Tecnica del pugno diretto nel combattimento reale

Ci sono, ora, alcuni particolari su cui è necessario porre una particolare attenzione, a cominciare dalla rotazione del tronco attorno al suo asse longitudinale mediano: affinché si possa ruotare ampiamente il tronco è opportuno che uno degli arti inferiori lo segua nella sua rotazione. Questo per impedire un eccessivo allontanamento in linea d'aria delle origini dei muscoli che collegano l'osso dell'anca agli arti inferiori dalle loro inserzioni. Come fare per far sì che uno degli arti inferiori esegua un movimento di rotazione assieme al tronco? Vediamo di dare una risposta a questa domanda considerando prima il caso in cui si desidera colpire con la mano dell'arto superiore parallelo all'arto inferiore arretrato: ammettendo una posizione di partenza con l'arto inferiore sinistro avanzato, volendo sferrare il diretto destro, la parte del bacino più a destra deve avanzare in direzione del bersaglio. E' quindi necessario ruotare l'anca in senso antiorario. Al contrario, se si tiene avanzato l'arto inferiore destro, per sferrare il diretto sinistro, è la parte più a sinistra del bacino che deve avanzare. In questo caso, quindi l'anca deve ruotare in senso orario. Ora, per far sì che vi sia un movimento affine a livello di uno degli arti inferiori vi sono due possibilità: è possibile che l'arto inferiore avanzato ruoti su se stesso facendo perno sul tallone appoggiato (l'avampiede deve essere sollevato da terra); la seconda possibilità è che l'arto arretrato esegua lo stesso movimento di rotazione, solo facendo perno sull'avampiede piuttosto che sul tallone. In questo caso è il tallone che si solleva da terra. Movimenti come la rotazione dell'arto avanzato che fa perno sull'avampiede o la rotazione dell'arto arretrato che fa perno sul tallone sono impossibili ad effettuarsi: l'uno perché facendo perno sull'avampiede dell'arto avanzato e eseguendo un movimento di rotazione che segue quello del tronco durante l'esecuzione del diretto sferrato con la mano dell'arto superiore parallelo all'arto inferiore arretrato, si tenderebbe ad avvicinare il tallone di tale arto a quella linea immaginaria che unisce il tallone del piede posteriore al luogo fisico su cui giace l'avversario, diminuendo di conseguenza il grado di divaricata frontale. Si potrebbe ridurre questo effetto partendo da una posizione di divaricata frontale parecchio marcato, ma, come chiarito prima, la cosa è tatticamente assurda.


Pugno diretto Pugno diretto

IMMAGINE 25 Il movimento di rotazione del tronco attorno al suo asse longitudinale mediano coordinato all'extrarotazione dell'arto inferiore anteriore è improponibile perché nella fase finale dell'esecuzione del colpo il grado di divaricata frontale si riduce troppo drasticamente. Foto a: vista di fronte; foto b: vista di lato.


L'altro perché, tenendo il bacino (quindi anche il baricentro) più avanti rispetto al piede posteriore, come inevitabilmente accade quando si sta in divaricata sagittale, l'arto inferiore posteriore forma un angolo acuto con il suolo e, quindi, con il piede posteriore, che vi aderisce. Conseguenza di ciò è che il piede si trova già in una posizione di flessione dorsale, quindi non si può sollevare l'avampiede in quanto questo implicherebbe un'impossibile ulteriore flessione dorsale del piede. Ciò e valido anche considerando come posizione di partenza una posizione in cui l'arto inferiore posteriore è già extraruotato, dal momento che una rotazione dell'arto inferiore posteriore eseguita facendo perno sul tallone implica un'intrarotazione di tale arto che, per quanto nella sua prima fase non sottintende nessun movimento che possa essere una controindicazione, quando l'intrarotazione diventa marcata, ci si trova nella stessa situazione di prima. Consideriamo quindi esclusivamente le prime due ipotesi, che sole sono degne di nota. Ora, la prima delle posizioni ipotizzate, in effetti permetterebbe l'esecuzione del movimento di rotazione del tronco attorno al suo asse longitudinale mediano e, quindi, un'efficace esecuzione del pugno diretto, tuttavia esistono almeno due motivi per cui si può affermare con una certa sicurezza che questo non è il modo di fare più auspicabile: il primo di questi motivi è strettamente di ordine anatomo-fisiologico, mentre il secondo, oltre a coinvolgere anatomia e fisiologia, coinvolge anche alcuni aspetti biomeccanici legati all'esecuzione della tecnica. Vediamo il primo di questi motivi: il movimento che stiamo esaminando implica una rotazione esterna dell'arto inferiore avanzato. Ora, tale movimento comporta la contrazione di un muscolo, denominato piriforme, che decorre attraverso il grande foro ischiatico, attraverso cui decorre anche il cosiddetto nervo ischiatico (o nervo sciatico), pertanto, sollecitando in modo continuato questo muscolo durante l'allenamento alla tecnica del pugno diretto, eseguito come sopra ipotizzato, tale muscolo va incontro al fenomeno dell'ipertrofia (cioè aumento di volume). L'ipertrofia del piriforme è dannosa per la salute! Il motivo è semplice: aumentando di volume, tale muscolo va a comprimere, all'interno del grande foro ischiatico, il nervo sciatico, che, conseguentemente a ciò, va incontro a fenomeni di infiammazione (sciatalgia). Ne consegue che, per quanto l'esecuzione del pugno risulti biomeccanicamente efficace, questa tecnica non è allenabile. Ciò significa che non si riuscirà mai ad ottenere quella perfezione nella coordinazione a cui ogni marzialista dovrebbe ambire. Il secondo motivo, come ho già anticipato, coinvolge anche un errore a livello biomeccanico nell'esecuzione del colpo: durante l'esecuzione del pugno diretto, contemporaneamente alla rotazione del tronco, è necessario compiere anche un movimento di distensione dell'arto inferiore posteriore che implica un avanzamento di tutto il corpo, quindi un avvicinamento del tronco al piede anteriore. Questo sottintende che buona parte del peso corporeo viene trasferita sull'arto inferiore anteriore. Ora, un arto inferiore extraruotato, che si trova in una posizione avanzata rispetto all'altro e che è costretto a sostenere da solo il peso di gran parte del corpo mette in seria difficoltà l'articolazione del ginocchio, a meno che il baricentro non si trovi esattamente al di sopra dell'asse longitudinale mediano dell'arto inferiore anteriore (immaginandolo disteso completamente e, per semplicità, privo di caratteristiche di valgismo10), cosa, questa, non sempre possibile durante uno scontro reale. Vediamo di capirne il motivo: l'articolazione del ginocchio è sostenuta da quattro legamenti, due collaterali e due crociati. I collaterali decorrono uno medialmente (legamento collaterale mediale) e uno lateralmente (legamento collaterale laterale), mentre i crociati decorrono uno anteriormente (legamento crociato anteriore) e uno posteriormente (legamento crociato posteriore). Qualora il legamento collaterale mediale dovesse per un qualche motivo ledersi, si avrebbe uno scivolamento della gamba verso l'esterno (o in valgo); al contrario, se dovesse rompersi il legamento collaterale laterale, la gamba scivolerebbe verso l'interno (o in varo). Da ciò ne consegue che qualunque sollecitazione meccanica tendente a spostare la gamba internamente rispetto alla coscia sollecita il legamento collaterale laterale. Ebbene, poiché la forza di gravità ha come verso il basso e poiché l'arto inferiore avanzato forma un angolo più o meno acuto con il suolo, il peso corporeo si trasferisce dal tronco alle cosce e dalle cosce alle ginocchia in modo da favorire l'insorgenza di un vettore che ha come direzione la perpendicolare al suolo passante per il ginocchio della gamba avanzata, come verso il basso e come modulo una notevole percentuale del peso corporeo. Infine, poiché l'arto inferiore anteriore è extraruotato, il vettore passante per il ginocchio sollecita un movimento della gamba verso l'interno, quindi sollecita il legamento collaterale laterale. Ora, non è detto che tale legamento abbia la forza di opporsi a queste sollecitazioni (legamento che, peraltro, è anche più fragile del collaterale mediale perché quest'ultimo deve sostenere il valgismo fisiologico del ginocchio), che magari sono anche ripetute e continuate. Questo è il motivo per cui non è auspicabile eseguire il pugno diretto facendo in modo che l'arto inferiore avanzato segua il moto di rotazione del tronco extraruotando e facendo perno sul tallone. L'unico modo per accompagnare il movimento di rotazione del tronco attorno al suo asse longitudinale che non presenta controindicazioni di alcun tipo è quello per cui si deve intraruotare l'arto inferiore posteriore facendo perno sull'avampiede. Vediamo ora di capire come gli arti inferiori devono seguire il movimento di rotazione del tronco attorno all'asse longitudinale nel caso di un diretto sferrato con la mano dell'arto superiore parallelo all'arto inferiore anteriore11. Nel caso di un colpo sferrato a distanza ravvicinata, non si richiede necessaria una rotazione particolarmente ampia del tronco, pertanto il tronco riesce a ruotare quel tanto che basta per garantire potenza al colpo senza che sia accompagnato, nel suo movimento, dagli arti inferiori. Per quel che riguarda, invece, il colpo sferrato a distanza media, in questo caso il tronco deve ruotare nel senso dell'arto inferiore arretrato, quindi un movimento di rotazione a livello degli arti inferiori può avvenire nei seguenti modi:

  1. l'arto inferiore avanzato ruota internamente facendo perno sull'avampiede;
  2. l'arto inferiore avanzato ruota internamente facendo perno sul tallone;
  3. l'arto inferiore arretrato ruota esternamente facendo perno sull'avampiede;
  4. l'arto inferiore arretrato ruota esternamente facendo perno sul tallone.

Vediamo ora di esaminarli e di capire quale è il movimento più efficace da coordinare agli altri che compongono il pugno diretto. Un arto inferiore avanzato che ruota internamente non presenta controindicazioni di tipo biomeccanico per l'esecuzione del pugno diretto: ruotando a quel modo l'arto inferiore avanzato il tronco ha la possibilità di compiere il movimento di rotazione necessario ad imprimere potenza al colpo e, in più, il tallone, sollevato, compie anche un movimento verso l'avanti, durante l'intrarotazione dell'arto. Questo movimento di avanzamento effettuato dal tallone avanzato favorisce, per via del fatto che la tibia e la fibula si articolano con il tarso proprio nella parte posteriore del piede, la formazione di un ulteriore vettore con una componente verso l'avanti che concorre a dare una maggiore potenza al colpo. Si può colpire effettuando questo movimento se si ha la cura di ritornare in quella che in principio era la posizione di partenza in modo estremamente rapido. Se così non si facesse si esporrebbe la parte laterale del ginocchio agli attacchi dell'avversario sferrati seguendo una traiettoria giacente su una linea retta (i più veloci, per una questione di spazio da percorrere. Questi sono difficilmente intercettabili a distanza media e ravvicinata). Un arto inferiore avanzato che ruota internamente facendo perno sul tallone non è auspicabile per due motivi: il primo è che, per via della particolare anatomia dell'articolazione tibio tarsica e delle origini e inserzioni di alcuni muscoli ad essa connessi, una flessione dorsale del piede, necessaria per il sollevamento della pianta del piede e dell'avampiede, risulta decisamente più faticosa di quanto non lo sia la flessione plantare, eseguita nel movimento precedentemente analizzato. Il secondo motivo è che così facendo non si genera quel vettore con una componente verso l'avanti che si veniva a creare, invece, colpendo ruotando l'arto inferiore avanzato come spiegato nel movimento esaminato prima.


Pugno diretto Pugno diretto

IMMAGINE 26 Durante l'esecuzione del jab a distanza media si può compiere un'intrarotazione dell'arto inferiore avanzato, facendo perno sull'avampiede ma non sul tallone. Foto a: vista di fronte; foto b: vista di lato.


La rotazione esterna dell'arto inferiore arretrato facendo perno sull'avampiede si potrebbe eseguire (purché l'extrarotazione non sia particolarmente marcata, cosa che non è necessaria, sempre per via del decorso del muscolo piriforme di cui si è discusso più sopra): si produce il movimento di avanzamento e il tronco è libero di ruotare attorno all'asse longitudinale. Un arto inferiore arretrato che ruota facendo perno sul tallone, invece, non è proponibile per gli stessi motivi per cui non è proponibile la rotazione dell'arto inferiore anteriore facendo perno sul tallone.


Pugno diretto Pugno diretto

IMMAGINE 27 Durante l'esecuzione del jab a distanza media si può extraruotare moderatamente l'arto inferiore posteriore facendo perno sull'avampiede, ma non sul tallone. Foto a: vista di fronte; foto b: vista di lato.


A questo punto, dunque, ci si trova a dover decidere tra due movimenti che sembrano entrambi delle valide proposte. Il terzo dei movimenti esaminati dovrebbe essere quello più efficace. Infatti, nel primo, cioè la rotazione interna dell'arto avanzato facendo perno sull'avampiede, si viene a produrre un movimento di avanzamento mentre il piede anteriore sta assumendo (o ha già assunto nella fase finale dell'esecuzione del movimento) una posizione (intraruotata) improponibile per effettuare l'atto della deambulazione in direzione frontale. Questo potrebbe dar luogo o a instabilità dell'equilibrio, più probabilmente dovuta all'azione di fattori esterni che a una questione di concentrazione, o, nella peggiore delle ipotesi, a distorsioni della caviglia.

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10: Il valgismo è una caratteristica deformità del ginocchio che appare deviato verso l'esterno. E' patologico se è molto marcato ma, fisiologicamente, ogni individuo presenta delle caratteristiche di lieve valgismo a livello del ginocchio. Il contrario di valgismo è varismo, ossia una deformità del ginocchio per cui appare deviato verso l'interno (cosiddette "gambe a X").

11: in gergo, tale diretto, è chiamato jab, per via della sua caratteristica debolezza rispetto al diretto sferrato con la mano parallela all'arto inferiore arretrato. Si considera infatti necessaria una distinzione tra un jab e un diretto sferrato con l'intenzione di far molto male!






A cura di:


Marco battaglia Marco battaglia

Laureando in scienze motorie

Cintura Nera 2° Dan di Karate tradizionale (principalmente stile Shotokan Ryu).

marco battaglia



Ultima modifica dell'articolo: 01/08/2016

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