Vene varicose

Un sistema che non è in grado di far fronte allo svuotamento venoso degli arti determina stasi venosa, ovvero ristagno di sangue nelle vene dell'arto inferiore. In un arto che non è in grado di svuotarsi adeguatamente, la pressione venosa distale (all'estremità inferiore) aumenta, e di conseguenza i liquidi in periferia devono essere smaltiti da altri sistemi.

vene varicose

Vi è un compenso del circolo linfatico che cerca di svuotare il ristagno determinato dalla stasi; in questo caso ci troviamo in una situazione clinica in cui non è ancora presente edema. Quando la situazione di stasi perdura ed il sistema linfatico non riesce più a far fronte al carico da asportare, si ha la comparsa di edema per stravaso di liquido dai vasi venosi nei tessuti sottocutanei. In tale caso l'ipertensione venosa continua ad aumentare, determina delle microemorragie, con fuoriuscita di globuli rossi, e precipitazione di emosiderina (il ferro contenuto dentro i globuli rossi che scoppiano), che determina chiazze color nocciola. Inoltre si mettono anche in moto meccanismi infiammatori dovuti al ristagno di proteine, che fuoriescono assieme al liquido, e  che fanno evolvere la situazione dalla flebosi (infiammazione venosa) alla fibrosi sottocutanea. Perciò si hanno delle gambe dure e fibrotiche. 

Ecco quindi che si individuano tre stadi della malattia: un primo stadio in cui i disturbi sono compensati, un secondo in cui vi è l'edema e l'iperpigmentazione (chiazze cutanee nocciola), ed infine un terzo stadio caratterizzato da ulcerazione e fibrosi, in quanto tale stadio è presente ipossia (riduzione dell'apporto di ossigeno) o anossia (mancanza di ossigeno) dei tessuti con grave sofferenza cellulare.  Importante è sapere che il sistema venoso ha dalla sua parte il sistema linfatico che lo può aiutare. Quando anche il linfatico si satura, si sviluppano le malattie. Oggi queste malattie vengono chiamate flebo-linfatiche, proprio per rimarcare questo legame tra sistema venoso e linfatico.

Tipi di varici

In base al tipo di vene coinvolte si distinguono, partendo dalle più grandi alle più piccole:

  • Varici tronculari, che coinvolgono le vene Safene
  • Varici reticolari, che interessano i rami afferenti alle Safene  (che si riversano nelle Safene);
  • Teleangectasie o microvarici, che sono dilatazioni delle venule, le porzioni più terminali delle vene.

Man mano che ci allontaniamo dagli assi vascolari maggiori abbiamo vene varicose sempre più piccole fino ad arrivare alle varici del derma (sotto l'epidermide,  che è il primo strato della cute).
Non è detto che esistano tutte contemporaneamente ma possono anche esistere singolarmente, in quanto l'una non è una evoluzione dell'altra. Si possono avere pertanto vari quadri.
Comunemente le vene varicose si dicono primitive quando non vi si riconosce una causa precisa, e sono la maggioranza, anche se è possibile individuare una serie di "fattori di rischio" responsabili della loro comparsa precedentemente elencati (stazione eretta, obesità, sesso femminile, gravidanza); in rari casi le varici sono secondarie ad altre malattie, generalmente piuttosto gravi, come per esempio nella sindrome post-trombotica, cioè l'evoluzione nel tempo di una trombosi venosa profonda. La stasi di sangue venoso può portare nel tempo alla formazione di un trombo venoso superficiale o profondo, che è un ammasso di globuli rossi, piastrine e fibrina.
La trombosi venosa profonda è la più pericolosa, soprattutto perché il trombo può staccarsi, andare al circolo polmonare e causare morte per embolia polmonare (ostruzione del circolo polmonare).
Dopo l'instaurarsi di una trombosi venosa profonda si hanno tre possibilità:

  • Il trombo non si ricanalizza, quindi si crea una sindrome ostruttiva.
  • Il trombo si ricanalizza ma si ha un danno valvolare ed il sangue refluisce nel sistema venoso profondo.
  • Sindrome mista con situazioni trombotiche e valvolari.
Tutto questo determina nel tempo la sindrome post-trombotica o post-flebitica.

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Ultima modifica dell'articolo: 31/12/2015