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varicose: Farmaci per curare le vene varicose
L' Organizzazione Mondiale della Sanità definisce le vene varicose (o varici) come delle dilatazioni abnormi e sacculari delle vene, soprattutto degli arti inferiori, che spesso assumono un andamento tortuoso.
Esse rappresentano una patologia frequente ma generalmente ben sopportata, per cui comunemente il paziente adotta spontaneamente rimedi come il riposo con gambe sopraelevate, calze elastiche, massaggi con opportune pomate. Solo in rari casi quindi le vene varicose giungono all'attenzione del medico.
Solamente l'1,1% dei maschi ed il 2,2% delle femmine vengono ricoverati per intervento chirurgico alle varici degli arti inferiori. Le sedi più frequentemente colpite sono rappresentate dalle vene superficiali degli arti inferiori.
Nella popolazione generale la malattia varicosa ha una frequenza del 15-30%, se si considera unicamente la degenerazione dei sistemi della vena Safena e delle sue collaterali (vedi: anatomia vene); qualora si voglia estendere il concetto anche alle modeste varicosità di rilevanza solamente estetica, tale cifra arriva al 35%. Esiste una notevole differenza fra i vari Paesi: la malattia è molto più frequente in Europa che non in Africa o in Asia, dove si riscontra una prevalenza 10 volte inferiore.
Il fattore che maggiormente influisce sulla pressione sanguigna venosa è la
postura; durante la stazione eretta, soprattutto se prolungata, la pressione venosa aumenta notevolmente, fino a dieci volte la pressione normale. Di conseguenza, le occupazioni che richiedono la postura eretta per lunghi periodi di tempo o lunghi percorsi in automobile o in aereo, determinano spesso l'insorgenza di una stasi venosa spiccata e la comparsa di edema (gonfiore per presenza di liquido) a carico dei piedi. Le vene varicose sono molto più frequenti dopo i 50 anni di età, in persone obese e soprattutto di sesso femminile, per la elevata pressione venosa che la gravidanza determina negli arti inferiori. Inoltre, gli alti livelli di estrogeni presenti nel sesso femminile, facilitano il rilasciamento della muscolatura della parete venosa. Si ritiene che la tendenza familiare rilevata nella malattia delle vene varicose sia dovuta ad un alterato sviluppo della parete venosa.
La reale causa della dilatazione delle vene degli arti inferiori, tuttavia, non è ancora stata definita; esistono sostanzialmente due ipotesi per cui si ritengono responsabili, rispettivamente, le valvole e la struttura della parete venosa. L'ipotesi di una degenerazione valvolare sembra oggi difficilmente sostenibile: le tecniche con ultrasuoni hanno permesso di evidenziare come i rami di alcune vene degli arti inferiori possano subire una degenerazione varicosa anche quando si ha una buona continenza valvolare. L'attenzione dei ricercatori si è rivolta quindi sulla struttura della parete della vena varicosa, nella quale sembra esservi una minor quantità di collagene ed elastina che nella parete venosa normale.
Se esistono vene varicose con insufficienza valvolare dei sistemi della vena safena e delle vene comunicanti, parte del sangue sospinto verso il cuore durante la deambulazione tende a refluire nel circolo superficiale e da questo a riversarsi di nuovo nel circolo profondo, attuando così un circolo vizioso. L'effetto emodinamico di questo meccanismo consiste in una minor caduta della pressione deambulatoria di 20 centimetri d'acqua ed in un più veloce ripristino dei valori pressori basali di 80-100 centimetri d'acqua. La mancata riduzione della pressione venosa durante l'esercizio muscolare è alla base di quasi tutte la patologie del sistema venoso, sia superficiale che profondo, e come tale rappresenta un fattore di rischio per le vene varicose.
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