Tecnica del pugno diretto nel combattimento reale

Il combattimento reale è spesso molto vario, tanto che il suo esito è dipendente da un tale numero di fattori che persino lo studente più esperto non può che tralasciarne almeno qualcuno. Questi fattori dimenticati possono essere causa di sconfitta anche dei più forti combattenti in seguito ad uno scontro con un qualsiasi teppistello (un'espressione che mi piace molto in proposito e che descrive, a mio parere, molto bene la situazione "nessuno è invincibile"). Tuttavia c'è un fattore che proprio non può essere trascurato e che chiunque si accosti allo studio del combattimento reale a mani nude, per quanto possa deficere di attenzione e capacità di intuizione, non può non ritenere importante: si tratta della capacità, propria e dell'avversario (o avversari), di gestire lo scontro ad una distanza sufficientemente corta da potersi permettere di colpire con i pugni, cioè a distanza media, ravvicinata e corta1, dal momento che è a questa distanza che normalmente si articola il combattimento. Il pugno diretto, in particolare, è la tecnica di combattimento più utile, dal punto di vista tattico, a dominare l'avversario alla distanza media e ravvicinata. Ovviamente, però, come tutti i colpi di Arti marziali, per poter sortire il suo massimo effetto, deve essere sferrato rispettando dei parametri tecnici. Vediamo quali sono.

LA POSIZIONE DI PARTENZA DEL PUGNO DIRETTO:

Come per tutti i colpi, anche per il pugno diretto è necessario che l'esecuzione parta da una posizione idonea a garantirne velocità e potenza, quindi idonea a cogliere di sorpresa l'avversario e a fargli male (per impedirgli di fare male a sua volta). La posizione di partenza del pugno diretto deve essere così costruita: gli arti inferiori devono trovarsi in una discreta divaricata sagittale2 con le gambe appena flesse sulle cosce; il grado di divaricata frontale deve essere tale che quelle due linee rette immaginarie perpendicolari al suolo e passanti ciascuna per uno dei due punti più laterali del bacino passino anche ciascuna per un piede (idealmente la suddetta retta dovrebbe congiungersi con un'altra retta che divide il piede in una metà di sinistra e una di destra); l'angolo sotteso tra quella linea retta immaginaria che divide il piede posteriore in una metà sinistra e una metà destra e la retta congiungente il tallone dello stesso piede con la direzione in cui si trova l'avversario deve essere in valore numerico quanto più possibile vicino a 0°; lo stesso vale per il piede anteriore; il tronco deve essere tenuto in una posizione semifrontale in relazione alla dislocazione dell'avversario nello spazio; il capo deve orientarsi in una posizione tale che si riesca a tenere lo sguardo fisso sull'avversario (in effetti è necessario mantenere lo sguardo sull'avversario durante tutta l'esecuzione della tecnica). La posizione dell'arto superiore arretrato, ossia dell'arto superiore parallelo all'arto inferiore posteriore, deve essere tale che l'avambraccio sia flesso sul braccio; il pugno, chiuso ma non serrato con forza, si dispone anteriormente rispetto alla bocca. Per i principianti, può essere opportuno adottare una posizione leggermente differente che, sebbene non faciliti l'acquisizione della posizione di partenza, facilita certo l'apprendimento della tecnica del pugno diretto. Tale posizione deve essere così composta: l'avambraccio in flessione sul braccio; il pugno chiuso, ma non serrato con forza, deve trovarsi con le nocche delle dita prossime a toccare lo zigomo più vicino. Per quel che riguarda invece la posizione dell'arto superiore avanzato (in gergo, "il braccio guida"), deve disporsi in atteggiamento breve (ossia con l'avambraccio flesso sul braccio), con il pugno chiuso ma non serrato con forza, in modo tale che la mano si trovi esattamente dinanzi all'altra. Entrambe le spalle devono essere leggermente elevate. Entrambi i gomiti devono trovarsi aderenti al tronco.


Pugno diretto Pugno diretto

IMMAGINE 1a La posizione di partenza del pugno diretto vista di fronte. Notare le spalle leggermente elevate. Questa accortezza garantisce la possibilità di tenere l'intero capo sotto la protezione degli arti superiori durante l'esecuzione del colpo

IMMAGINE 1b La posizione di partenza del pugno diretto vista di lato

   
Pugno diretto Pugno diretto
IMMAGINE 2a La posizione di partenza alternativa (per principianti) vista di fronte IMMAGINE 2b

La posizione di partenza alternativa (per principianti) vista di lato.


Spiegherò ora la motivazione di ciascuno dei suddetti accorgimenti tecnici da adottare. Iniziamo dal grado di divaricata sagittale che devono adottare gli arti inferiori per assumere la posizione di partenza e dal grado di piegamento che le gambe devono avere sulle cosce. Non mi soffermerò molto su questi particolari dal momento che le motivazioni per cui è necessario tenere le gambe in divaricata sagittale e semipiegate sulle cosce è la stessa per cui bisogna farlo nell'assunzione della posizione di partenza del calcio circolare. Consiglio quindi, a chi desiderasse maggiori dettagli, di consultare l'articolo "tecnica del calcio circolare nel combattimento reale" al paragrafo suddetto. Qui, mi limito a chiarire che man mano che aumenta il grado di divaricata sagittale l'angolo sotteso tra l'arto inferiore posteriore e il suolo diventa sempre più acuto, pertanto il vettore generato dalla distensione del suddetto arto (movimento questo che, come sarà più avanti spiegato, compone la tecnica globale di pugno diretto) avrà una componente verso l'avanti tanto maggiore quanto maggiore sarà il grado di divaricata sagittale dei due arti inferiori e una componente verso l'alto tanto minore quanto più i due arti inferiori saranno tenuti vicini. E' quindi necessario tenere gli arti inferiori in divaricata sagittale in modo tale da garantire alla forza generata dall'arto inferiore posteriore un verso che la porti ad abbattersi contro l'avversario.


Pugno diretto Pugno diretto

IMMAGINE 3 Tenendo una posizione molto divaricata sul piano sagittale (immagine 3a), al momento della distensione della gamba posteriore, si viene a generare un vettore con una componente verso l'avanti decisamente più importante di quanto non sarebbe qualora si partisse da una posizione meno divaricata (immagine 3b). In quest'ultimo caso, la componente con modulo maggiore del vettore generato dalla distensione della gamba posteriore ha come verso l'alto.


Per quel che riguarda, invece, il grado di piegamento delle gambe, questo non deve essere troppo marcato perché altrimenti oltre a favorire una estensione eccessiva dei quadricipiti femorali, muscoli antigravitari, (allontanando i filamenti di miosina da quelli di actina3 e ostacolandone quindi lo scorrimento l'una sull'altra), si allontana troppo l'asse longitudinale mediano4 della gamba da quello della coscia, rimuovendo l'azione di puntello, esercitata dalla gamba, che facilita l'azione antigravitaria dei quadricipiti (e che quindi previene l'insorgenza della fatica). Il piegamento delle gambe sulle cosce, d'altro canto, non deve neanche essere inesistente, perché, se così fosse, il quadricipite femorale della coscia posteriore non potrebbe più esercitare quell'azione di distensione della gamba posteriore sulla coscia che deve comporre la tecnica del pugno diretto e l'arto inferiore anteriore formerebbe un puntello che contrasterebbe l'azione di avanzamento del corpo in seguito a distensione della gamba posteriore. Per quel che riguarda però il grado di divaricata sagittale, occorre fare una puntualizzazione non valida per l'esecuzione del calcio circolare, ma importante per quella del pugno diretto: una divaricata sagittale troppo marcata, oltre a essere assurda dal punto di vista tattico, impedisce un'esecuzione corretta di uno dei movimenti che costituiscono globalmente la tecnica del pugno diretto sferrato con l'arto arretrato: per via delle origini e delle inserzioni di alcuni muscoli (che collegano il tronco con l'arto inferiore), stando in divaricata sagittale marcata si fa molta più fatica a ruotare il tronco attorno al suo asse in senso orario se l'arto inferiore avanzato è il destro (quindi se si deve colpire di sinistro) e in senso antiorario nel caso in cui la gamba avanzata è la sinistra (si colpisce di destro). Sono questi i movimenti che costituiscono, come sarà ampiamente trattato nel capitolo successivo, la tecnica del pugno diretto (specie quella sferrata a distanza media, poiché qui è necessaria una torsione più ampia del tronco; per il diretto sferrato a distanza ravvicinata, in effetti, ci si potrebbe permettere di tenere una divaricata più marcata, ma comunque senza esagerare) e che vengono invalidati da una posizione di partenza con gli arti inferiori troppo divaricati sul piano sagittale.


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1: nello studio delle Arti marziali, degli sport da combattimento o del combattimento in genere, si è soliti, per esigenze didattiche, identificare lo spazio che c'è tra lo studente e il suo avversario con differenti nominativi a seconda della distanza che separa i due combattenti: in ogni scuola usano distinzioni diverse. Personalmente ritengo che la più adeguata allo studio del combattimento reale sia quella in cui si distingue:

  1. una distanza di sicurezza, in cui si è fuori dalla portata dell'avversario e la propria incolumità non è minacciata da nessun arto dell'avversario;
  2. una distanza lunga o distanza di calcio, in cui si ha la possibilità di colpire l'avversario con calci ma non con pugni;
  3. una distanza media o distanza di pugno, in cui si può colpire efficacemente l'avversario con tecniche di pugno (o comunque con tecniche che si servono delle mani come parte del corpo che colpisce) estendendo completamente gli avambracci sulle braccia;
  4. una distanza ravvicinata o distanza di intrappolamento, in cui la distanza che separa dall'avversario è circa pari alla lunghezza dell'avambraccio e, al massimo, un'altra metà dello stesso segmento corporeo. A questa distanza ci sono colpi sferrati con le mani e talvolta con i gomiti;
  5. una distanza corta o distanza di corpo a corpo (clinch), in cui il tronco di un combattente è a contatto con quello dell'altro (o, al massimo, a qualche centimetro di distanza).

2: l'atto del divaricare implica l'allontanamento reciproco di due arti che si muovono in direzione opposta. Una divaricata sagittale è quindi quella posizione che consegue ad una divaricazione, in questo caso delle gambe, sul piano anatomico sagittale ossia quel piano immaginario che divide il corpo in due metà, una sinistra e una destra. Esiste anche un piano anatomico frontale, che divide il corpo in due metà, una anteriore e una posteriore (su di esso avviene la divaricata frontale) ed un piano anatomico trasversale che divide il corpo in una metà superiore e una inferiore.

3: i filamenti di miosina e quelli di actina sono due differenti tipi di filamenti proteici presenti nel tessuto muscolare che, scorrendo l'uno sull'altro, permettono la contrazione muscolare. Il meccanismo attraverso cui questo scorrimento può avvenire è molto complesso ed è detto ciclo dei ponti trasversali.

4: gli assi anatomici sono delle linee immaginarie usate in anatomia come riferimento per individuare i movimenti intorno alle articolazioni. Essi sono tre: asse longitudinale mediano, che percorre il corpo verticalmente dal limite superiore del capo ai talloni (si immagina il corpo in una posizione di "attenti" con entrambi gli avambracci extraruotati in modo che i palmi delle mani siano rivolti verso l'osservatore. Tale posizione è detta posizione anatomica); asse trasversale, che percorre il corpo orizzontalmente da una spalla all'altra; asse sagittale, che percorre orizzontalmente il corpo dallo sterno al dorso.

 



A cura di:


Marco battaglia Marco battaglia

Laureando in scienze motorie

Cintura Nera 2° Dan di Karate tradizionale (principalmente stile Shotokan Ryu).

marco battaglia


Ultima modifica dell'articolo: 17/06/2016

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