Stress e benessere

educazione mentale nell'ambito della psico-neuro-endocrino-connettivo-immunologia

 

A cura del Dott. Giovanni Chetta

La gestione dello stress

Lo stress non è certo un disturbo scoperto di recente. Hans Selye iniziò ad occuparsene già dal 1926 quando era ancora studente. Da allora la ricerca non si è mai fermata e, per l'enorme complessità del disturbo, esistono oggi gruppi di studio specializzati esclusivamente sull'indagine degli stati stressanti e di determinate possibili malattie conseguenti.
Infatti, tramite le risposte endocrine e neurologiche, la risposta di stress è determinante nei meccanismi immunitari, nella resistenza alle patologie, nei fenomeni allergici e di autoimmunità, nell'invecchiamento precoce, nelle capacità intellettuali nonché nella struttura posturale dell'individuo.
Da tutto ciò risulta evidente che tali e tante sono le implicazioni dello stress da non consentire l'effettuazione di un elenco completo delle patologie in cui lo stress gioca un ruolo determinante. Selye stesso, in uno dei suoi ultimi scritti, commentava: "Stress è un concetto scientifico che ha avuto la fortuna di divenire troppo noto, ma anche la sfortuna di essere poco compreso."

La questione è quindi di grande rilievo a giudicare da come questo fenomeno, lo stress, caratterizza i nostri tempi e dal numero di volte in cui, spesso a sproposito, viene evocato dalla gente. Come abbiamo già affermato, lo stress non è necessariamente negativo, si tratta di mantenerlo su livelli che siano salutari e stimolanti. "Lo stress è il sale della vita" affermava Selye, ma la gente coinvolta nelle cinque fasi del distress cronico rischia la propria salute come in un pericoloso gioco d'azzardo. L'organismo umano, per sua natura, cerca sempre di restare o tornare nel suo stato di salute normale. Una volta varcata la soglia patologica, però, occorre, al più presto, intraprendere un programma riabilitativo specialistico, per il ripristino delle normali condizioni psicofisiche. In tali condizioni, infatti, spesso non è più sufficiente l'eliminazione, quando è possibile, degli "stressor" e della cattive abitudine giornaliere (fumo, sedentarietà ecc); occorre un appropriato supporto esterno.
Supporto psicologico, dieta appropriata, corretta attività fisica e tecniche di rilassamento, sono gli strumenti più efficaci a disposizione per rimediare a una situazione di stress cronico.
Oggi è possibile ottenere degli indici legati al grado di stress di ogni individuo, oltre che tramite appositi test psicologici, attraverso alcuni esami fra cui elettrocardiogramma, dosaggio dell'ormone cortisolo, dosaggio delle citochine.
Questi tre parametri permettono di valutare la risposta individuale allo stress e di determinare un profilo di rischio globale del soggetto. Altrettanto importante però è la capacità del professionista nel valutare la situazione. Inoltre, nella gestione dello stress occorre considerare alcuni importanti fattori di criticità quali gli effetti sul sistema immunitario e sulla vita cellulare.

Stress e depressione immunitaria

Le prime ricerche in questo settore possono essere ricondotte a Selye, il quale, come già affermato in precedenza, descrisse come l'esposizione ad agenti stressanti fosse in grado di produrre nell'animale un'involuzione degli organi linfatici, linfocitopenia e una condizione di ridotta resistenza agli agenti infettivi. Nel corso degli anni successivi, queste prime intuizioni sono state ampiamente confermate. E' stato infatti possibile osservare, attraverso l'uso di sofisticate metodiche di indagini da laboratorio, come l'esposizione ai più svariati tipi di agenti stressanti sia in grado produrre costantemente significative alterazioni della funzionalità immunitaria. L'effetto più comunemente osservato negli animali stressati è la comparsa di uno stato di immunodepressione, sia a carico della componente cellulare (riduzione o soppressione della reattività dei linfociti T, riduzione della ricircolazione dei linfociti T, riduzione dell'attività citotossica dei linfociti, riduzione di intensità delle reazioni di ipersensibilità ritardata ecc.) che di quella umorale (decremento e ritardo nella sintesi di anticorpi contro antigeni specifici, decremento della funzionalità dei linfociti B e delle reazioni di ipersensibilità immediata). Queste rilevazioni, condotte sugli animali, hanno successivamente trovato ampia conferma anche in esperimenti sull'uomo. A questo riguardo, risultano di notevole interesse i dati riportati in studi in cui è stato valutato come lo stress emozionale prodotto da gravi eventi di perdita (per esempio, morte del coniuge) sembri associarsi a soppressione della reattività immunitaria dei linfociti T e B ai mitogeni (sostanze che stimolano la mitosi cellulare e la trasformazione dei linfociti), la quale si protrae a lungo, con un ripristino dei normali equilibri funzionali solamente dopo molti mesi.


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