L'allenamento del calcio circolare

- Prima parte -


« la tecnica del calcio circolare


Visto di quali elementi tecnici si compone il calcio circolare, vediamo ora quali sono i modi più efficaci per allenarlo e per imparare quanto più velocemente possibile a eseguirlo nel modo più corretto. Prima di scendere sul pratico, però, è necessario fare una premessa sui tipi di movimento umano esistenti e sull'apprendimento motorio affinché si possa apprezzare completamente il senso di un programma di allenamento.

I movimenti umani possono suddividersi in tre categorie: movimenti riflessi, movimenti volontari e movimenti automatici (da non confondere con automatismo). Questi tipi di movimenti differiscono tra loro per la zona del sistema nervoso centrale da cui sono controllati e per il tipo di stimolo necessario ad attivarli. Il movimento riflesso è un movimento che viene attivato in seguito ad una stimolazione sensoriale ad una parte periferica del proprio corpo. Lo stimolo che viene percepito perifericamente viene inviato al midollo spinale, dove viene elaborato, il quale è responsabile della risposta riflessa allo stimolo. Esempi classici sono l'uomo che ritrae la mano dopo che questa è entrata in contatto con una fonte di calore intenso, oppure l'uomo che ritrae il piede dopo averlo appoggiato su di uno spillo. Il movimento volontario, invece, è un movimento che viene attivato, appunto, per propria decisione ed è controllato dalla corteccia cerebrale. Un esempio può essere l'afferrare un oggetto o il ruotare il capo per guardare la persona con cui si sta parlando. Il movimento automatico infine è quel tipo di movimento che è stato ripetuto talmente tante volte che si è interiorizzato a tal punto da potersi attivare e gestire senza un controllo cosciente. Esso è sotto il controllo di zone quali ad esempio il cervelletto, il talamo o il corpo striato. Alcuni esempi di movimento automatico sono il camminare, il pedalare, il guidare l'automobile (per chi lo ha già fatto per diverso tempo) ecc. Ora, apprendere un movimento significa necessariamente renderlo automatico! Un marzialista (o uno sportivo) quando esegue un gesto tecnico, nella stragrande maggioranza dei casi, deve calarlo in un contesto tattico tale da rendergli impossibile pensare ad un esecuzione tecnica corretta del gesto perché deve prestare attenzione più che a sé, all'avversario o agli avversari. E' quindi necessario ripetere un movimento, ovviamente in modo corretto, affinché lo si interiorizzi sino al punto da potersi permettere di svincolare la propria mente dal controllo cosciente della tecnica. Ma di preciso come si fa a rendere un movimento automatico? Lo sviluppo dell'abilità motoria (cioè della capacità di compiere prestazioni motorie complesse con il minor numero possibile di errori e nella maniera più adatta allo scopo) si svolge attraverso quattro fasi: la prima fase, detta fase di progettazione del piano, è quella in cui l'allievo apprende un movimento dal punto di vista teorico, osservandolo e/o sentendo l'insegnante che lo descrive11. La seconda fase è quella del piano operativo, in cui l'allievo prova ad eseguire il movimento. Ma l'apprendimento avviene per prove ed errori, quindi è più che probabile che nel primo tentativo di esecuzione del gesto tecnico l'allievo commetta diversi errori. Confrontando poi le informazioni che riceve a livello periferico circa il movimento che ha effettuato con il modello che si è creato durante la prima fase, riesce a rendersi conto autonomamente dei propri errori (feedback). Qualora si rendesse necessario un intervento da parte dell'insegnante che spiega all'allievo quali sono stati gli errori che ha commesso significa o che l'allievo non è capace di riconoscere ed interpretare le informazioni che il corpo gli invia durante l'esecuzione del movimento o che non ha ben compreso il modello tecnico dell'azione che deve eseguire. L'intervento dell'insegnante deve essere fondato sulla compensazione delle lacune dell'allievo. Arrabbiarsi con lui non serve a nulla, se non a demotivarlo e a fargli venire in mente l'idea di abbandonare la disciplina (frequente nei principianti). A questo punto si passa alla terza fase, detta di adattamento del piano: facendo tesoro dell'esperienza precedente l'allievo prova nuovamente a ripetere il movimento cercando di evitare gli errori che prima ha commesso. Nella quarta fase, detta dell'apprendimento motorio definitivo, l'allievo perfeziona ulteriormente il gesto tecnico. A questo punto si può scendere più nel pratico parlando di quali metodologie di insegnamento si possono utilizzare per insegnare il calcio circolare (come qualsiasi altra tecnica). E' necessario sottolineare che l'apprendimento motorio avviene sempre attraverso l'assimilazione di modelli per mezzo di processi che mirano all'acquisizione di esperienza12. Per acquisire questa esperienza si può procedere sostanzialmente attraverso due vie (mappe di apprendimento motorio13): orientare la propria azione verso la precisione più assoluta del gesto tecnico, quindi scomponendolo in tutti i movimenti che lo costituiscono analiticamente (mappa di apprendimento motorio a striscia, rigida o automatizzata), o cercare di ricreare delle situazioni volte a permettere che l'allievo possa padroneggiare il movimento tecnico in diverse situazioni (mappa di apprendimento motorio estesa o elastica. In questo caso il movimento va insegnato in forma globale). Entrambi questi metodi vanno utilizzati secondo proporzioni differenti a seconda del livello di esperienza dell'allievo. Più in dettaglio14:


FASI DI APPRENDIMENTO15

METODO DI INSEGNAMENTO

fase della predisposizione dell'esercizio voluto

Durante questa fase è necessario creare una prima rappresentazione del movimento da apprendere con attività basilari ed esercizi propedeutici.

 

fase della coordinazione grezza

In questa fase il movimento si insegna in modo globale, ma non ci si deve aspettare che l'allievo lo esegua in modo estremamente coordinato. E' sufficiente che l'allievo costruisca il pattern globale del movimento.

 

fase della coordinazione fine

Durante questa fase, bisogna mantenere l'esecuzione globale del movimento durante le sedute di allenamento cercando di non perdere quell'aspetto di coordinazione grezza che precedentemente si è sviluppato nell'allievo, ma è necessario anche un approccio analitico al movimento affinché per ciascuna delle componenti del movimento globale si acquisisca la massima coordinazione. La situazione in cui si riproduce il movimento da apprendere è standardizzata, sempre costante.

fase di consolidamento della coordinazione fine o della  disponibilità variabile

Nell'ultima fase, bisogna calare il movimento che si è precedentemente appreso in situazioni tattiche (quanto più realistiche possibili) mutevoli. L'obbiettivo pedagogico è la capacità di aggiustare la propria reazione al mutare delle situazioni esterne16.


Porto ora degli esempi di movimenti analitici che costituiscono il calcio circolare e che possono essere allenati individualmente:

MOVIMENTO DA ALLENARE

ESERCITAZIONE PRATICA

Stacco della gamba posteriore

Dalla posizione di partenza (data già per acquisita) distendere con energia la gamba posteriore. Per far divertire l'allievo si potrebbe farlo eseguire a ritmo di musica (elemento che, peraltro, favorisce la coordinazione). E' necessario aver cura che l'allievo non si scomponga durante l'esecuzione del gesto (il tronco deve restare eretto, la guardia alta, lo sguardo rivolto in avanti ecc.).

Flessione della gamba che calcia dopo la distensione della stessa

Assumere la posizione che si ha subìto dopo lo stacco (con arto inferiore posteriore leggermente staccato dal suolo) e, continuativamente (questo favorisce l'apprendimento), flettere la gamba che calcia. Per rendere l'esercizio più comprensibile all'allievo, si potrebbe dargli un riferimento facendolo colpire con il ginocchio contro un colpitore.

Rotazione del corpo tenendo la gamba che colpisce flessa per raggiungere il bersaglio con una traiettoria circolare

Assumere la posizione si partenza e, distendendo la gamba posteriore per darsi la spinta, ruotare attorno al proprio asse longitudinale avendo cura di non scomporsi e soprattutto di alzare e abbassare il tallone del piede d'appoggio al momento giusto. Quando il tronco si troverà lateralmente rispetto all'ipotetico bersaglio, si dovrà frenare la rotazione appoggiando completamente la pianta e il tallone del piede d'appoggio a terra.



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11: è necessario puntualizzare che quando l'allievo è un bambino, la principale fonte di acquisizione di nozioni teoriche circa l'esecuzione di un movimento è la vista, quindi l'insegnante, piuttosto che prediligere una spiegazione verbale del gesto dovrà mostrarlo praticamente. Ovviamente può capitare il bambino che fa eccezione a questa regola, per cui l'insegnante non dovrà mai trascurare di prestare attenzione alle caratteristiche psicologiche dell'allievo.

12: non è mai stato dimostrato che vi sono differenze significative tra l'apprendimento di nozioni teoriche e l'apprendimento motorio. Infatti entrambe sono basate sul ricordo. Vi è però una differenza che non è da trascurarsi: l'apprendimento motorio, perché possa avvenire, deve necessariamente essere fondato sulla pratica del movimento che si desidera apprendere (per esempio, non è possibile imparare a eseguire il bagher della pallavolo semplicemente osservandolo. Bisogna provare a ripeterlo!).

13: Cfr., Tolman.

14: queste fasi delineano le varie tappe della progressione didattica da seguire durante i mesi di allenamento. Perché vi sia efficacia è necessario che si rispetti l'ordine cronologico in cui sono disposte nella tabella seguente.

15: Martin (1977) ha proposto questa classificazione

16: i movimenti umani possono essere ulteriormente classificati in movimenti chiusi e in movimenti aperti. I primi sono quei movimenti che si applicano in una situazione in cui manca un disturbo proveniente dall'esecutore stesso. I movimenti aperti, invece, possono venire influenzati dall'ambiente esterno quindi l'errore può derivare dal mancato adattamento dell'esecutore all'ambiente in cui si esegue il gesto. Esempio di movimento chiuso è la corsa durante una gara di atletica. Esempio di movimento aperto è il calcio circolare delle Arti marziali che si deve adattare al contesto tattico cui si è costretti dall'avversario. Ovviamente l'ultima fase dell'apprendimento motorio è particolarmente adatta alla pratica delle Arti marziali.


 


TEORIA E TECNICA DEL CALCIO CIRCOLARE

Ultima modifica dell'articolo: 22/11/2016

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