Tecnica del pugno diretto nel combattimento reale

Altro punto su cui è necessario soffermarsi è il movimento eseguito dal braccio come pure quello eseguito dall'avambraccio dell'arto superiore che colpisce ponendo l'attenzione oltre al modo in cui questi movimenti si coordinano tra loro anche al modo con cui si coordinano con la rotazione del tronco. Ora, tutti i colpi che seguono una traiettoria diretta sono dei colpi veramente straordinari nella loro particolarità! Infatti, a livello dei capi articolari, si possono effettuare esclusivamente movimenti di rotazione! Non esiste la possibilità di eseguire un movimento che allontani un qualsiasi punto di un osso dall'articolazione attorno alla quale si esegue il movimento! Allora come effettuare dei colpi diretti? Un movimento circolare implica sia uno spostamento laterale, sia un avvicinamento/allontanamento del corpo che ruota attorno ad un punto fisso nei confronti di un punto di riferimento esterno alla circonferenza che coincide con la traiettoria del moto. Se:

  1. un'altra forza, oltre quella che ha provocato il primo moto circolare, interagisce,
  2. se questa seconda forza ha ugualmente una traiettoria circolare, ma invece di agire sul corpo che compie il primo moto agisce sul corpo che forma il punto fisso attorno al quale il corpo di prima ruota,
  3. se questa seconda forza genera una rotazione in senso contrario alla prima
  4. e se le due forze, trascurando per semplicità l'attrito, si equivalgono in modulo,

allora il corpo che forma il primo moto compirà un movimento di avanzamento in linea retta, perché le componenti laterali delle due forze si annullano vicendevolmente, mentre quelle di avanzamento si sommano, aumentando, peraltro, il valore del modulo del vettore risultante! Questo è esattamente ciò che si verifica quando l'avambraccio dell'arto superiore che colpisce si estende sul braccio: mentre l'avambraccio si estende, il movimento del braccio fa sì che la mano, invece di ruotare attorno al gomito, compia un percorso diretto verso l'avanti. Si verifica anche quando il braccio viene abdotto mentre il tronco ruota: mentre il tronco esegue la rotazione, il movimento del braccio fa sì che la mano, invece di ruotare attorno all'asse longitudinale del corpo, avanzi.

  Vediamo ora un altro particolare di come il movimento del braccio e quello dell'avambraccio dell'arto superiore che colpisce si coordinano al movimento di rotazione del tronco. In un corpo che ruota attorno al suo asse, i punti più distanti dall'asse attorno al quale avviene la rotazione sono quelli che hanno una velocità tangenziale maggiore. Quindi, se il tronco ruota attorno al suo asse longitudinale mediano, la spalla avrà una velocità tangenziale decisamente maggiore rispetto a quella che invece avrà la mano che, come già chiarito nel capitolo sulla posizione di partenza, deve trovarsi davanti alla bocca. Ma è la mano quella che deve acquistare energia cinetica (che è direttamente proporzionale al quadrato della velocità del corpo) poiché è questa che deve colpire. Non la spalla! La rotazione della spalla genera tuttavia un'energia cinetica che, attraverso la corretta coordinazione tra braccio, avambraccio e tronco nel modo stabilito precedentemente, si può trasmettere alla mano (infatti, coordinando i suddetti arti la mano si allontana progressivamente dall'asse longitudinale del corpo).


pugno diretto pugno diretto

IMMAGINE 29 Ruotando il tronco, la mano dell'arto superiore parallelo all'arto inferiore arretrato si muove poco poiché è molto vicina all'asse attorno al quale avviene la rotazione.


Questo tipo di tecnica, però, richiede una coordinazione dei movimenti veramente molto fine. In mancanza di questa qualità la potenza del colpo potrebbe risentirne negativamente (una mancata coordinazione è causa di grande spreco di energia, che non si riesce a trasmettere nei colpi). E' proprio qui che entra in gioco l'utilità della posizione di partenza alternativa dell'arto superiore che colpisce: partendo con la mano già in una situazione di lontananza dall'asse longitudinale mediano del corpo, la rotazione del tronco, fa sì che la spalla spinga tutto l'avambraccio, posto proprio davanti, e con esso, quindi, la mano. Da questa posizione, che è poi quella assunta da pugili kickboxers, thai boxers, savoiteurs e da tutti gli altri combattenti che ispirano le loro tecniche di pugno al pugilato occidentale, la mano subisce una spinta che la fa muovere seguendo la stessa traiettoria della spalla senza che vi siano coinvolte altre contrazioni muscolari oltre quella dei muscoli responsabili della rotazione del tronco. Questo può parzialmente ovviare all'inconveniente di una coordinazione non particolarmente fine del colpo. Ciò comunque non sottintende che non è necessario coltivare la coordinazione, dal momento che in ogni caso, in mancanza di questa, non si riusciranno a sviluppare dei colpi degni di questo nome. L'accortezza della modificazione della posizione di partenza dell'arto superiore che colpisce, si fa esclusivamente a scopo didattico: infatti, poiché la teoria dell'allenamento raccomanda degli esercizi di difficoltà crescente, non si può proporre ad un principiante lo studio di una tecnica difficile come il pugno diretto partendo dalla posizione di partenza che l'allievo anziano dovrebbe utilizzare in combattimento. Bisogna cominciare con qualcosa di più semplice. Solo dopo che l'allievo avrà familiarizzato con l'esecuzione del pugno dalla posizione di partenza alternativa si potrà proporre lo studio del pugno diretto dalla posizione di partenza che assume l'anziano.

  Il motivo per cui si rende necessario il movimento di rotazione dell'avambraccio dell'arto superiore che colpisce ricercando una posizione prona è questo: quando un corpo si muove di moto rettilineo, ruotando attorno alla retta su cui giace il vettore che identifica il movimento suddetto, la traiettoria che il corpo segue evita quelle deviazioni minime (impercettibili) che altrimenti si verificherebbero. L'arto superiore che colpisce deve risultare in completa pronazione nel momento in cui la tecnica si conclude. Non è una buona idea pronare completamente l'avambraccio quando si colpisce dalla distanza ravvicinata. Infatti è un movimento parecchio innaturale! Comunque, se vi sentite a proprio agio eseguendo questo movimento anche alla distanza ravvicinata (magari perché provenite da un qualche stile di kung fu in cui si usa colpire così), potete anche farlo. Non è sbagliato, ma attenzione a non sollecitare in modo antifisiologico l'articolazione del polso. Potreste incorrere in fastidiose tendiniti se il punto della mano che si schianta contro il bersaglio non giace sull'asse longitudinale dell'avambraccio!

  E' necessario, si è detto, che il pugno debba seguire una traiettoria frontale o verso l'avanti e l'alto e che non deve mai seguire una traiettoria marcatamente verso il basso. In effetti, il pugno non deve per nessun motivo seguire una traiettoria verso l'avanti e marcatamente verso il basso, perché a questo modo si tende a scoprire il volto, che non deve (quasi) mai restare scoperto. I motivi per cui si deve avere questa premura sono tre: il primo è che il capo è un bersaglio decisamente più fragile del tronco, lasciato scoperto eseguendo il pugno dandogli una traiettoria frontale, per quanto pure il tronco presenti dei punti, cosiddetti "di pressione", che, se colpiti, possono danneggiarsi parecchio. Gli unici modi per proteggere entrambe le cose sarebbero o controllare entrambi gli arti superiori dell'avversario con solo una mano e l'avambraccio, o colpire quando l'avversario non ha la possibilità di attaccare sfruttando tutti i distretti muscolari di norma, quindi, per esempio, mentre sta arretrando (situazione in cui non può usare gli estensori della gamba). In questo ultimo caso ci si può permettere di lasciare scoperto il tronco, ma non il volto, mentre nel caso precedente si potrebbe fare uno strappo alla suddetta regola dando una traiettoria anche verso il basso al colpo. Il secondo motivo per cui si deve garantire la suddetta traiettoria al colpo è che un movimento brusco del capo, come quello cui si va incontro in seguito all'aver subìto un colpo sul volto, può far perdere, seppur per pochissimo tempo, l'equilibrio. Questa perdita di equilibrio può impedire azioni e reazioni fruttuose. Il terzo motivo è che un'iperestensione del capo come quella cui si va incontro in seguito all'essere stati colpiti sul volto, implica anche, successivamente al raggiungimento della massima escursione articolare del capo, un'iperestensione della colonna. La posizione che si viene ad assumere è tale da impedire un corretto direzionamento delle forze, per cui non si può attaccare, né ci si può opporre con successo agli attacchi avversari.

Al termine della tecnica è necessario ritornare nella posizione di partenza eseguendo dei movimenti che sviluppino dei vettori aventi la stessa direzione di quelli già precedentemente creati, cioè una traiettoria rettilinea, in modo tale da essere quanto più veloci possibile (e, come ben noto, i movimenti che seguono una traiettoria rettilinea sono i più veloci). E' molto importante infatti ritirare immediatamente l'arto che ha sferrato il colpo dopo che è terminata l'esecuzione: se così non si facesse, si esporrebbe tale arto ad una presa da parte dell'avversario che, nella migliore delle ipotesi, gli darebbe la possibilità di proiettare al suolo13 e, quindi, di trovarsi in una situazione tattica molto più vantaggiosa per lui. Nella peggiore, invece, gli darebbe la possibilità di eseguire una leva articolare14 a danno del gomito dell'arto esteso con conseguente rottura dell'articolazione. Questo, tuttavia, non sottintende che la tecnica deve essere "mutilata" di qualcuno dei movimenti che la costituiscono. L'errore più comune è quello di iniziare a rallentare la velocità del colpo prima che questo si schianti contro il bersaglio, trasformando quello che dovrebbe essere un moto rettilineo accelerato in un moto armonico, un moto oscillatorio,  in cui il centro di oscillazione, si trova a metà strada tra il punto in cui la mano parte e il punto in cui raggiunge il bersaglio. Anche se apparentemente, osservando il colpo ponendosi di lato rispetto all'esecutore, potrebbe sembrare che questo è più veloce, in realtà non solo non è più veloce, ma perde anche in potenza! L'apparente velocità è causata dal fatto che la mano si trattiene per pochissimo tempo nella posizione conclusiva della tecnica, prima del ritorno alla posizione da cui è partita. Alcuni combattenti, per paura di essere afferrati dall'avversario, addirittura estendono l'avambraccio solo per metà (o poco più)! Ma non si deve cercare di ridurre il lasso di tempo in cui l'arto superiore è proteso in avanti mutilando la tecnica, si deve cercare di farlo allenando la rapidità del ritorno dell'arto alla posizione iniziale.


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13: le proiezioni sono tecniche complesse che servono a sbilanciare l'avversario e a farlo cadere. Difficilmente sono tecniche violente e, quando lo sono, il danno che possono arrecare all'avversario dipende unicamente dall'impatto violento del corpo dell'avversario con il suolo.

14: le leve articolari sono tecniche complesse il cui scopo è provocare fratture e/o lussazioni agendo sui capi articolari. Ci si basa sui princìpi fisici che descrivono, appunto, il meccanismo d'azione delle leve.



A cura di:


Marco battaglia Marco battaglia

Laureando in scienze motorie

Cintura Nera 2° Dan di Karate tradizionale (principalmente stile Shotokan Ryu).

marco battaglia



Ultima modifica dell'articolo: 17/06/2016

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