Seno più alto e sodo: ecco come ottenerlo

A cura del Dr Masino Scutari


Sollevarlo e modificarne la forma: una panoramica completa sulle tecniche tradizionali e sull'ultima novità.

 

Gravidanza, dimagrimento repentino, invecchiamento, ma anche semplicemente problema costituzionale dovuto al tipo di pelle. Il rilassamento del seno è un problema che accomuna donne di tutte le età, e non è legato, come molti pensano, a un volume eccessivo del seno. Anche donne con un seno molto piccolo possono avere un cedimento mammario che, in termine medico, si chiama ptosi e che, per essere corretto, richiede un intervento chirurgico chiamato mastopessi.
La mastopessi è un'operazione la cui tecnica si è notevolmente evoluta negli ultimi anni. Un tempo le incisioni erano consistenti e lasciavano cicatrici molto visibili; oggi sottili incisioni, confinate in alcuni punti del seno, lasciano cicatrici quasi invisibili. Prima il ricovero in Casa di cura e l'anestesia generale erano indispensabili; oggi qualche ora in day hospital e l'anestesia locale sono realtà che consentono di velocizzare intervento e convalescenza.
In questa panoramica parleremo delle tecniche tradizionali per "risollevare" un seno che ha ceduto e di una nuova tecnica chirurgica: quella del "reggiseno muscolare".

STABILIRE IL GRADO DI CEDIMENTO

ptosi

Come calcolare il grado di ptosi mammaria? Molte donne ricorrono alla "prova della matita", inseriscono cioè una matita nel solco sottomammario: se questa cade vuol dire che il seno è alto e sodo, se rimane al suo posto vuol dire che il seno è rilassato. In realtà, per calcolare esattamente il grado di ptosi si misura la distanza tra il solco sottomammario e la parte finale del seno (vedi fig.1). Se la distanza va da 1 a 2 centimetri la ptosi è lieve; se va dai 2 ai 4 centimetri la ptosi è media; se supera i 4 centimetri (fino a 10 centimetri) è elevata. A seconda del tipo di cedimento mammario il chirurgo stabilisce il tipo di incisione da praticare.

 

ptosi lieve

PTOSI LIEVE: fino a 2 centimetri
Per i lievi cedimenti mammari si esegue una incisione attorno all'areola del capezzolo (vedi dis.A) e attraverso questa si riporta la ghiandola mammaria verso l'alto, ancorandola con speciali punti di sutura interni al muscolo grande pettorale. Bisogna poi prestare particolare attenzione alle strutture esterne, che, per non lasciare cicatrici grinzose, devono essere fatte bene, in modo che la cute non sia troppo tesa.

Un inconveniente di questo tipo di incisione è che non si riesce a rendere il seno conico e ben proiettato in avanti.


Ciò va detto in anticipo alla donna, in modo che possa eventualmente decidere per una incisione periareolare (attorno all'areola), accompagnata da un'incisione verticale.

 

ptosi media

PTOSI MEDIA: fino a 4 centimetri
Per i cedimenti di 3-4 centimetri si ricorre a un incisione attorno all'areola del capezzolo e a un piccolo taglio verticale che va dall'areola del capezzolo fino al solco sottomammario (vedi dis.B). il chirurgo isola poi la porzione di tessuto mammario (grasso e ghiandola mammaria) che è scesa nella parte bassa della mammella, e la estende in senso verticale, ancorandola al muscolo grande pettorale con speciali punti di sutura. Lo scopo è riempire la parte alta del seno che si è svuotata, rendendo la mammella alta e soda.


I lembi di pelle in eccesso vengono quindi rimossi e la particolare sutura (la cute viene ricongiunta in senso verticale e attorno all'areola del capezzolo) rende possibile una buona proiezione del capezzolo.
L'areola in genere viene ridefinita (se i contorni sono sfumati) o ridotti (se è troppo larga). Un allargamento dei contorni dell'areola del capezzolo può essere causato dalla trazione della cute a cui il seno è soggetto nel periodo della gravidanza o in occasione di un aumento di peso.

 

prosi elevata

PTOSI ELEVATA: più di 4 centimetri
Nei casi più seri il cedimento del seno, quando cioè la ptosi supera i 4 centimetri, è consigliato ricorrere a una incisione a "L" (vedi dis.C). questa comprende: la zona attorno all'areola del capezzolo, un piccolo taglio in senso verticale che va dall'areola del capezzolo fino al solco sottomammario, e uno lungo il lato del solco sottomammario verso l'ascella (la piega che separa la mammella dal torace).

Dopo aver praticato l'anestesia generale si procede alle incisioni, quindi al sollevamento e all'ancoraggio della ghiandola mammaria al muscolo grande pettorale.


Dopo aver asportato la cute in eccesso si riposiziona l'areola del capezzolo che, grazie a un particolare ricongiungimento della pelle (le suture non devono tendere troppo la cute), viene proiettata verso l'alto.

 


Se il seno, oltre a essere cadente, è anche abbondante, si può asportare anche una porzione di tessuto mammario (ghiandola e grasso), effettuando quindi anche un intervento riduttivo. Quando asporta una parte di ghiandola il chirurgo fa naturalmente attenzione a non compromettere il funzionamento dei dotti galattofori (i canali che consentono il passaggio del latte materno), in modo che possa permanere intatta la possibilità di allattamento. Con questa tecnica il seno può essere alleggerito da 300 fino a 900 grammi.
Spesso in questi interventi viene modificata anche la dimensione delle areole (ovvero le zone brune che circondano il capezzolo): in genere le donne preferiscono ridurlo.
L'intervento di chirurgia estetica può durare dalle 2 alle 4 ore; il ricovero in Casa di cura è di 24 ore.

LA CONVALESCENZA, GLI ESAMI DA FARE PRIMA E I COSTI

Subito dopo l'intervento le cicatrici sono rossastre ed evidenti, ma nel giro di alcune settimane si assestano. Per almeno un mese dopo l'intervento è bene indossare un reggiseno contenitivo (quelli per fare sport sono l'ideale), non fare grossi sforzi né praticare attività sportiva.
Il seno assume il suo aspetto definitivo dopo circa 3 mesi dall'intervento, e le cicatrici scompaiono quasi del tutto nel giro di 6-10 mesi (dipende dalla capacità di cicatrizzazione della pelle).
Solo nel 10 per cento circa dei casi la cicatrice può lasciare piccole pieghe o corde, che si possono però correggere con un piccolo intervento in anestesia locale, da fare almeno 6 mesi dopo il primo.
Gli esami da fare prima di sottoporsi a un intervento chirurgico sono: l'analisi del sangue e delle urine, l'elettrocardiogramma.


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Ultima modifica dell'articolo: 15/09/2016