La cultura fisica attraverso la storia e le società -secondo Yukio Mishima-

A cura di Michela Verardo e Fabio Grossi

 

 

La conoscenza della letteratura come mezzo a servizio del Personal Trainer per impreziosire il proprio dialogo con la clientela e, naturalmente, per potenziare la propria crescita culturale e personale. Già Platone nel suo Repubblica (Politeia, 390 a.C. circa) sosteneva che la cultura -poesia e musica in particolar modo- e l'attività fisica fossero gli strumenti più idonei per educare il corpo e l'anima dell'uomo.


Yukio Mishima (1925 - 1970), al secolo Hiraoka Kimitake, è stato uno scrittore e drammaturgo giapponese, con ogni probabilità tra i più significativi del secolo scorso; è uno dei pochi autori nipponici che ha riscosso immediato successo all'estero, mentre nel suo Giappone ha incontrato spesso e volentieri una critica acerrima, decisamente poco generosa nei confronti delle sue opere.
Yukio MishimPersonaggio complesso e tutt'altro che semplice, in Europa poco compreso ed etichettato genericamente come "fascista" (quando si identificò al contrario come apolitico), è comunque considerato uno dei più importanti esteti del secolo scorso.
L'ossessione per la bellezza assoluta e il culto per il corpo confluirono nella pratica delle arti marziali, che divennero argomento centrale di vari romanzi tra cui "Il Padiglione d'Oro" e "Sole e Acciaio", due veri e propri capolavori.
Spinto da passioni intense e schiacciato dal contrasto tra innovazione dell'Occidente e tradizione giapponese, divenne sostenitore di ideologie estreme. Nel 1970 volle dare uno scossone agli ideali eroici e nazionalisti dei giovani giapponesi e realizzò un atto dimostrativo paramilitare alla guida di un manipolo di suoi seguaci e discepoli.
Represso e frenato dalle forze dell'ordine presso il Ministero della Difesa giapponese a Tokio, dove intendeva denunciare la corruzione ed il degrado morale in cui era sprofondato il moderno Giappone, riuscì a leggere un proclama prima che la sua iniziativa terminasse nella più plateale dimostrazione della propria ubbidienza al codice del samurai: il rito del seppuku, o suicidio rituale.
Il proclama viene riportato integralmente nelle ultime pagine di una sua opera, ovvero "Lezioni spirituali per giovani samurai".

Lezioni spirituali per giovani samurai.

In questo testo Mishima ci spiega come il corpo fosse, in principio per i giapponesi, un concetto di secondaria importanza. Infatti non vi furono in Giappone né Apolli, né Veneri. Nell'antica Grecia al contrario il corpo veniva considerato una realtà essenzialmente bella ed accrescerne il fascino significava evolversi umanamente e spiritualmente. Il filosofo greco Platone affermò che in un primo momento è la bellezza fisica ad attrarci e sedurci, ma che poi attraverso di essa riusciamo a distinguere il fascino ben più nobile dell'Idea: il corpo umano, dunque, come la metafora di un qualcosa che trascende il fisico, che va oltre la mera esteriorità.
In Giappone, invece, i cultori delle arti marziali consideravano l'esercizio di queste discipline assolutamente estraneo all'abbellimento e all'artifizio del corpo, come una forma di trionfo dei valori spirituali e morali. Una visione del corpo -questa- che si è modificata totalmente dopo l'ultima Guerra Mondiale, a causa dell'influenza della concezione statunitense che, pur non impersonando quella rinascita dello spirito propria dell'antica Grecia, si mostrerà nel tempo come una società sostanzialmente materialista che conferisce la massima importanza all'immagine ed all'aspetto fisico. Secondo Mishima, più si rafforzerà il potere della televisione, più le immagini umane verranno trasmesse e assorbite in modo istantaneo e ancor più il valore di un soggetto sarà stabilito in via esclusiva dalla propria esteriorità; alla fine tutte le società finiranno con l'indicare il valore di un essere umano dal suo aspetto. E addio Platone, ahinoi...!
In Giappone il Buddismo ha sempre ripudiato il mondo empirico, svilendo il corpo e non prevedendo in alcun modo l'adorazione del corpo. Per i giapponesi, in pratica, la bellezza si delineava dalle fattezze di un viso, da un particolare stato d'animo, dall'eleganza delle vesti... Una bellezza spirituale, per farla breve. Il corpo maschile, a maggior ragione, fu giudicato come una realtà da occultare, da "fasciare" con lo spirito. Per rendere pubblica la propria autorità l'uomo aveva l'esigenza di indossare abiti che ne palesassero la dignità.
Il corpo femminile (almeno in parte) fu oggetto di lodi: inizialmente predominò la bellezza sana e sensuale di donne prosperose, di fresche e robuste contadine, per poi passare ad una concezione di un corpo femminile più delicato e ricercato.
In tutta l'Asia fino ai tempi moderni, per una mentalità estesa anche alle regioni della smisurata e vasta ex-Unione Sovietica, gli uomini dai muscoli poderosi erano ritenuti manovali, modesti lavoratori; i cosiddetti gentiluomini erano immancabilmente individui esili dai muscoli atrofici. Affermare la bellezza virile del corpo nudo avrebbe richiesto un vigoroso esercizio fisico, ma ogni sforzo del corpo era impedito ai nobili ed agli individui appartenenti alle classi più agiate.
Nel XVIII secolo in Francia, quando la cultura raggiunge un grado elevatissimo di sviluppo, si ammira l'artificiosità della bellezza femminile, caratterizzata da vesti sovrabbondanti e busti strettissimi, alquanto bizzarri se paragonati alla naturalezza di un corpo nudo.
Yukio Mishima tiene a precisare che chi è fornito di un fisico piacente non è per forza dotato pure di valori spirituali, e cita a tal proposito la versione di una massima greca (della quale noi conosciamo la versione latina di Giovenale, ovvero mens sana in corpore sana) che considera inesatta: "Una mente sana alberga in un corpo sano". Secondo lo scrittore andrebbe così concepita: "Possa una mente sana albergare in un corpo sano", comprovando come, dall'epoca dell'apogeo della civiltà greca fino ai giorni nostri, l'inconciliabilità tra corpo e spirito non abbia mai smesso di affliggere gli esseri umani.
E mai cesserà, presumibilmente...


Yukio Mishima, "Lezioni spirituali per giovani samurai, e altri scritti", Universale Economica Feltrinelli, Milano 1990.

 



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Ultima modifica dell'articolo: 11/01/2016

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