La tecnica del calcio circolare

« La posizione di partenza del calcio circolare


Abbiamo visto come dovrebbe essere la posizione di partenza del calcio circolare, ma vediamo ora la dinamica del colpo in sé. Abbiamo detto che il primo movimento da effettuarsi è la distensione completa della gamba posteriore così da favorire il movimento dell'intero tronco in avanti con una traiettoria che ricorda quella del colpo stesso. Contemporaneamente a questo movimento, però, è necessario effettuarne un altro a livello dell'arto inferiore anteriore, ma soprattutto a livello del gluteo parallelo alla stessa. Questo movimento consiste in una spinta da parte del grande gluteo, medio gluteo, piccolo gluteo, piriforme, otturatore interno, tensore della fascia lata e in parte del bicipite femorale, semitendinoso, semimebranoso e altri muscoli agonisti del quadricipite femorale dell'arto posteriore presenti sull'arto anteriore e sul gluteo parallelo. Questo movimento garantisce maggiore potenza al colpo, ma, è bene ricordare, la maggior parte di questa potenza nella fase nascente della tecnica è garantito dalla spinta del quadricipite. Durante l'esecuzione di questi movimenti se ne deve iniziare un altro, la cui conclusione, però, non deve coincidere con quella degli altri due, ma deve finire contemporaneamente alla fase d'impatto del calcio con il bersaglio (impatto che può essere anche ideale, se si prova la tecnica a vuoto o se durante il combattimento viene schivato). Si tratta della rotazione interna del bacino (si contraggono i muscoli addominali obliqui). E' questo il movimento che contribuisce in modo più significativo a dare la traiettoria circolare al colpo!


Calcio circolare

IMMAGINE 9 La posizione corretta che il corpo dovrebbe assumere una volta terminata la distensione dell'arto inferiore posteriore vista di fronte.

IMMAGINE 8 Come nell'immagine 9, vista di lato. Si noti che rispetto alla posizione di partenza il tronco e il capo sono più vicini all'arto inferiore anteriore, quindi all'avversario. Questo brusco avvicinamento all'avversario potrebbe costituire un problema strategico.


Questo movimento deve però coordinarsi in modo molto accurato con gli altri movimenti che constituiscono sinteticamente tutto il colpo, perché se così non fosse si verificherebbero delle dispersioni di energia: quando un arto inferiore è avanzato rispetto all'altro, un'intrarotazione eccessiva del bacino (conseguenza di un movimento effettuato troppo presto rispetto a quello di distensione dell'arto inferiore posteriore) contribuisce a distaccare il tallone del piede posteriore dal suolo (tutto ciò potrebbe forse essere ovviato con degli allenamenti adeguati di mobilità articolare a livello dell'articolazione della caviglia) e a costringere tale piede ad un appoggio precario con il terreno che:

  1. destabilizza l'equilibrio per cui, se l'avversario dovesse mettere in pratica delle azioni volte a destabilizzare ulteriormente la posizione, si perderebbe del tutto la capacità di mantenere la stazione eretta o posizioni simili con conseguente sconfitta;
  2. diminuisce la forza generata dal quadricipite della gamba posteriore (solo in un'intrarotazione molto esasperata) perché non fornisce all'arto che si distende un appoggio sufficientemente stabile;
  3. espone la caviglia ad infortuni.
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IMMAGINE 10 Questa fotografia mostra la posizione (errata) che assume chi intraruota troppo e troppo presto il bacino.


Se, al contrario, il movimento di rotazione del bacino viene iniziato troppo tardi (dopo che la distensione è terminata) si viene a creare una fase passiva nell'esecuzione della tecnica (tra la fine della distensione della gamba posteriore e l'inizio della rotazione del bacino nessun muscolo si contrae isotonicamente6, pertanto non viene generata forza) in cui il corpo si muove per inerzia, quindi la potenza del colpo generata precedentemente continua a calare finché tale fase dura.
  Ne consegue che la rotazione del bacino deve iniziare durante il movimento di distensione della gamba e deve concludersi al momento dell'impatto con il bersaglio.

  Ora, nel momento in cui l'arto inferiore posteriore si stacca dal suolo, gli unici muscoli che generano forza sono quelli responsabili della rotazione del bacino. Per amplificare la loro potenza mentre l'arto che calcia è in attitudine di sospensione7 si slanciano gli arti superiori nella direzione in cui avviene la rotazione, qualora la situazione tattica non richieda una protezione per il capo, il collo o il tronco. Altra accortezza che amplifica la potenza generata dagli addominali obliqui consiste nel sollevare il piede d'appoggio dal suolo sino a lasciarvi appoggiato solo l'avampiede. In effetti, se si arrivasse a staccare completamente il piede dal suolo, verrebbe a mancare qualsiasi resistenza offerta dall'attrito o da altre forze, per cui il colpo avanzerebbe più rapidamente e conserverebbe una quantità maggiore della sua potenza originaria, ma l'equilibrio in questo modo sarebbe troppo precario! Non si deve mai dimenticare che tutte queste tecniche sono colpi di Arti marziali! Non gesti ginnici fini a se stessi! Pertanto bisogna sempre calarli in una situazione realistica di combattimento. In combattimento, infatti, sarebbe facile perdere l'equilibrio per via di un'azione avversaria e non ci si può permettere una fase di volo ogni volta che si tira un calcio circolare. Per facilitare l'azione dei muscoli dell'arto inferiore anteriore che sono agonisti del quadricipite femorale dell'arto inferiore posteriore è bene non staccare la pianta del piede anteriore sino a che l'azione dei suddetti muscoli non si sia esaurita. Infatti, se si stacca prima, gli agonisti del quadricipite si trovano a dover svolgere il loro compito in una leva più svantaggiosa, perché sollevando il tallone si allungherebbe il braccio della resistenza, rappresentato dall'intero arto inferiore anteriore sino al punto di appoggio, che invece di essere il tallone, è l'avampiede (più lontano dal fulcro).

  Dopo che l'arto inferiore posteriore si è staccato dal suolo, è necessario che si fletta nuovamente quanto più rapidamente possibile per assumere una posizione più aerodinamica (e diminuire l'attrito). Può anche essere utile una contemporanea leggera intrarotazione della coscia affinché la gamba si disponga con la parte anteriore (in riferimento alla posizione anatomica8) rivolta verso il bersaglio.


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IMMAGINE 12 Importante posizione di passaggio nell'esecuzione del calcio circolare vista di fronte

IMMAGINE 11 Come nell'immagine 12 vista di lato. Notare come la gamba d'appoggio è leggermente piegata. Questo accorgimento favorisce il mantenimento dell'equilibrio durante l'esecuzione del calcio


Nella fase finale del movimento, la gamba che calcia, precedentemente flessa, deve estendersi in modo che raggiunga il bersaglio quasi completamente tesa. Non si estenderà completamente prima di raggiungere il bersaglio perché se così si facesse la potenza generata dal quadricipite femorale andrà ad essere esaurita dall'azione degli antagonisti (flessori della gamba), come si fa durante gli allenamenti in cui si colpisce a vuoto (in gergo, "all'ombra") o, peggio, a scaricarsi contro l'articolazione del ginocchio (molto pericoloso per la salute della stessa, oltre che doloroso); non si estenderà neanche troppo poco, perché se si facesse a questo modo la forza del quadricipite si applicherebbe all'arto per troppo poco tempo e non si genererebbe quell'accelerazione che si avrebbe se si facesse in modo diverso e che causerebbe una potenza maggiore.

  Sempre nella fase finale dell'esecuzione del colpo, qualora la situazione tattica non richieda particolari protezioni (parate o deviazioni), è auspicabile che l'arto superiore parallelo a quello inferiore che calcia venga slanciato in atteggiamento lungo9 nella direzione opposta a quella in cui viaggia il calcio in modo che la scapola si chiuda. Questo dà al tronco una spinta in direzione opposta a quella del calcio che, attraverso il bacino, si trasferisce, come un'onda, all'arto che calcia, dando al colpo le caratteristiche di una frustata. Con l'altro arto superiore è sempre meglio proteggersi il volto (pugno chiuso, avambraccio perpendicolare al suolo, in flessione sul braccio e a 45° circa rispetto all'avanti).

  Altro parametro tecnico da rispettare è la contrazione dei muscoli addominali al momento dell'impatto: questa è un'accortezza che serve a garantire al combattente che esegue il calcio circolare quella rigidità del tronco che se assente, oltre a rendere instabile l'equilibrio, può favorire l'assunzione di posizioni non corrette ai fini del direzionamento della forza. Poiché i muscoli addominali sono dei muscoli espiratori che intervengono nell'espirazione forzata, in alcune discipline marziali (Muay Thai, Karate) si usa emettere un urlo nel momento in cui il colpo si schianta contro il bersaglio, di modo che vi sia quella contrazione di cui sopra.


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IMMAGINE 14 Altra posizione di passaggio nell'esecuzione del calcio vista di fronte.

IMMAGINE 13 come nell'immagine 14 vista di lato


  Al momento in cui il colpo impatta contro il bersaglio, però, soprattutto una cosa è molto importante: l'atteggiamento del piede dell'arto d'appoggio. Si è detto che mentre la gamba che calcia viaggia verso il bersaglio, dopo lo stacco della stessa, il tallone della gamba d'appoggio deve essere sollevato dal suolo per garantire una maggiore efficacia della tecnica. Questo non è tuttavia valido nel momento più importante dell'esecuzione: quello in cui il calcio deve provocare il suo effetto colpendo l'avversario. Infatti, nel momento in cui il colpo si schianta contro il bersaglio, all'azione che l'arto che calcia esercita sul bersaglio, per il terzo principio della dinamica, corrisponde una reazione uguale e contraria che, se non si oppone a nessuna altra forza (a parte, ovviamente, l'attrito viscoso), non può essere sfruttata in modo vantaggioso come ulteriore fonte di potenza per il calcio. Se a questa reazione uguale e contraria all'azione dell'arto che calcia se ne opponesse una terza, uguale e contraria alla seconda, la seconda reagirebbe a questa terza azione, sempre per il terzo principio della dinamica, in modo uguale e contrario, cioè analogo alla prima azione, quella della gamba che calcia. A questo modo aumenterebbe l'azione del calcio circolare. Ma da dove può venire la forza che si oppone alla reazione generata dall'azione della gamba che calcia? Dall'attrito radente del corpo appoggiato sulla pianta del piede della gamba d'appoggio. Se il tallone della gamba d'appoggio si trova appoggiato al suolo al momento dell'impatto, viene a crearsi una forza di attrito notevole che impedisce l'arretramento dell'arto che ha calciato lungo la sua traiettoria: quando il corpo è appoggiato su di una superficie e si vuole eseguire un movimento simile ad una rotazione attorno al proprio asse longitudinale, l'unico punto della parte del corpo su cui si sta appoggiati che ruota è il punto esattamente sotto al baricentro del corpo, tutti gli altri punti eseguono un movimento di rivoluzione attorno al punto sotto al baricentro. Ora, il movimento di rotazione che esegue il punto d'appoggio sotto al baricentro non genera forza d'attrito (è come puntare una matita contro un foglio di carta e farla ruotare attorno al suo asse senza muovere la mina: per quanto si possa pressare forte verso il foglio, la fatica che si farà per far ruotare la matita sarà sempre uguale), ma sono gli altri punti, quelli che traslano, a generare tale forza. Se non vi fossero punti che traslano non vi sarebbe forza d'attrito, situazione, questa, che idealmente sarebbe trasferibile al calcio circolare la cui fase conclusiva è fatta con tallone e pianta del piede della gamba d'appoggio sollevati. Ne consegue che, per avere una maggiore forza d'attrito su cui contare, è bene tenere il piede d'appoggio completamente appoggiato a terra.


Calcio circolare

IMMAGINE 15 Questa fotografia raffigura il momento dell'impatto della gamba con il bersaglio. Notare come l'arto superiore parallelo alla gamba d'appoggio resti alto a protezione del volto, mentre quello controlaterale venga slanciato in direzione contraria a quella del calcio.


  Una volta che il colpo si è esaurito contro il bersaglio (o a vuoto), è necessaria una flessione della gamba che ha colpito quanto più rapida possibile per evitare che l'arto venga afferrato dall'avversario (cosa che si può verificare se questi riesce in qualche modo ad evitare di subire il colpo o se lo incassa). Se questo avvenisse, il combattimento si potrebbe concludere in favore dell'avversario (da una presa su arto inferiore si può concludere, per esempio, con una leva articolare che spezza l'arto, oppure con una proiezione10 che costringe ad una posizione troppo sfavorevole perché si possa avere la meglio). Si deve però stare attenti a non programmare questo movimento troppo presto, iniziando a flettere i muscoli responsabili di eseguirlo quando ancora il calcio non ha raggiunto il bersaglio (errore, questo, piuttosto comune). Se questo dovesse accadere, è vero che si riduce la probabilità che l'avversario riesca ad afferrare l'arto che ha colpito perché diminuisce il tempo in cui resta in estensione, ma a questo modo si trasforma il movimento che esegue l'arto che calcia in un moto armonico, iniziando una decelerazione volontaria del colpo ancor prima che questo abbia raggiunto il bersaglio. Così facendo si perde molta potenza!
  Contemporaneo a questo movimento deve essere il movimento di rotazione del bacino e di adduzione e extrarotazione della coscia per ritornare alla posizione di partenza in cui l'arto che prima era posteriore qui diventa anteriore e viceversa. Poi si può abbassare la gamba che ha calciato per riprendere contatto col suolo nella posizione di guardia.



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6: una contrazione isotonica è una contrazione che implica movimento a livello dei capi articolari coinvolti in modo da vincere la resistenza (es. sollevare un manubrio relativamente leggero). Una contrazione isometrica invece è una contrazione che non implica alcun movimento a livello dei capi articolari coinvolti (es. spingere contro un muro).

7: cioè è staccato dal suolo.

8: tale posizione prevede il soggetto in piedi, con la base d'appoggio leggermente allargata, il capo eretto con lo sguardo rivolto in avanti, le spalle addotte lungo i fianchi in leggera extrarotazione, gli avambracci estesi e supinati in modo che i palmi delle mani siano rivolti in avanti. La posizione del polso, delle articolazione metacarpo-falangee ed interfalangee è indifferente rispetto alla flessione ed all'estensione, e le dita sono leggermente abdotte, compreso il pollice.

9: cioè teso.

10: le proiezioni sono tecniche complesse che servono a sbilanciare l'avversario e a farlo cadere. Difficilmente sono tecniche violente e, quando lo sono, il danno che possono arrecare all'avversario dipende unicamente dall'impatto violento del corpo dell'avversario con il suolo.

 


 


TEORIA E TECNICA DEL CALCIO CIRCOLARE

Ultima modifica dell'articolo: 17/06/2016

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