Tecnica del pugno diretto nel combattimento reale

LA TECNICA DEL PUGNO DIRETTO:

Chiarito quanto necessario circa la posizione di partenza, si può ora affrontare l'argomento della tecnica in sé del pugno diretto. Per un'esecuzione quanto più efficace possibile del pugno diretto, è necessario compiere un movimento di distensione della gamba sulla coscia dell'arto posteriore (quando non si percepisce una distanza molto breve dall'avversario) per garantire la generazione di una forza che avrà una componente diretta verso l'avanti tanto più intensa quanto maggiore sarà il grado di divaricata sagittale. Contemporaneamente a questo movimento è necessario effettuare una flessione plantare del piede7 posteriore che genererà una forza con la stessa direzione e verso di quella degli estensori della gamba sulla coscia (sempre quando la distanza lo permette). A ciò, bisogna coordinare la rotazione del tronco attorno al suo asse longitudinale almeno sino al raggiungimento di una posizione perfettamente frontale rispetto all'avversario (ma, specialmente nel caso di un colpo a distanza ravvicinata, è meglio abbondare) nel caso in cui si colpisce con la mano parallela all'arto inferiore arretrato. Nel caso in cui si colpisce con l'altra mano, invece, il tronco deve comunque raggiungere una posizione completamente laterale rispetto al bersaglio (distanza permettendo). Bisogna poi coordinare un avanzamento e un abduzione8 del braccio appartenente all'arto superiore che colpisce (nel caso della distanza ravvicinata, solo per quanto riguarda il colpo sferrato con la mano parallela all'arto inferiore posteriore). Infine, per quanto concerne l'arto superiore che colpisce, sempre contemporaneamente, bisogna eseguire un'estensione dell'avambraccio sul braccio mentre si esegue un movimento di pronazione dell'avambraccio9, ma questo solo nel caso in cui l'avversario si trova ad una distanza tale che la mano raggiunga il bersaglio quando l'arto superiore cui si articola è quasi completamente in atteggiamento lungo (ossia con l'avambraccio esteso sul braccio) . Nel momento in cui il colpo si schianta (o si dovrebbe schiantare) contro il bersaglio, bisogna eseguire una vigorosa contrazione dei muscoli addominali (con conseguente espirazione, dal momento che gli addominali sono responsabili dell'espirazione forzata) allo scopo di stabilizzare il tronco.



pugno diretto pugno diretto
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IMMAGINE 10-14 Esecuzione del pugno diretto a distanza media con la mano dell'arto superiore parallelo all'arto inferiore arretrato. Vista in cinque fasi (foto a: vista di fronte; foto b: vista di lato).
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IMMAGINE 15-19 L'esecuzione del pugno diretto a distanza ravvicinata con la mano dell'arto superiore parallelo all'arto inferiore arretrato. Vista in cinque fasi (foto a: vista di fronte; foto b: vista di lato).
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IMMAGINE 20-22 L'esecuzione del pugno diretto a distanza media con la mano dell'arto superiore parallelo all'arto inferiore avanzato. In tre fasi (foto a: vista di fronte; foto b: vista di lato).

Il movimento della mano deve essere sempre verso l'avanti, verso l'avanti e l'alto (traiettoria obliqua) o, al più, verso l'avanti e leggermente verso il basso (di fronte al proprio collo). Se si intende colpire l'avversario sull'addome, all'inguine o comunque in bersagli dal torace in giù (oppure se si intende colpire sul volto un avversario decisamente più basso) è necessario piegare le gambe per arrivarci. L'arto superiore che non colpisce deve rimanere nella posizione indicata nel capitolo sulla posizione di partenza, pronto a spostarsi quel tanto che basta per intercettare un colpo e a irrigidirsi per assorbirlo.


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IMMAGINE 23-24 Quando si intende colpire un bersaglio relativamente basso, è necessario piegare le gambe per arrivarci (immagine 26) ma non bisogna (quasi) mai imprimere al colpo una traiettoria verso l'avanti e il basso (immagine 27). Foto a: viste di fronte; foto b: viste di lato.

Cominciamo con una piccola nota per quanto riguarda il modo in cui i movimenti che compongono analiticamente la tecnica del pugno diretto devono coordinarsi, in generale, tra loro. Il concetto di coordinazione, così come va inteso in questo articolo, presuppone che ogniqualvolta un distretto muscolare genera una forza, almeno un altro distretto muscolare ne generi un'altra con direzione e verso uguali a quella del primo. A questo modo si genera un vettore avente un modulo pari alla somma dei due precedenti. Talvolta, però, capita che lo spazio che deve percorrere un segmento corporeo per giungere alla posizione conclusiva del movimento non è uguale a quello che deve invece percorrere il segmento il cui movimento deve coordinarsi a quello del primo. Questo può dipendere o dalla differenza nel range of movement o da fattori intrinseci nella tecnica o nella tattica del combattimento. Potrebbe capitare, inoltre, che i due distretti muscolari le cui azioni devono coordinarsi non siano capaci della stessa rapidità. A tal proposito, si rende necessaria una puntualizzazione: affinché la forza generata dal colpo possa trasmettersi al bersaglio è necessario che non vada a dissiparsi lungo la traiettoria. In effetti vi è, per la forza del colpo, il pericolo di andare incontro alla diminuzione in modulo se non addirittura all'annullamento. Questo pericolo è rappresentato dalla forza di attrito viscoso generata dal mezzo in cui si muove il corpo dell'esecutore (ossia l'aria). Quando una forza viene applicata ad un corpo, questo, per la stessa definizione di forza, acquista un'accelerazione, la quale provoca, a sua volta, uno spostamento nello spazio del corpo cui è stata applicata la forza. In condizioni ideali, quindi in assenza di attrito, il corpo, successivamente all'applicazione della forza, continuerebbe a muoversi sempre; nella realtà, invece, una volta che la forza che ha provocato il moto iniziale cessa di essere applicata, il corpo prende a decelerare pian piano fino a fermarsi. Questo accade proprio a causa della forza di attrito che ha la stessa direzione della forza che ha provocato il moto ma verso contrario. La forza di attrito viscoso è direttamente proporzionale alla velocità di spostamento del corpo immerso nel fluido in questione, in questo caso l'aria. Ora, nel momento in cui un muscolo si contrae per eseguire un colpo di Arti marziali, questo deve generare una forza tale da conservare un modulo con un valore sufficientemente elevato da distruggere il bersaglio, una volta raggiunto. L'attrito, nel caso di una contrazione di un singolo distretto muscolare, non è un problema molto grosso, dal momento che il muscolo continua ad applicare forza durante tutto il tempo in cui il colpo viaggia lungo la sua traiettoria, quindi il segmento corporeo che si sposta verso il bersaglio è in costante accelerazione. Al contrario potrebbe diventare un problema nel caso in cui due o più distretti muscolari differenti sono chiamati dall'esecutore della tecnica a collaborare per generare un vettore più importante: quando i segmenti corporei che devono muoversi contemporaneamente devono percorrere uno spazio differente oppure quando uno dei due muscoli è dotato di una rapidità maggiore rispetto all'altro, questi devono coordinarsi in modo molto fine tra loro ed in modo particolare: infatti, se un segmento corporeo raggiunge il suo punto di arrivo più precocemente rispetto all'altro, quindi prima di raggiungere il bersaglio, la forza, anziché trasmettersi, scaricarsi sul bersaglio, o si scarica sull'articolazione (che può invalidarsi più o meno), il cui difetto di mobilità causa l'annullamento della forza, o viene annullata dalla contrazione volontaria di un altro distretto muscolare, che genera un'altra forza con verso opposto alla prima. Questo implica un grande spreco di energie, tipico dei principianti. Se, invece, si tende a rallentare eccessivamente un movimento potenzialmente più rapido per adeguarlo al più lento, l'accelerazione generata dalla forza, provocata costantemente durante tutta la contrazione del muscolo, viene ad essere annullata dall'attrito e si trasmette al bersaglio esclusivamente quella forza generata nella fase finale del movimento (infatti la forza è uguale al prodotto della massa per l'accelerazione). Inoltre, così facendo, si corre il rischio di applicare la forza troppo lentamente trasformando così quella che dovrebbe essere una percossa in un semplice spintone (quando non addirittura in una carezza!). C'è un solo modo per evitare sprechi inutili di energia quando si coordina la contrazione di più distretti muscolari: tutti i muscoli che collaborano si contraggono al massimo della loro rapidità, ma quelli più veloci e/o quelli che devono percorrere uno spazio inferiore partiranno successivamente agli altri. A questo modo il colpo raggiungerà il bersaglio con la garanzia di distruggerlo. Per riuscire a coordinare correttamente tutti i movimenti che compongono un colpo di Arti marziali è necessario un allenamento costante e attento, ciò nondimeno esorto tutti i lettori a considerare che gli allenamenti di tecnica sono quelli che pagano di più! Molto più di quelli di resistenza, rapidità o forza! Infatti la capacità di coordinazione dei movimenti previene lo spreco di energie, quindi l'affaticamento, aumenta la potenza dei colpi in modo molto più notevole di quanto un pugile, kickboxer o thaiboxer possa immaginare (personalmente ho visto persone gracili come grissini riuscire a sviluppare dei colpi dalla potenza devastante!)! Una corretta esecuzione tecnica inoltre favorisce l'economia di movimento, permettendo al combattente di raggiungere il bersaglio seguendo la traiettoria più breve, con conseguente aumento della velocità del colpo.



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7: la flessione plantare avviene a livello dell'articolazione della caviglia. Consiste in un movimento del piede in direzione della pianta o di tutto il corpo, facendo punto fisso sul piede, in direzione contraria (per esempio quando dalla stazione eretta si sollevano da terra le piante e i talloni dei due piedi). La flessione dorsale è il movimento opposto alla flessione dorsale. Anche questo avviene a livello dell'articolazione della caviglia e consiste in un movimento del piede verso la sua parte dorsale.

8: il movimento di abduzione descrive un allontanamento di un arto sul piano sagittale.

9: un avambraccio in posizione prona implica che il palmo della mano sia rivolto verso l'avanti. Al contrario, un avambraccio in posizione supina comporta che il palmo della mano sia rivolto verso il dietro



A cura di:


Marco battaglia Marco battaglia

Laureando in scienze motorie

Cintura Nera 2° Dan di Karate tradizionale (principalmente stile Shotokan Ryu).

marco battaglia




Ultima modifica dell'articolo: 17/06/2016

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