Elastina - Promuoverne la sintesi, inibirne la degradazione

L'elastina è una proteina caratteristica della pelle, alla quale garantisce elasticità e possibilità di deformarsi quando sottoposta a tensioni meccaniche. Prodotta dai fibroblasti del derma, l'elastina è in grado di allungarsi e contrarsi entro certi limiti senza subire danni. In termini quantitativi, rappresenta il 2% del peso del derma; secreta sottoforma di monomero (tropoelastina), concorre insieme alle microfibrille di fibrillina a formare un reticolo tridimensionale che conferisce alla cute una certa elasticità, peraltro limitata dall'intrecciatura con le fibre di collagene. Vi sono tuttavia casi, come in presenza di un rapido aumento di peso, nei quali la distensione della pelle supera la capacità elastica dell'elastina; di conseguenza il tessuto si smaglia e compaiono le cosiddette striae distensae meglio note come smagliature. Un altro nemico dell'elastina è l'invecchiamento; soprattutto dopo i 30-40 anni, le concentrazioni dermiche di elastina funzionale diminuiscono, e la pelle perde fortemente elasticità. Questo avviene sia per una riduzione della sintesi di elastina, sia per l'iper-attivazione di sistemi enzimatici (metalloproteasi, nello specifico elastasi) in grado di aumentare la degradazione di elastina, sottraendogli la peculiare elasticità. Insieme alle concentrazioni di elastina, diminuiscono anche quelle di collagene, che modifica la propria struttura diventando ancor meno elastico e più fibroso.

 

Elastina e Tropoelastina

Le molecole di tropoelastina vengono secrete dalle cellule nello spazio extracellulare e si dispongono in fibre elastiche vicino alla membrana plasmatica, di solito in rientranze della superficie cellulare. Le fibre elastiche sono costituite da un'impalcatura di microfibrille tubulari, così chiamate perché presentano una piccola cavità cilindrica al centro, e da una matrice amorfa che è la parte predominante. Le microfibrille tubulari sono costituite da una glicoproteina, detta fibrillina, e sono inestensibili; la matrice amorfa è costituita invece dall'elastina, responsabile del comportamento elastico che dà il nome a queste fibre

 

Il turnover dell'elastina è estremamente basso, con un'emi-vita che si avvicina all'età dell'organismo. Il nostro corpo sintetizza l'elastina durante tutto lo sviluppo, fino all'età di 20 anni circa. Nel corso del processo di invecchiamento la pelle perde progressivamente la propria elasticità poiché l'elastina “danneggiata”  o non viene sostituita oppure è sostituita da fibre non funzionali.

Tutti questi cambiamenti microstrutturali del derma si rendono visibili sula superficie cutanea attraverso la comparsa di rughe con diminuzione del tono e dell'elasticità di un tempo. Da qui l'esigenza di adottare tecniche cosmetiche e nutrizionali per preservare l'elastina dalla degradazione e favorirne la sintesi. Il primo modo per ottenere, seppur indirettamente, questo risultato, è quello di proteggersi dai raggi UV, che hanno dimostrato di attivare, già dopo pochi minuti di esposizione al sole estivo, le metalloproteasi che degradano le proteine del derma. In una pelle segnata da photoaging le concentrazioni di elastina appaiono superiori, ma la sua struttura risulta fortemente alterata, anche sul piano funzionale.

Le terapie cortisoniche, specie se prolungate nel tempo, hanno dimostrato di ridurre la sintesi di elastina, non a caso sono ben note come responsabili delle smagliature.

Promuovere l'esfoliazione cutanea rimuovendo le cellule morte che tendono a "cementarsi" in superficie - favorendo così il turnover epidermico e stimolando la formazione di nuove cellule - può accrescere la sintesi di collagene ed elastina, migliorando quest'ultima sul piano elastico. Ciò spiega l'ampio utilizzo di agenti chimici (alfa-idrossiacidi, beta-idrossiacidi, acido retinoico) o fisici (polveri minerali), all'interno di cosmetici con effetto esfoliante, più blando e delicato, o peeling, più aggressivo e pericoloso sebbene potenzialmente più efficace.

Anche alcuni trattamenti laser hanno dimostrato di poter stimolare la sintesi dermica di collagene ed elastina, aumentando il calore locale e con esso l'attività metabolica dei fibroblasti. Lo stesso risultato può essere raggiunto attraverso l'applicazione di miscele topiche di antiossidanti, come il retinolo e in generale il complesso A, C ed E, alcuni estratti vegetali (estratti di semi di soia non denaturati, estratti di foglie di mora) ed alcoli triterpenici, sostanze molto utilizzate nelle formulazioni cosmetiche anti-age, come l'onnipresente Burro di karitè o l'Olio di avocado. Anche l'apporto di antiossidanti per via orale potrebbe concorrere a proteggere l'elastina dal danno causato dalle specie reattive dell'ossigeno, meglio note come radicali liberi.

L'aggiunta di elastina all'interno di prodotti cosmetici non ha valenza funzionale, dal momento che il suo elevato peso molecolare ne impedisce l'assorbimento cutaneo; per questo, in preparati ad uso cosmetico si usa solitamente la forma idrolizzata, quindi scomposta nei piccoli peptidi che la compongono. Il derivato proteico risultante perde però ogni tipo di proprietà elasticizzante e l'unico effetto accertato sembra essere quello idratante e protettivo nei confronti dello strato corneo. L'elastina potenzia la sua azione in sinergia con collagene idrolizzato e/o collagene solubile.

L'integrazione orale di elastina, similmente a quella molto in auge con collagene, può arricchire il pool di amminoacidi a disposizione dell'organismo per la sintesi di elastina, principalmente composta da glicina, valina, alanina e prolina. Tuttavia, aldilà dei casi in cui si registrano specifiche carenze di questi amminoacidi, appare alquanto ottimistico pensare di stimolare la sintesi di elastina assumendo la sostanza come tale o in forma idrolizzata per os.