Tecnica del pugno diretto nel combattimento reale

Passiamo ora al grado di divaricata frontale. Il movimento che compone la tecnica globale del pugno diretto che è legato al corretto grado di divaricata frontale, in questo caso, non è la distensione della gamba posteriore ad opera dell'azione del quadricipite femorale della coscia posteriore, bensì il movimento di rotazione del tronco attorno al proprio asse longitudinale mediano nel senso della gamba avanzata, movimento, questo, richiesto quando si colpisce con la mano parallela alla gamba posteriore: provando ad assumere una posizione in cui i piani sagittali di ciascun piede giacciono sulla stessa retta, si noterà che il bacino si dispone naturalmente con il suo piano sagittale esattamente parallelo a quello dei due piedi; mentre se, da questa posizione, si tenta di ruotare il tronco attorno al suo asse longitudinale nel senso della gamba avanzata ci si accorgerà che si incontrano delle resistenze che o possono essere vinte (solo parzialmente) con un buon grado di mobilità articolare5 e con l'applicazione di forza da parte di specifici distretti muscolari, o non possono essere vinte in alcun modo. Se invece si assume una posizione con i piani sagittali dei due piedi ben lontani, quindi stando in divaricata frontale, si noterà che il tronco ruoterà attorno al proprio asse longitudinale in qualsiasi senso senza alcun problema applicando una forza molto blanda rispetto a quella che poteva essere richiesta per una rotazione dalla posizione precedentemente vista. Ne consegue che quanto maggiore è il grado di divaricata frontale, tanto più è facilitato il movimento di rotazione del tronco di cui sopra, premessa, questa, fondamentale all'esecuzione di una buona tecnica di pugno diretto. I motivi che spiegano la resistenza offerta alla rotazione del tronco nel caso di uno scarso grado di divaricata frontale sono due: il primo, più intuitivo e molto semplice, è legato alla resistenza meccanica offerta dalle due cosce che, nel tentativo di ruotare il tronco nel senso della gamba avanzata (come si fa quando si colpisce col diretto usando la mano parallela alla gamba arretrata) partendo da una posizione scarsamente divaricata sul piano frontale, cozzano l'una contro l'altra impedendo che vi sia rotazione. Questo si potrebbe prevenire aumentando il grado di divaricata sagittale ma solo parzialmente, dal momento che in ogni caso il grado di mobilità articolare garantito dall'anatomia dell'articolazione coxo-femorale, per quel che riguarda propriamente la struttura ossea, è relativamente limitato (infatti le ossa della cintura pelvica sono unite tanto intimamente tra loro e col sacro che il livello di mobilità è quasi nullo). Ma vi è un altro motivo per cui si può essere sicuri che in nessun caso si potrà raggiungere un buon livello di torsione, ossia la resistenza offerta dal grado di flessibilità di alcuni muscoli che collegano l'osso dell'anca agli arti inferiori: il moto rotatorio, per sua caratteristica, implica che i punti del corpo che ruota, effettuino, nel loro spostamento, un movimento sia in senso antero-posteriore, sia in senso laterale. Ora, il movimento laterale di per sé non è causa di impossibilità di rotazione nelle condizioni suddette; il problema è insito nel moto in senso antero-posteriore: infatti provando ad effettuare la torsione del tronco nel senso della gamba anteriore partendo da una posizione in cui il grado di divaricata frontale è inferiore alla larghezza dell'osso dell'anca, la distanza tra origine e inserzione dei suddetti muscoli aumenta, avendo come conseguenza diretta che tali gruppi muscolari raggiungono il loro massimo grado di stiramento (stretching) quasi subito e impediscono ulteriori movimenti. Nel caso in cui, invece, si divaricano gli arti inferiori lungo il piano frontale e si prova ad effettuare lo stesso movimento, in virtù della posizione nello spazio dell'origine e dell'inserzione dei suddetti muscoli, l'una in relazione all'altra, differente da quella che avevano nella posizione precedentemente vista, si riesce ad effettuare, con lo stesso grado di flessibilità, un movimento di rotazione molto più ampio. Per motivazioni tattiche, tuttavia, può essere opportuno evitare di tenere gli arti inferiori eccessivamente divaricati. La posizione ottimale è quella espressa precedentemente, ovvero quella in cui ciascuno dei due piedi si trovano esattamente al di sotto dei punti più laterali del bacino.


Pugno diretto Pugno diretto

IMMAGINE 4 In una posizione in cui il grado di divaricata frontale è ridotto (magari in una posizione esasperata come quella dell'immagine 4a) il tronco fa molta più difficoltà a ruotare nel senso della gamba posteriore di quanta non ne faccia se si assume una posizione con gli arti inferiori più divaricati sul piano frontale (immagine 4b).



Per quanto riguarda invece la rotazione del  tronco nel senso dell'arto inferiore posteriore, in effetti non ci sarebbero controindicazioni di tipo biomeccanico nell'assumere una posizione con grado di divaricata frontale molto basso, tuttavia, una posizione del genere non può essere in alcun caso assunta come posizione di guardia dal momento che la tattica lo sconsiglia fortemente (l'equilibrio diventa precario!).

  Per quel che riguarda l'orientamento del piano sagittale del piede posteriore, si è detto che questo deve essere quanto più vicino possibile alla retta immaginaria che unisce il tallone dello stesso piede al luogo fisico su cui giace l'avversario che si fronteggia. Il movimento che compone la tecnica globale del pugno diretto e che richiede questo particolare accorgimento è ancora la rotazione del tronco attorno al suo asse longitudinale mediano e il moto di avanzamento dello stesso in direzione dell'avversario. Per una caratteristica tecnica implicita del pugno diretto (di cui si discuterà ampiamente quando si tratterà della tecnica in sé), il tronco ruotando deve necessariamente essere seguito, nel suo movimento, dall'arto inferiore posteriore che ruota, internamente nel caso in cui la rotazione del tronco avviene nel senso della gamba avanzata (quindi quando si colpisce con la mano parallela alla gamba arretrata) o esternamente nel caso in cui la rotazione del tronco avviene nel senso della gamba arretrata (ossia quando si colpisce con la mano parallela alla gamba avanzata). Tale rotazione deve essere eseguita facendo perno sull'avampiede. Ora, per quel che riguarda il movimento di rotazione del  tronco nel senso della gamba avanzata, un arto inferiore posteriore extraruotato, quindi con un angolo molto ottuso sotteso tra il piano sagittale del piede posteriore e la retta immaginaria che unisce il tallone dello stesso piede al luogo fisico su cui giace l'avversario, impedisce, durante il movimento di rotazione del tronco, un contemporaneo avanzamento dello stesso: un movimento di rotazione attorno ad un punto fisso, infatti, implica che non vi sia mai né allontanamento né avvicinamento al centro di quella circonferenza che è poi la traiettoria del moto, quindi, partendo con il piede posteriore extraruotato (cioè con l'avampiede più lontano dal tronco e dall'avversario di quanto non lo sia evitando l'extrarotazione preliminare), essendo il centro della suddetta circonferenza il punto su cui giace l'avampiede, il tallone, e di conseguenza tutto l'arto inferiore, e il bacino, devono, per mantenere costante la distanza dall'avampiede, arretrare. Tale movimento implica un'inevitabile dispersione di energia cinetica poiché impedisce l'avanzamento del bacino che, in condizioni ottimali, dovrebbe avvenire durante l'esecuzione del pugno diretto.

Immagine 5

pugno diretto

IMMAGINE 5 Effettuando una rotazione sul tronco e facendo sì che tale rotazione sia accompagnata da una rotazione interna da parte dell'arto inferiore posteriore che fa perno sull'avampiede, l'intero corpo compie un movimento di arretramento se si parte da una posizione con il piede posteriore extraruotato.


Vediamo ora di esaminare la situazione che si viene a creare circa il grado di rotazione del piede posteriore nel caso in cui si volesse colpire con la mano parallela alla gamba avanzata: per colpire a questo modo è necessario, come già chiarito, per dare potenza al colpo, una rotazione del  tronco nel senso della gamba arretrata che si coordini agli altri movimenti che costituiscono la tecnica globale del pugno diretto. Ora, assumendo una posizione con l'arto inferiore arretrato extraruotato, il bacino si dispone già, naturalmente, per via delle sue caratteristiche anatomiche, in una posizione laterale rispetto all'avversario. Questa posizione, invece, dovrebbe essere il risultato della conclusione della tecnica. Se si parte già stando laterali rispetto all'avversario, i muscoli addominali obliqui, responsabili della rotazione del tronco, non hanno più la possibilità di compiere il loro lavoro (poiché lo trovano già svolto) coordinandosi agli altri muscoli da contrarre durante l'esecuzione del colpo, di conseguenza il pugno risulterebbe deprivato di buona parte della sua potenza. Se invece si tiene il piede posteriore come spiegato prima, il bacino si dispone semifrontale rispetto all'avversario, così il tronco ha la possibilità di ruotare e l'arto inferiore posteriore di seguirlo extraruotando facendo perno sull'avampiede.


pugno diretto

IMMAGINE 6 Partendo da una posizione con il piede posteriore extraruotato il tronco si dispone già naturalmente, in virtù della sua anatomia (scheletro e strutture annesse), lateralmente rispetto all'avversario. Questo impedisce ai muscoli responsabili della rotazione del tronco di collaborare con altri distretti muscolari nella generazione di potenza durante l'esecuzione del colpo



  E' la volta dell'orientamento del piano sagittale del piede anteriore. Per un'esecuzione del pugno diretto ottimale alla distanza media, sarebbe auspicabile ruotare il tronco attorno al proprio asse longitudinale sino a che non si sia raggiunta la posizione più vicina all'avversario, quindi quella in cui il piano frontale del proprio tronco non sia perpendicolare a quello del tronco dell'avversario. Invece, per un esecuzione ottimale del diretto eseguito con la mano arretrata alla distanza ravvicinata, sarebbe sufficiente una rotazione fino ad assumere una posizione completamente frontale rispetto all'avversario. Infine, per un esecuzione ottimale del pugno diretto eseguito con la mano avanzata alla distanza ravvicinata, sarebbe necessaria una rotazione minima verso il dentro del tronco. In ogni caso, si rende necessaria una rotazione del tronco attorno all'asse longitudinale mediano del corpo. Per facilitare questo tipo di movimento, si potrebbe partire con un piede anteriore già in precedenza extraruotato, nel caso di un colpo sferrato con la mano parallela all'arto inferiore arretrato, o intraruotato, considerando un colpo sferrato con la mano parallela alla gamba avanzata, infatti, la rotazione del tronco attorno al proprio asse, partendo da una posizione semifrontale in rapporto alla dislocazione dell'avversario nello spazio, sarebbe facilitata da legamenti e muscoli (che si detendono passivamente, come nella fase di ritorno dopo l'allungamento muscolare) per il ritorno ad una posizione più naturale quale la stazione eretta senza una extra o intrarotazione da parte degli arti inferiori. Questo, in effetti, potrebbe essere auspicabile dal punto di vista tecnico (biomeccanico), tuttavia la tattica del combattimento sconsiglia fortemente e evidentemente l'assunzione di questo parametro come parte della posizione di guardia.


Pugno diretto Pugno diretto

IMMAGINE 7 In una posizione di partenza con il piede anteriore extraruotato, la rotazione del tronco nel senso della gamba anteriore è facilitata, ma tale posizione non può assumersi come posizione di guardia perché è assurdo dal punto di vista tattico

   
Pugno diretto
IMMAGINE 8 In una posizione di partenza con il piede anteriore intraruotato, la rotazione del tronco nel senso della gamba posteriore è facilitata, ma tale posizione non può assumersi come posizione di guardia perché è assurdo dal punto di vista tattico.

Allora che fare? Ovviamente, stando a quanto espresso qui sopra, quanto più l'arto inferiore avanzato è extraruotato, tanto più l'esecuzione del pugno diretto sferrato con la mano parallela all'arto inferiore arretrato è facilitata, così come pure quanto più l'arto inferiore anteriore è intraruotato, tanto più l'esecuzione del pugno diretto sferrato con la mano parallela all'arto inferiore avanzato è semplificata; il ché significa che, se non si può eseguire una marcata extrarotazione o intrarotazione attiva (cioè con contrazione muscolare preliminare e conseguente dispendio di energia metabolica), quantomeno si può evitare di partire con il piede ruotato nella direzione opposta a quella auspicabile. La posizione ottimale è quindi quella espressa nelle prime righe di questo capitolo, ossia quella in cui il piano sagittale del piede sottende, con la linea retta immaginaria che collega il tallone del piede anteriore al luogo fisico su cui giace l'avversario, un angolo di ampiezza esattamente pari a 0°. Questo è il modo migliore per soddisfare la tecnica e insieme la tattica.



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5: in teoria del movimento umano, si intende per mobilità articolare la capacità di effettuare dei movimenti a livello dei segmenti ossei attorno ad un capo articolare. Quanto più il movimento che si è in grado descrivere è ampio, tanto più si dice che la mobilità articolare è maggiore. La mobilità articolare dipende sia dall'integrità e dalla funzionalità di cartilagini, tendini e tessuto osseo, sia dalla flessibilità del tessuto muscolare (allenabile), intendendo per flessibilità, la capacità che un muscolo ha di allungarsi, di stirarsi.



A cura di:


Marco battaglia Marco battaglia

Laureando in scienze motorie

Cintura Nera 2° Dan di Karate tradizionale (principalmente stile Shotokan Ryu).

marco battaglia




Ultima modifica dell'articolo: 17/06/2016

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