La posizione di partenza del calcio circolare

« Introduzione


Vediamo ora più in dettaglio come dovrebbe essere sferrato un calcio circolare in combattimento reale. La posizione di partenza è molto importante nell'esecuzione della tecnica (non solo quella del calcio circolare): essa deve essere costituita in modo tale che il corpo sia disposto in una discreta divaricata sagittale1 e i talloni giacciano ciascuno sulla perpendicolare alla retta verticale che passa per il punto più laterale del bacino dallo stesso lato (i piedi "alla larghezza del bacino"); l'angolo sotteso tra  quella linea immaginaria che divide il piede posteriore in una metà sinistra e una metà destra e la retta congiungente il tallone dello stesso piede con la direzione in cui si trova l'avversario deve essere in valore numerico quanto più possibile vicino a 0°. Il tronco si orienta naturalmente in una posizione semifrontale in rapporto alla dislocazione dell'avversario nello spazio. Mentre la posizione degli arti superiori nella posizione di partenza è irrilevante ai fini di una buona esecuzione tecnica del calcio circolare (per quanto abbia la sua importanza tattica!), è necessario avere l'accortezza di rivolgere lo sguardo verso l'avversario e mantenerlo su di lui durante tutta l'effettuazione del colpo. Questo non solo per motivazioni tattiche di controllo delle azioni avversarie, ma anche per evitare movimenti di rotazione a livello della colonna che potrebbero causare dispersione di energia cinetica. Sia la gamba anteriore che quella posteriore devono essere semipiegate.


Calcio circolare

IMMAGINE 1 Posizione di partenza ideale vista di fronte (la posizione degli arti superiori è trascurabile).

IMMAGINE 2 Posizione di partenza ideale vista di lato (la posizione degli arti superiori è trascurabile).


Focalizziamo ora la nostra attenzione su ciascuno di questi accorgimenti che si devono adottare per assumere la posizione di partenza più vantaggiosa. In primo luogo, si è detto che gli arti inferiori devono trovarsi in divaricata sagittale. Perché questo accorgimento? Per dare una maggiore potenza al calcio circolare può essere utile proiettare il bacino in una direzione che richiami la traiettoria del calcio stesso (la traiettoria della parte del corpo che colpisce)  e per fare questo, è necessario che un arto sia avanzato rispetto all'altro affinché la distensione della gamba posteriore (che parte semipiegata) provochi un movimento di avvicinamento del bacino a quella anteriore. Se si assume una posizione con entrambi gli arti inferiori distesi, qualunque sia il grado di divaricata sagittale, la distanza della retta perpendicolare al suolo passante per baricentro del corpo (tronco in posizione naturale) resta sempre equidistante dai due piedi. Ora, man mano che la distanza tra il piede anteriore e quello posteriore aumenta per aumento del grado di divaricata sagittale, cambia la direzione del vettore determinato dalla contrazione dei muscoli estensori della gamba (arto posteriore). Infatti, l'angolo sotteso tra il suolo e la gamba posteriore sarà tanto più acuto quanto maggiore sarà il grado di divaricata sagittale. Aumentando il grado di divaricata sagittale, quindi, scomponendo il vettore generato dai muscoli estensori della gamba dell'arto inferiore posteriore, la componente di tale vettore il cui verso sarà l'avanti aumenterà con rapporto di proporzionalità diretta, mentre diminuirà, con rapporto di proporzionalità inversa, la componente con verso l'alto.


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IMMAGINE 3 Assumendo una posizione che ricordi lo zenkutsu dachi del Karate tradizionale, ossia tenendo gli arti inferiori in una posizione di marcata divaricata sagittale(foto a), il vettore che risulta dalla contrazione del quadricipite femorale dell'arto posteriore ha una risultante verso l'avanti più importante di quanto non lo sia quella verso l'alto. Il contrario invece si verifica quando si assume una posizione con gli arti inferiori poco distanti l'uno dall'altro, stando quindi in guardia come un kickboxer, per esempio (foto b).


Consideriamo ora la forza generata dall'arto inferiore anteriore completamente disteso ed immobile: man mano che aumenta il grado di divaricata sagittale, aumenta anche la resistenza all'avanzamento del bacino verso l'avanti, mentre l'effetto di avanzamento più vantaggioso ed economico (dal punto di vista energetico) si avrebbe spingendo verso l'alto. In una posizione con gli arti inferiori anteriore e posteriore ravvicinati, si avrebbe la necessità di una spinta impressa con gli estensori della gamba posteriore più verso l'avanti che verso l'alto, mentre si nota che, piegando la gamba posteriore (tronco in estensione), la forza generata è sì sempre più verso l'avanti man mano che la gamba si avvicina a raggiungere la sua massima distensione, ma ciononostante la componente con modulo maggiore della risultante che consegue all'azione degli estensori della gamba è quello il cui verso è l'alto. Da ciò si deduce che qualunque movimento di spinta del bacino in avanti a carico degli estensori della gamba posteriore è sempre e comunque svantaggioso: nel caso di una divaricata sagittale accentuata, spingendo con l'arto inferiore, buona parte della forza, che come abbiamo visto ha come verso l'avanti, sarà contrastata dall'arto anteriore che fungerà da puntello! Al contrario, se il grado di divaricata sagittale dei due arti inferiori sarà moderato, buona parte della forza generata dagli estensori della gamba posteriore andrà a disperdersi verso l'alto (minando peraltro l'equilibrio), generando quindi un movimento verso l'avanti a livello del bacino quasi insignificante. Con questa argomentazione sembrerebbe che qualsiasi spinta effettuata con gli estensori della gamba posteriore sia quasi irrilevante, ma in realtà non è così: noi, sino a questo punto abbiamo sempre dato per scontato che il grado di distensione della gamba anteriore fosse sempre massimo durante tutto il movimento di spinta dell'arto inferiore posteriore, tuttavia, considerando la possibilità di un piegamento a livello della gamba anteriore al momento giusto ci si accorgerà che le cose cambiano. In effetti, per quanto riguarda una posizione di partenza ad arti inferiori poco divaricati, le cose restano più o meno uguali, dal momento che il verso della componente più significativa del vettore generato dalla contrazione degli estensori della gamba posteriore è l'alto, tuttavia cambiano nel caso in cui si consideri una posizione di partenza con discreto grado di divaricata sagittale degli arti inferiori: si è detto che, in questo caso, il verso della componente più significativa del vettore generato dagli estensori della gamba posteriore è l'avanti e che la forza generata da tali muscoli viene contrastata dall'arto inferiore anteriore che, formando un angolo molto acuto con il terreno, funge da puntello. Se però si piegasse la gamba anteriore mentre quella posteriore si distende ad opera degli estensori, il tutto facendo attenzione a non cessare il piegamento finché la distensione dell'arto controlaterale non sia cessata, la funzione di puntello dell'arto anteriore verrebbe a mancare e si otterrebbe un movimento più fluido del bacino verso l'avanti. La posizione di partenza a gambe divaricate, però, continua a mantenere, nonostante questo provvedimento, una pecca tattica abbastanza grave: nel momento in cui la gamba posteriore ha eseguito lo stacco dal suolo e ha iniziato a dirigersi verso il bersaglio, il peso del corpo, che prima era distribuito in parte sulla gamba posteriore, deve essere trasferito interamente su quella anteriore, la gamba d'appoggio. Perché ciò avvenga, il tronco deve eseguire un movimento in avanti, cioè verso l'avversario, tanto più evidente quanto più era il peso che in principio si trovava sulla gamba posteriore2. Questo movimento, se contemporaneo ad un attacco in linea diretta dell'avversario, ne amplificherebbe la velocità, perché il bersaglio, viso o tronco che sia, andrebbe incontro al colpo, diminuendo così le probabilità di eseguire una difesa efficace.


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IMMAGINE 9 La posizione corretta che il corpo dovrebbe assumere una volta terminata la distensione dell'arto inferiore posteriore vista di fronte.

IMMAGINE 8 Come nell'immagine 9, vista di lato. Si noti che rispetto alla posizione di partenza il tronco e il capo sono più vicini all'arto inferiore anteriore, quindi all'avversario. Questo brusco avvicinamento all'avversario potrebbe costituire un problema strategico.


  Vista la traiettoria circolare del colpo che si intende eseguire, però, un avanzamento in linea retta del bacino servirebbe a poco per garantire una maggiore efficacia della tecnica. E' qui che entra in gioco l'efficacia della posizione dei talloni nella posizione di partenza, ossia quella posizione per cui ciascuno di essi giace sulla perpendicolare alla retta verticale che passa per il punto più laterale del bacino dallo stesso lato (i piedi "alla larghezza del bacino"). Se si tengono i due piedi distanziati lungo qualsiasi piano anatomico, eseguendo un movimento di piegamento di una delle due gambe, il bacino si avvicinerà al piede dell'arto la cui gamba si è piegata; se invece si esegue una distensione di una delle due gambe, il bacino effettuerà il movimento contrario, ossia si avvicinerà al piede dell'arto la cui gamba è immobile. Pertanto, se si tengono i piedi lungo un'unica retta che passa per il luogo fisico in cui giace l'appoggio dell'avversario, quando si andrà ad eseguire la distensione dell'arto inferiore posteriore, durante la prima fase dell'esecuzione della tecnica di calcio circolare, il bacino eseguirà un movimento di spostamento verso l'avversario lungo quella stessa retta su cui giacciono i piedi e l'avversario. Tale movimento non è vantaggioso, vista la traiettoria circolare del calcio. Infatti, per valorizzare la spinta dell'arto inferiore posteriore, il bacino dovrebbe muoversi idealmente anche esso su una traiettoria circolare (moto di rivoluzione attorno ad un punto fisso), ciò però non è possibile vista la traiettoria diretta obbligata del bacino verso l'arto inferiore immobile in seguito a distensione dell'altro arto. E' possibile però, tenendo i talloni come indicato al principio di questo scritto, far assomigliare maggiormente la traiettoria del movimento di traslazione che l'intero bacino compie su spinta dell'arto inferiore posteriore a quello di una rivoluzione: così facendo, infatti, il bacino trasla sia verso l'avanti che verso il dentro, movimenti che eseguirebbe anche se potesse compiere quella rivoluzione ideale attorno ad un punto fisso di cui sopra. Con questo accorgimento si riduce al massimo la dispersione di energia cinetica.

  Vediamo ora l'orientamento del piede posteriore in relazione alla posizione dell'avversario. Si è detto che questo deve formare un angolo quanto più acuto possibile con la retta che unisce il tallone del piede in questione e il luogo fisico su cui giace l'avversario. Se l'angolo fosse ottuso, l'arto in questione risulterebbe extraruotato3 e durante la fase di distensione iniziale della gamba posteriore, quando questa si staccherebbe dal terreno per andare a raggiungere il bersaglio, la coscia si fletterebbe (infatti dopo lo stacco deve flettersi. In seguito si vedrà il perché) mantenendo la posizione extraruotata che aveva in principio. Questo è svantaggioso per diversi motivi:

  1. in primo luogo si rende necessario un aggiustamento (intrarotazione) successivo alla fase di stacco dell'arto posteriore, che implica la contrazione di appositi gruppi muscolari con conseguente consumo di energia ed accumulo di fatica. Questo aggiustamento è necessario in quanto quando il calcio arriva a bersaglio, la parte dorsale del piede deve essere rivolta verso l'avversario. Se si rivolge contro l'avversario la parte mediale del piede, cosa che accadrebbe molto probabilmente in assenza di aggiustamento, l'impatto si trasferirebbe sull'articolazione del ginocchio, che offre una resistenza molto più debole rispetto al bersaglio, da quella posizione. Ciò potrebbe forse causare lesione dell'articolazione.
  2. L'aggiustamento che si rende necessario è un movimento come tutti gli altri e che compone la tecnica globale del calcio circolare. In quanto tale necessita di allenamento alla coordinazione con gli altri movimenti. Partire già con l'arto intraruotato significa mantenere una tecnica efficace risparmiandosi i suddetti allenamenti di coordinazione.
  3. Un arto inferiore extraruotato con la coscia flessa sul bacino e la gamba flessa sulla coscia offre una superficie di contatto maggiore con l'aria durante il movimento di rotazione del bacino attorno all'asse longitudinale dell'arto inferiore d'appoggio, pertanto la posizione, essendo poco aerodinamica, comporta un attrito maggiore. Tale situazione svantaggiosa svanisce man mano che si porta avanti l'aggiustamento in intrarotazione, ma si preserva sino a che non si sia completato. La conseguenza è una rapidità d'esecuzione minore, quindi una maggiore probabilità di intercettazione della tecnica da parte dell'avversario, e una potenza inferiore.
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IMMAGINE 6 in questo primo piano del piede posteriore si può notare la direzione che il piede deve assumere quando si sta in posizione di partenza.

IMMAGINE 16 Questa è la posizione (errata) che si viene a creare (forse in un modo un po' esasperato ma che comunque rende l'idea) quando si esegue lo stacco partendo da una posizione tale che il piano sagittale del piede posteriore forma un angolo molto ottuso con la linea immaginaria che congiunge il tallone dello stesso piede al luogo fisico su cui giace l'avversario.


  Consideriamo ora, sempre per quanto riguarda la posizione di partenza, il grado di tensione (cioè di contrazione) dei muscoli delle cosce. Sia per il movimento di distensione della gamba posteriore, che è il primo movimento che deve avvenire affinché si possa eseguire un calcio circolare al massimo dell'efficacia, sia per altri movimenti che possono avere un utilità tattica diversa, è necessario che i muscoli in questione siano in grado di contrarsi quanto più rapidamente è possibile, tanto per eludere le difese dell'avversario, quanto per aumentare la potenza del calcio. Ora, la velocità di contrazione di un muscolo, al di là dell'allenamento alla capacità condizionale4 in sé, dipende dal carico che il muscolo deve spostare e dal grado di allungamento in cui si trova. Per quanto riguarda la prima condizione, non è possibile influire in alcun modo, se non cercando di diminuire quanto più è possibile (ovviamente entro limiti fisiologici) il grasso corporeo, ma per quanto riguarda la seconda è possibile disporre l'arto in una posizione più vantaggiosa: quando il muscolo è in uno stato di iperallungamento, i filamenti di actina e quelli di miosina, il cui scorrimento l'una sull'altra è responsabile della contrazione, sono troppo distanziati tra loro affinché possano interagire in modo rapido; al contrario, quando sono troppo vicini, tendono a sovrapporsi e a non dare luogo ad alcun movimento rapido. L'angolo che deve essere presente tra i due segmenti ossei collegati dall'articolazione, affinché si possa generare la massima forza, dovrebbe essere, idealmente, di 90°, comunque le tensioni più vicine al proprio massimale si hanno in quel range che va dai 55° ai 125°. Nel caso dell'arto inferiore posteriore, però, ci sono altre forze che complicano la situazione: quando ci si trova in divaricata frontale, con le punte dei piedi rivolte verso il fuori, il peso del corpo grava su tutte e due le gambe, che, quando sono completamente distese, si oppongono al movimento di caduta del corpo sfruttando l'attrito generato dal contatto con il suolo. Se invece sono piegate, il peso del corpo, trasmesso dal bacino alla coscia, viene trasmesso alla gamba in modo inversamente proporzionale al grado di piegamento della gamba, perché la componente verso l'avanti del vettore generato dalla resistenza offerta dalla durezza della gamba (che assieme alla sua stessa componente verso l'alto e assieme al vettore generato dalla resistenza offerta dalla dell'altra gamba) ha un modulo di valore numerico tanto più basso quanto maggiore è il grado di piegamento. Per questo a stare in accosciata si fa più fatica che a stare a gambe divaricate distese!


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Nell'immagine 7a l'atteggiamento degli arti inferiori è lungo (ossia la gamba è totalmente estesa sulla coscia), quindi la forza peso che esercita il corpo si scarica sulle gambe che a loro volta la scaricano sul suolo. Il suolo esercita una forza uguale e contraria quindi non si fa fatica a stare in questa posizione. Nell'immagine 7b, invece, l'atteggiamento degli arti inferiori è semibreve (le gambe sono semiflesse), quindi la forza peso del corpo non può scaricarsi sulle gambe. Ne consegue che per mantenere questa posizione è richiesto un notevole sforzo da parte dei quadricipiti.


Da ciò ne consegue che in una posizione di partenza per il calcio circolare, il movimento di distensione della gamba posteriore che avvia l'intera tecnica è difficoltoso se la si piega troppo, ricercando i 90° di ampiezza. In definitiva, quindi, è utile avvicinare il grado di piegamento ai 55°, ma non andare mai oltre quanto suggeriscono le proprie sensazioni di fatica5.



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1: l'atto del divaricare, dal punto di vista prettamente metodologico, implica l'allontanamento reciproco di due segmenti corporei (arti) che si muovono in direzione opposta. Quindi una divaricata sagittale è una divaricata che avviene lungo il piano anatomico sagittale che è un piano immaginario che divide il corpo in due metà: una di sinistra e una di destra. Oltre al piano sagittale esiste anche il piano frontale che divide il corpo in una parte anteriore e una posteriore, e un piano trasversale, che divide il corpo in una metà superiore e una inferiore.

2: una posizione di partenza a gambe divaricate con circa l'80% del peso corporeo distribuito sull'arto inferiore anteriore non può essere ipotizzata, perché è tatticamente assurdo che una posizione come questa (che ricordi lo zenkutsu dachi del Karate) possa essere utilizzata come posizione di guardia.

3: extrarotazione: rotazione di un arto verso l'esterno. Contrario: intrarotazione.

4: le capacità condizionali sono quelle capacità caratterizzanti un movimento che dipendono da substrati organici, ossia da caratteristiche biochimiche, morfologiche e funzionali della persona. Esse sono 3: forza, resistenza e rapidità (che è la capacità di muovere un determinato segmento corporeo facendogli percorrere quanto più spazio possibile nell'unità di tempo e che, in teoria dell'allenamento, non deve essere confusa con la velocità, che invece è la capacità di raggiungere un determinato punto dello spazio in un tempo minimo. Anche quest'ultima è considerabile come una capacità condizionale). Alcuni inseriscono tra le capacità condizionali anche la flessibilità (che è la capacità di un muscolo di allungarsi e che non deve essere confusa con la mobilità articolare in senso lato, il cui grado può dipendere non solo dal muscolo, ma anche da cartilagini, tendini e tessuto osseo).

5: per i principianti, che non hanno muscoli allenati a sostenere posizioni molto basse per un lungo tempo, non è bene farli sforzare di tenere ugualmente quelle posizioni, poiché la fatica può distrarli dai dettagli tecnici che devono studiare e su cui devono concentrarsi. Col tempo, quando i loro muscoli saranno più adattati, li si potrà abituare a tenere posizioni più basse, cioè a tenere la gamba posteriore più piegata.


 

 


TEORIA E TECNICA DEL CALCIO CIRCOLARE

Ultima modifica dell'articolo: 17/06/2016

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