manifestazione della balbuzie coesistono elementi di tipo comportamentale, psico-dinamico, organico e funzionale.
Per la balbuzie cosiddetta “evolutiva” (disordine del linguaggio che ha inizio durante l'infanzia e si protrae anche in età adulta) le cause rappresentano ancora un'incognita, a differenza della balbuzie acquisita: in quest'ultimo caso, la disfluenza verbale potrebbe essere conseguenza di traumi gravi, quali neoplasie alla testa, ictus e lesioni della testa. In questa tipologia di balbuzie, la ripetizione delle parole, in genere, non è estesa per tutto il discorso, ma è limitata ad alcuni precisi vocaboli; nella balbuzie acquisita, l'ansia e lo stress sembrano non incidere minimamente nella (mancata) fluidità del discorso.
La balbuzie acquisita di origine psicogena potrebbe essere legata ad un trauma dell'infanzia, ad un lutto, ad una delusione sentimentale o, in taluni casi, potrebbe identificare un'immediata reazione psicologica in risposta ad un incidente fisico.
È stato riscontrato che la balbuzie molto difficilmente colpisce sordi o persone con problemi d'udito.
Ad ogni modo, la ricerca delle cause principali che generano la balbuzie risulta pressoché complessa e di difficile interpretazione, considerati i diversi livelli di gravità della malattia.
In primis la genetica: quando il bambino, in particolare maschio, manifesta difficoltà ad esprimersi verbalmente a partire dall'infanzia, e nel caso questi avesse parenti stretti balbuzienti, il rischio di mantenere la balbuzie anche in età adulta risulta tre volte superiore rispetto a chi non li ha.
Nonostante quanto affermato, è bene puntualizzare che il 40-70% dei malati di balbuzie non presenta legami di parentela con balbuzienti, dunque la ricerca delle cause risulta particolarmente complessa: non è ancora stato isolato il gene della balbuzie, di conseguenza non si può affermare con certezza l'eredità biologica del disturbo.


Vedi anche: Balbuzie - Cause e Sintomi


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Ultima modifica dell'articolo: 22/11/2016