Aprassia: classificazione

Definizione di aprassia

L'aprassia, il disturbo acquisito del gesto per eccellenza, rappresenta l'impossibilità o la difficoltà di coordinare i gesti, nonostante la capacità motoria del paziente rimanga illesa. Trattasi di un disturbo di natura neuropsicologica, conseguente, generalmente, a traumi cerebrali: a rigor di ciò, è comprensibile come l'aprassia si dimostri un disturbo complesso ed eterogeneo. In questo articolo si analizzeranno le varie forme di aprassia, classificate sulla base del livello di coordinazione/elaborazione del gesto motorio.

Aprassia e malattie correlate

Prima di procedere con la classificazione delle varie forme di aprassia, è doverosa una premessa. Aprassia classificazioneL'incidenza dell'aprassia è considerevole nei soggetti cerebrolesi: infatti, si è osservato che il 30% dei pazienti con lesioni a carico dell'emisfero cerebrale sinistro soffre anche di una qualche forma di aprassia, più o meno severa. Come abbiamo analizzato nell'articolo introduttivo, la maggior parte dei pazienti aprassici non è consapevole del proprio deficit, è normo-intelligente, non è disabile, e sia la volontà che la capacità motoria rimangono inalterate. In passato, si era soliti considerare l'aprassia all'interno di un quadro patologico direttamente correlato ad altri disturbi del movimento: attualmente, questa ipotesi è stata scartata, poiché l'aprassia è intesa come un disturbo a sé stante, sì associato ad altri disturbi del movimento, ma non direttamente correlato.

Classificazione

In primis, l'aprassia si distingue in base alle aree colpite: aprassia degli arti (ideomotoria ed ideativa), orale (costruttiva e buccofacciale) e del tronco. Un'ulteriore classificazione delle forme di aprassia viene effettuata in funzione del grado di elaborazione del gesto motorio.

  • Aprassia ideomotoria:  tipica conseguenza di lesioni cerebrali dell'emisfero sinistro (in particolare: trauma del corpo calloso, danno a carico del lobo parietale, lesione frontale della regione laterale pre-motoria). Il paziente non è in grado di tradurre il gesto ideato (indirizzato ad uno scopo) in movimento: interessando i singoli gruppi muscolari, l'aprassia ideomotoria nega al soggetto la possibilità di eseguire un movimento volontario, pur progettandolo mentalmente in maniera corretta.
  • Aprassia ideatoria (o ideativa): il soggetto affetto non è in grado di eseguire i movimenti nella giusta successione temporale. In altre parole, l'aprassico non riesce a progettare mentalmente il gesto e non è in grado di controllarne i movimenti. Tipica patologia conseguente a lesioni nella corteccia premotoria e nella corteccia secondaria parietale.
  • Aprassia costruttiva: il paziente aprassico non è in grado di riprodurre configurazioni bi/tridimensionali, sia su imitazione, sia a memoria. Il più delle volte, l'aprassia costruttiva è conseguenza di lesioni cerebrali a carico dell'emisfero destro o sinistro.
  • Aprassia buccofacciale: il paziente affetto non è in grado di eseguire movimenti indicativi con bocca, faringe o muscoli del collo, anche sotto stimolo imitatorio. Questo tipo di aprassia è correlato a traumi dell'emisfero sinistro, della regione prerolandica e postrolandica.
  • Aprassia del tronco: tuttora molto discussa, l'aprassia del tronco consiste principalmente nell'incapacità del paziente di coordinare i movimenti del tronco e di eseguirli correttamente per uno scopo (per esempio, il malato non è in grado di sedersi o alzarsi da una sedia).

Tra le altre tipologie di aprassia, si ricordano:

  • Aprassia verbale: al paziente viene negata la possibilità di coordinazione dei movimenti della bocca, quindi di articolare correttamente le parole.
  • Aprassia motoria: i gesti significativi del paziente sono disorganizzati, i movimenti risultano poco spontanei e molto sforzati. In genere coinvolgono la metà del corpo interessata dall'area cerebrale colpita.
  • Aprassia acrocinetica: il paziente aprassico gesticola in modo goffo e bizzarro, quasi cristallizzato; inoltre, i movimenti, sempre disorganizzati, sono privi di coordinazione spontanea.

Tutte le forme appena descritte di aprassia sono accumunate da un aspetto fondamentale: l'aprassia non è correlata semplicemente al movimento in quanto tale, piuttosto intacca l'organizzazione, la progettazione ed il coordinamento dei gesti e dei movimenti. Il paziente aprassico non è consapevole di come fare quella data azione, né tantomeno di tradurre la sequenzialità dei movimenti secondo uno schema definito. In altri casi di aprassia, il paziente non è in grado di immaginare quel gesto, o di rappresentarlo idealmente prima di compierlo.
Chiaramente, il grado di severità dell'aprassia è direttamente proporzionale alla gravità del danno cerebrale provocato.


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Ultima modifica dell'articolo: 31/12/2015