Tecnica del pugno diretto nel combattimento reale

Mentre il tronco deve assumere una posizione semifrontale in rapporto alla dislocazione dell'avversario nello spazio, è necessario che il capo sia ruotato costantemente in modo tale da poter avere al centro della propria visuale il bersaglio del proprio colpo. Per quanto riguarda l'esecuzione del pugno diretto sferrato con la mano parallela all'arto inferiore posteriore, il tronco va orientato a questo modo fondamentalmente per due motivi: il primo è che questo tipo di orientamento è la posizione naturale che assume il tronco prima che si tenti di modificarla con apposite contrazioni muscolari, quindi è possibile risparmiare quelle energie che occorrerebbero per variarla (energie che peraltro vengono consumate per opporsi alla trazione esercitata da legamenti e muscoli che si allungano e di conseguenza vengono stressati, cosa questa non certo accettabile per chi deve costantemente allenarsi al pugno diretto); il secondo motivo è che una posizione troppo laterale rispetto all'avversario tenderebbe ad allungare la distanza che c'è tra il bersaglio e la spalla cui si articola l'arto superiore che colpisce con conseguente diminuzione della velocità di esecuzione del colpo: il segmento immaginario che va dal punto dell'asse longitudinale parallelo alla spalla dello stesso lato dell'arto che colpisce al bersaglio può essere considerato come il cateto di un triangolo rettangolo; l'altro cateto andrebbe sempre dal suddetto punto dell'asse longitudinale mediano del corpo e un punto su cui si assume vi sia la spalla dello stesso lato dell'arto che colpisce. Il tutto immaginando una posizione completamente frontale rispetto all'avversario. L'ipotenusa va quindi dal punto su cui si assume vi sia la spalla dello stesso lato dell'arto che colpisce e il bersaglio. Ora, provando ad abbandonare questa posizione frontale ricercando quella completamente laterale, la distanza che prima era individuata dall'ipotenusa cresce sempre di più (e i tre lati visti prima smettono di essere riferiti ad un triangolo rettangolo) sino a che non si sia raggiunta la posizione laterale, ossia sino a che quelli che prima erano i due cateti di un triangolo rettangolo non sottendano un angolo di 180°. La velocità del colpo diminuisce perché aumenta lo spazio da percorrere. Si ricorda infatti che la velocità, in teoria del movimento umano, è esprimibile come il tempo che ci si mette a percorrere uno spazio predeterminato (mentre invece la rapidità, che differisce dalla velocità, è più simile al concetto di velocità che si ha in fisica). Al contrario, una posizione troppo frontale, sempre a causa della distanza che c'è tra la spalla dello stesso lato dell'arto che colpisce e il bersaglio, impedisce un'esecuzione potente del pugno diretto: la rotazione del tronco attorno all'asse longitudinale del corpo che compone la tecnica globale del pugno diretto non ha modo di dare sufficiente spazio alla contrazione dei muscoli addominali obliqui, responsabili della rotazione del tronco, contro bassa resistenza (cioè prima che si schianti contro il bersaglio alla cui reazione di spinta uguale e contraria si dovrà opporre). Infatti, mentre il colpo viaggia verso il bersaglio, l'accelerazione del moto di rotazione del tronco (come quella di tutti gli altri) tende ad aumentare perché la forza degli addominali obliqui è costantemente applicata e l'unica resistenza che tali muscoli incontrano è il peso delle strutture che spostano. Ciò significa che quanto maggiore è l'ampiezza del movimento a carico degli addominali obliqui tanto maggiore sarà l'energia potenziale del colpo. Per rendere massima l'ampiezza del movimento a carico degli addominali obliqui si dovrebbe assumere una posizione completamente laterale.


Pugno diretto

IMMAGINE 9 Partendo da una posizione eccessivamente frontale il diretto sferrato con l'arto superiore parallelo all'arto inferiore arretrato è carente in potenza perché i muscoli responsabili della rotazione del tronco non vengono valorizzati a sufficienza


Ora, riassumendo: se si assume una posizione del tutto laterale, la potenza del colpo è massima ma la velocità è minima, mentre, al contrario, assumendo una posizione completamente frontale, la potenza è minima e la velocità massima. Come fare a conciliare potenza e velocità? Sarebbe inutile mettersi a fare calcoli per trovare un'ampiezza ottimale del grado di rotazione del tronco da assumere quando si prende la posizione di partenza, cercando di capire cosa è meglio sacrificare: se la potenza o la velocità (e di quanto). Sarebbe inutile poiché perfino per i grandi Maestri può essere molto complicato riuscire a sviluppare quella percezione cinestesica6 richiesta per regolare al millimetro l'ampiezza di un angolo sotteso da due ossa. E' molto più semplice e, al contempo, anche efficace basarsi sulla propria esperienza per cercare di capire come ci si trova meglio. Ad ogni modo, la posizione standard da assumere durante lo studio della tecnica è quella esattamente semifrontale che viene naturale ad assumersi tenendo le gambe come sopra illustrato. Se invece l'obiettivo è colpire con la mano parallela all'arto inferiore avanzato, il motivo per cui si deve evitare una posizione troppo laterale è la stessa espressa in uno dei paragrafi precedenti, ossia una mancata possibilità di espressione di forza da parte dei muscoli responsabili della rotazione del tronco. In effetti, si potrebbe partire da una posizione perfettamente frontale. A differenza del pugno sferrato con la mano parallela all'arto inferiore arretrato, stando in posizione frontale piuttosto che semifrontale, la spalla cui si articola l'arto superiore che colpisce, opposta a quella che si articola all'arto che colpiva nella situazione vista prima, invece di avvicinarsi al bersaglio, si allontana. Questo causa, per la motivazione precedentemente espressa, un aumento della potenza del colpo anziché un calo. Il diretto che ne risulta è comunque, per precisarlo, più debole di quello che ne risulta colpendo con la mano parallela all'arto inferiore posteriore partendo da una posizione semifrontale. E' comunque tatticamente assurdo assumere come posizione di guardia una posizione completamente frontale rispetto all'avversario. In conclusione, il pugno diretto sferrato con la mano parallela all'arto inferiore avanzato non può in alcun caso ottenere una potenza veramente considerevole. Allora perché utilizzarlo? Perché studiarlo? E' comunque un pugno molto veloce, vista la distanza che intercorre tra la mano dell'esecutore e il bersaglio esposto dall'avversario, può quindi essere utilizzato per impedire all'avversario di avvicinarsi o, comunque, per disturbare la sua azione e il suo pensiero. Inoltre, c'è da aggiungere, può comunque trasformarsi in un colpo micidiale qualora si trasformi il pugno in una delle sue varianti (una di quelle di cui si parlerà alla fine di questo articolo). Ha la sua utilità tattica e non è per niente da sottovalutare! Non trascuratene lo studio! Per quanto riguarda l'orientamento del capo, è abbastanza semplice e intuitivo il fatto che è necessario controllare attraverso la vista le azioni dell'avversario in qualsiasi momento, anche quando la tecnica è in corso di esecuzione.


L'arto che non colpisce non influisce molto sulla tecnica del pugno diretto, tuttavia, per motivazioni tattiche, può essere opportuno tenerlo nella posizione specificata all'inizio di questo capitolo affinché possa essere usato prontamente come una difesa in qualsiasi momento. Per quanto riguarda invece l'arto che colpisce, affinché si possa contare sulla massima velocità di esecuzione della tecnica, la mano che colpisce deve essere quanto più vicina possibile al bersaglio, entro però i limiti consentiti dalla tattica, quindi rispettando le esigenze di protezione con eventuali parate che si potrebbero rendere necessarie e la distanza che, a seconda dei casi, si viene a creare con l'avversario. Le esigenze tattiche difensive, prevedono che, quando le proprie braccia o mani non siano a contatto con gli arti superiori dell'avversario o non cerchino tale contatto, debbano tenersi molto vicine al proprio corpo (in particolare i gomiti devono essere aderenti il più possibile al tronco). E intendo tutto il corpo! Per tenere l'arto superiore che colpisce in una posizione tale che rispetti le esigenze difensive è ovviamente necessario che questo assuma un atteggiamento breve; la mano si può porre in tutte le posizioni intermedie in linea retta tra quella in cui si trova vicino ad un estremo laterale dello splancnocranio (cioè del volto) e quella in cui si trova all'altro estremo. Quale tra queste posizioni è la più indicata per assumere la posizione di partenza del pugno diretto? Per rispondere a questa domanda, possiamo immaginare tutte le posizioni tatticamente coerenti come giacenti su un unico segmento che forma la base di un triangolo isoscele (più o meno) i cui lati di eguale lunghezza sono le due traiettorie del pugno diretto eseguito partendo dai due vertici della base del triangolo. Eseguendo il diretto partendo dalla posizione centrale, ossia dal punto esattamente al centro della base del suddetto triangolo, ossia con la mano esattamente davanti alla bocca, la traiettoria del pugno coinciderebbe con l'altezza del triangolo, che, coerentemente con quanto insegna la matematica, in un triangolo con le caratteristiche che ha questo, non può essere certo più lungo di un lato. Lo stesso vale per qualsiasi segmento che unisca la base al vertice che collega i due lati di eguale lunghezza e che non sia l'altezza del triangolo. Ne consegue che la posizione ottimale è quella con la mano esattamente davanti al volto. Anche in questo caso la velocità di esecuzione è influenzata dalla distanza che intercorre tra la posizione di partenza della mano che colpisce e il bersaglio (cioè dallo spazio da percorrere); diminuendo tale distanza si aumenterà di conseguenza la velocità


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6: la percezione cinestesica è la capacità di percepire la posizione dei propri segmenti corporei e il grado di contrazione dei propri muscoli indipendentemente da informazioni visive. E' garantita dalla presenza di specifici recettori presenti all'interno di tendini, muscoli, articolazioni e legamenti



A cura di:


Marco battaglia Marco battaglia

Laureando in scienze motorie

Cintura Nera 2° Dan di Karate tradizionale (principalmente stile Shotokan Ryu).

marco battaglia




Ultima modifica dell'articolo: 17/06/2016

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