Stress e benessere

educazione mentale nell'ambito della psico-neuro-endocrino-connettivo-immunologia

 

A cura del Dott. Giovanni Chetta

 

Lo studio di questi fenomeni è stato ricondotto a un meccanismo che vede la sua principale sede di modulazione nell'ambito del sistema nervoso centrale. Di particolare importanza appare il compito svolto dall'ipotalamo, dato il suo ruolo nel coordinamento delle risposte emozionali e delle reazioni di stress. E' stato  infatti possibile rilevare come vari ormoni, tra cui principalmente l'ACTH (ormone adrenocoticotropo), il cortisolo, l'ormone della crescita (GH), la prolattina e le catecolamine siano in grado di intervenire nella regolazione di varie risposte immunitarie. L'azione immunodepressiva della maggior parte di questi ormoni è ormai ampiamente documentata, anche sulla base delle evidenze farmacologiche derivanti dall'uso clinico, a scopo immunosoppressivo, dei derivati corticosteroidei (secondo quanto afferma Bottaccioli, nel suo libro "psiconeuroimmunologia", la somministrazione anche di una sola dose di cortisonici comporta una riduzione dei macrofagi del 90% e dei linfociti del 70%).
E' quindi possibile concludere che la reazione di stress è legata a una condizione depressiva del sistema immunitario conseguente a modificazioni funzionali rilevabili a carico di alcuni assi ormonali e, in particolare, dell'asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA). Tutto ciò influenzerà, in primo luogo, i sistemi nervoso ed endocrino, quindi l'intero organismo, "mostrando il fianco" a innumerevoli potenziali problematiche organiche e psichiche anche gravi. Nei soggetti che hanno subìto eventi di perdita (la perdita può riguardare non solo quella oggettiva di una persona amata, ma anche quella del proprio ruolo, della propria identità o del proprio potere come accade in casi di pensionamento, fallimenti, procedimenti giudiziari o condanne ecc.) e presentano vissuti di disperazione, mancanza di speranza, impossibilità o incapacità di reagire, ossia se ciò viene vissuto nell'impotenza, nel senso di ingiustizia subita e non si vedono vie di fuga, reali o mentali, le conseguenze possono essere disperate.

Stress e vita cellulare

La vita della cellula si fonda sull'integrità delle macromolecole che costituiscono le membrane cellulari (macromolecole di membrana) e su quella delle macromolecole che costituiscono il materiale genetico contenuto nei cromosomi (acidi nucleici). Tuttavia la struttura delle macromolecole di membrana e degli acidi nucleici le rende comune bersaglio di sostanze chimiche, in genere molto reattive, in grado di alterarne la forma e la dimensione: i radicali liberi (un atomo o gruppo di atomi con un elettrone spaiato o dispari nell'orbitale esterno). Radicali liberi di vario tipo si formano nel corso di molte reazioni enzimatiche fisiologiche e, in condizioni di normalità, vengono per lo più contenuti, controllati e disattivati da specifici sistemi difensivi, enzimatici e non enzimatici, detti  "spazzini" (scavengers). Se i radicali liberi si formano in condizioni diverse dal normale metabolismo, a causa di molecole esogene o perché i sistemi di difesa risultano inadeguati, l'interazione radicalica con le membrane biologiche assume forme di elevatissima tossicità in grado di provocare anche lesioni a distanza interessando potenzialmente tutte le strutture biologiche. Si tratta evidentemente di turbe gravi e anche trasmissibili, non tutte quantificate e identificate in modo preciso.
Vari esperimenti su animali da laboratorio hanno dimostrato che lo stress è anche produttore di radicali liberi. A loro volta questi ultimi sono implicati, come numerosi studi hanno già da tempo dimostrato, nell'eziopatogenesi delle seguenti patologie: diabete, cancro, aterosclerosi, artrite, allergie, asma, ulcere peptiche, infezioni batteriche e virali, disturbi della coagulazione, glomerulonefrite, cataratta, invecchiamento precoce. Man mano che gli studi a riguardo procedono, risulta sempre più evidente che i radicali liberi, in particolare quelli dell'ossigeno (ROTS, Reactive Oxygen Toxic Species), sono coinvolti in qualche modo nella maggior parte delle disfunzioni del metabolismo cellulare e corporeo.
E' dimostrato inoltre che lo stress può influenzare i meccanismi di espressione genica. Ad esempio, relativamente allo stress quale potenziale cofattore eziopatogenetico nell'insorgenza dei tumori, la compromissione del sistema immunitario è ritenuta primaria (neoplasie latenti, normalmente in una condizione di equilibrio con l'organismo perché sotto il controllo da parte del sistema immunitario, possono evolversi in patologie manifeste in seguito allo stress cronico). Ciò nonostante alcuni casi potrebbero essere spiegati ipotizzando che l'espressione di oncogeni o la soppressione dell'azione dei geni onco-soppressori possa essere in qualche modo facilitata dallo stress. Altre ricerche hanno evidenziato la presenza di geni che, nell'amigdala e nell'ippocampo, vengono attivati o disattivati dallo stress.


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