Tecnica del pugno diretto nel combattimento reale

Sempre riguardo la rotazione del tronco attorno al suo asse longitudinale, c'è da chiarire un altro punto, ossia di quanto, precisamente, deve ruotare. Vediamo prima di esaminare la situazione di un combattimento che si sta articolando a distanza media. Per quanto concerne la distanza media, in effetti, questo chiarimento riguarda esclusivamente l'esecuzione del pugno con la mano parallela all'arto inferiore posteriore, perché, se il colpo è eseguito con l'altra mano, è scontato che il tronco deve ruotare sino al raggiungimento di una posizione perfettamente laterale rispetto all'avversario. Se così non fosse, infatti, poiché si parte già da una posizione semifrontale, i muscoli responsabili della rotazione del tronco non avrebbero modo di applicare forza per un tempo sufficiente, visto che lo spazio tra la mano dell'esecutore e il bersaglio è relativamente ridotto. Chiariamo ora di quanto dovrebbe ruotare il tronco quando si colpisce con la mano dell'arto superiore parallelo alla gamba posteriore. Fondamentalmente, ci sono due correnti di pensiero: quella secondo cui il tronco deve essere ruotato completamente sino al raggiungimento di una posizione perfettamente laterale rispetto all'avversario, di cui sono degni rappresentanti i praticanti di pugilato occidentale e di tutti gli stili che ad esso si rifanno, e quella secondo cui il tronco deve ruotare solo sino al raggiungimento di una posizione frontale rispetto all'avversario, modo di fare, questo, molto caro alla tradizione del karate giapponese. Ma vediamo di analizzare in dettaglio questi due movimenti: nel primo caso sono i muscoli del bacino che contraendosi, generano un vettore che ha una componente verso l'avanti, quindi verso il bersaglio. Nel secondo caso, invece, vale lo stesso principio per gli estensori della gamba posteriore. In effetti, considerando come sempre uguale la distanza che intercorre tra l'esecutore della tecnica e l'avversario (distanza media), lo spazio che la mano deve percorrere per raggiungere il bersaglio è sempre lo stesso. E lo può compiere (trascurando l'azione dei distretti muscolari che non interessano direttamente questa riflessione) o grazie alla spinta del solo quadricipite della gamba posteriore o solo grazie alla forza esercitata dai muscoli addominali obliqui oppure utilizzando entrambi i distretti muscolari coordinandoli in vari modi. I karateka propongono una versione del pugno diretto in cui sono i muscoli dell'arto inferiore posteriore a fare la maggior parte del lavoro e in cui i muscoli responsabili della rotazione del tronco devono coordinarsi al quadricipite dell'arto posteriore solo per garantire il raggiungimento di un assetto frontale dell'esecutore della tecnica rispetto all'avversario; al contrario il pugilato occidentale prevede una completa torsione dell'anca enfatizzando al massimo il lavoro degli addominali e riducendo quello del quadricipite. Ora, è indubbio che il muscolo quadricipite femorale è in grado di esercitare una forza veramente imponente, che supera quella che possono generare gli addominali obliqui (purtuttavia decisamente notevole!), però, in questo contesto, non si può considerare la forza totale che esercitano i muscoli: è necessario considerane solo la componente che può danneggiare il bersaglio! Si è già trattato di come la forza esercitata dal quadricipite dell'arto inferiore arretrato venga in parte a disperdersi in funzione del grado di divaricata sagittale. Per quanto concerne gli addominali obliqui, si è detto che questi generano un movimento di rotazione, quindi una forza che ha una componente con verso laterale rispetto al bersaglio e una componente che invece avanza (oppure arretra, ma non è questo il caso). In entrambi i casi, la forza che viene generata dai muscoli, non deve essere considerata in toto! Per la verità, entrambi i movimenti producono una potenza (direttamente proporzionale alla forza) considerevole e quasi uguale (ovviamente ci saranno delle differenze qualora si considerino individui che hanno un distretto muscolare più sviluppato di un altro). Forse il metodo usato dai pugili sviluppa una potenza leggermente superiore a quello preferito dai karateka. In effetti, alcune fonti riferiscono di esperimenti (effettuati nell'Università della California) eseguiti da Hayward Nishioka, campione del torneo nippo-americoano di Judo e cintura nera di Karate stile Shotokan ryu, in seguito a cui si concluse che un colpo di Karate non è tanto potente quanto un colpo sferrato secondo i parametri tecnici del Jeet Kune Do (lo «stile non stile» di Bruce Lee), più simile alla tecnica descritta in questo articolo. Ad ogni modo, per quanto la potenza sviluppata dalla rotazione completa del tronco, sino al raggiungimento della posizione completamente laterale, possa essere controindicata dal punto di vista della generazione della potenza in soggetti che hanno le spalle molto strette (perché diminuisce la velocità tangenziale12), sono comunque raccomandabili dal punto di vista tattico, poiché permettono di colpire l'avversario tenendosi più lontani (tronco e capo). In gergo, "aumenta l'allungo". La conclusione è che per chiunque sarebbe meglio colpire nel modo suggerito dai pugili, ossia ruotando il tronco completamente. Esaminiamo ora la distanza ravvicinata. Come già precedentemente chiarito, per percorrere una determinata distanza standard, in questo caso la distanza ravvicinata, che separa l'esecutore dall'avversario, è necessario che la parte del corpo che colpisce debba spostarsi esattamente in modo tale da percorrere quella distanza. Ora, questa distanza può essere percorsa dalla parte del corpo dell'esecutore che colpisce, o in seguito al movimento attorno ad un capo articolare in particolare o in seguito a movimenti attorno a più di un capo articolare (movimenti, questi, che si possono coordinare in modo diverso). In questo caso, esasperando la torsione del tronco, i muscoli responsabili di questo movimento, coprirebbero anche la distanza che normalmente dovrebbero coprire gli estensori dell'avambraccio sul braccio (dell'arto superiore che colpisce). Questo non è auspicabile per tre motivi:

  1. il primo è che, per quanto gli addominali obliqui siano capaci di sviluppare una forza maggiore rispetto a quella che esprimono gli estensori dell'avambraccio sul braccio, la potenza che i primi sono in grado di produrre, non è tale, senza l'aiuto di altri distretti muscolari, da causare dei danni sufficientemente importanti all'integrità fisica dell'avversario.
  2. Il secondo motivo è legato a delle caratteristiche anatomiche dell'articolazione che collega l'avambraccio al carpo. Poiché il movimento di avvicinamento al bersaglio della mano che deve colpire è soprattutto a carico dei rotatori del tronco, l'avambraccio non ha modo di estendersi a sufficienza sul braccio per garantire alle nocche del pugno chiuso (parte che, anticipo ora, deve andare a schiantarsi contro il bersaglio) di disporsi frontalmente rispetto al bersaglio, posizione evidentemente richiesta perché possano colpire lungo una traiettoria rettilinea. Per favorire l'assunzione della suddetta posizione da parte delle nocche della mano che colpisce (a meno che non ci si rinunci), si dovrebbe inclinare la mano medialmente. Questa posizione non stabilizza sufficientemente il polso da potersi permettere di colpire con la mano, pena l'incorrere in fastidiose infiammazioni dei tendini annessi, quando non, addirittura la distorsione. In altre parole, si finirebbe con l'arrecare più danno a se stessi di quanto non se ne arrechi all'avversario.
  3. Il terzo motivo per cui non si deve esagerare con la rotazione del tronco attorno all'asse longitudinale mediano del corpo è che la rotazione del tronco, essendo più lenta dell'estensione dell'avambraccio, rallenta complessivamente il colpo, poiché il primo movimento va a coprire anche quello spazio che normalmente dovrebbe essere coperto, dall'estensione dell'avambraccio sul braccio.

La conclusione è che, evidentemente, a distanza ravvicinata, se si deve colpire con la mano dell'arto superiore parallela all'arto inferiore arretrato, lo si deve fare ruotando il tronco esclusivamente sino al raggiungimento di una posizione perfettamente frontale rispetto all'avversario, come consigliano i karateka.


Pugno diretto
IMMAGINE 28 Durante l'esecuzione del diretto a distanza ravvicinata sferrato con la mano dell'arto superiore parallelo all'arto inferiore arretrato non si può ruotare eccessivamente il tronco, altrimenti il colpo risulta debole e lento

Per quanto riguarda, invece l'esecuzione del jab a distanza ravvicinata, è ovvio che partendo da una posizione semifrontale, come la posizione di partenza, la spalla cui si articola l'arto superiore responsabile dell'effettuazione del colpo è più vicina all'avversario di quanto non sarebbe se il tronco fosse disposto in posizione frontale. Ne consegue che una rotazione del tronco partendo dalla posizione di partenza del pugno diretto allontanerebbe, anziché avvicinare la mano che deve colpire dal suo bersaglio, cosa, questa, evidentemente non auspicabile. Per eseguire al meglio il jab a distanza ravvicinata, il tronco dovrebbe compiere un movimento vibratorio composto da una leggerissima rotazione nel senso dell'arto arretrato seguita prontamente da un'altra rotazione in senso contrario. Questo movimento, coordinato a tutti gli altri che costituiscono globalmente il jab, garantisce un effetto frustato al colpo, che ne amplifica notevolmente la potenza. Così facendo, infatti, oltre a sfruttare al meglio la mobilità articolare del tronco, permette anche l'estensione totale (o quasi) dell'avambraccio sul braccio.


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12: in fisica, la velocità tangenziale descrive la velocità con cui un corpo o un suo punto si muovono di moto circolare (è il rapporto tra lo spazio percorso e il tempo impiegato a percorrerlo). Differisce dalla velocità angolare, che, invece, riguarda i corpi che ruotano attorno al proprio asse (o che comunque presentano un periodo) e che è definita dal rapporto fra l'angolo sotteso da un vettore che ruota e il tempo impiegato per compiere tale movimento. Ovviamente, la velocità tangenziale varia a seconda del punto del corpo che ruota che si prende in considerazione. Sarà maggiore nei punti più distanti dal centro della circonferenza che descrive la traiettoria del moto e minore in quelli più vicini. La velocità angolare, invece, è uguale per tutti i punti del corpo.



A cura di:


Marco battaglia Marco battaglia

Laureando in scienze motorie

Cintura Nera 2° Dan di Karate tradizionale (principalmente stile Shotokan Ryu).

marco battaglia



Ultima modifica dell'articolo: 01/08/2016

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