Sindrome metabolica

A cura di Gerolamo Cavalli e Gabriele Gualandris


SALUTE: quel benessere psicofisico dal quale ci allontaniamo sempre più


Abbiamo scelto questo argomento, la Sindrome Metabolica (o plurimetabolica), perché negli ultimi trent'anni questo fenomeno, che in verità è un insieme di patologie, sta dilagando a dismisura. Si calcola, infatti, che circa il 25% della popolazione italiana, cioè una persona su quattro, presenta o presenterà tutti i criteri per entrare in questa sindrome, anche perché generalmente la Sindrome Metabolica risulta presente già da molti anni, a volte addirittura fino a dieci, prima  della diagnosi da parte del medico.
L'espandersi del "benessere", con i suoi prodotti alimentari industriali, causa un enorme aumento delle patologie legate all'insulino resistenza, e secondo le stime, nel 2010 ci saranno più di 220 milioni di persone con diabete di tipo due in tutto il mondo.
In Italia si spendono circa 23 miliardi di euro per problematiche legate all'obesità , ma è particolarmente importante sottolineare che, nonostante lo sforzo economico, la Sindrome Metabolica resta la prima causa di morte in Italia.
Il termine "Sindrome Metabolica" sembra risalire agli anni cinquanta, ma è divenuto di uso comune solo  negli anni '70, e dobbiamo arrivare al  1988 per avere una vera e propria definizione completa, quando cioè Gerald Reaven indicò la sindrome come manifestazione simultanea di:

e ad essa fu associata un' aumentata incidenza di cardiopatie ischemiche. Grazie a questa definizione e ai numerosi studi, la sindrome viene oggi chiamata anche "Sindrome Reaver" in suo onore.

Ma come possiamo identificarla meglio ?

La Sindrome Reaver può essere scomposta più chiaramente in vari fattori principali:

 

Primo fattore

Circonferenza vita uomini oltre i 102 cm donne oltre 88 (94 cm uomini - 80 donne, secondo fonti americane)

Secondo fattore

Ipertensione arteriosa oltre 130/85 mmHg

Terzo fattore

Valori di colesterolo HDL (buono) inferiori a 40 mg/dl nell' uomo e di 50 mg/dl nelle donna

Quarto fattore

Glicemia oltre 110 mg/dl (100 mg/dl secondo l'ADA)

Quinto fattore

Trigliceridi oltre 150 mg/dl

Sesto fattore

Indice di massa corporea oltre i 30 (rapporto peso/altezza, B.M.I.)

 

Dal punto di vista medico, possedere tre di questi sei fattori è sufficiente per avere una diagnosi di  Sindrome Metabolica e, con buona probabilità, essere infelici possessori di un biglietto di sola andata per il diabete  di tipo 2.
Come ultimo fattore, ad aggravare il tutto, troviamo l'età, determinante negli uomini al di sopra dei 40 anni e nelle donne dai 50 anni in poi.

Ma da dove parte il tutto ?

Non è affatto retorica, ma tutto parte dalla società moderna che, con il suo stile di vita abnorme e contraddittorio, sta cercando in tutti i modi di scardinare più di due milioni d'anni di evoluzione umana, fatta da altrettanti milioni d'anni di adattamenti e selezione genetica.
L'agricoltura esiste da 10.000 anni, ma questo tempo, che può sembrare un'eternità, non è affatto sufficiente, a livello evolutivo, a determinare un adattamento per la nostra specie; figuriamoci allora se il cambiamento radicale dello stile di vita e l'arrivo dei prodotti industriali (non dimentichiamo che tutto il cibo viene lavorato industrialmente, non solo le merendine), che ha completamente cambiato il nostro modo di vivere e  alimentarci negli ultimi 50 anni, può esser stato assimilato anche dal punto di vista genetico. Questo, unito alla mancanza di movimento su cui invece l'evoluzione umana si è sempre basata, ha prodotto e produrrà effetti devastanti per la salute dell'uomo; la Sindrome Metabolica ne è il più chiaro esempio.
L'uomo per milioni di anni ha basato la sua vita su un ciclo simile:

Nella prima fase si spostava in cerca di selvaggina cibandosi di bacche, radici, piccole uova ecc.,  tutte fonti alimentari con un basso indice glicemico.
Nella seconda fase, uccisa la preda, quasi sempre con grande sforzo fisico, ne mangiava la maggior quantità possibile (il posto più sicuro era la pancia, non certo il frigorifero di casa!)
La terza fase consisteva nel riposo più assoluto: non c' era motivo di fare altro visto che la pancia era piena.
Dunque vi era un ciclo di raccolta, caccia, riposo assoluto, e non dimentichiamo che i periodi in cui la disponibilità di cibo era scarsa erano frequenti.
Pensiamo ad oggi:
La prima fase consiste, nella peggiore delle ipotesi (cioè dispensa vuota), in uno spostamento in macchina fino al supermercato, dove facciamo comodamente la spesa; sforzo che alla fine viene ripagato con un trancio di pizza e una birra, piuttosto che le patatine fritte, procurandoci un picco glicemico da monte K2.
Nella seconda fase attingiamo quotidianamente e a più riprese alla scorta di pasta, pizza, pane e merendine varie che abbiamo comprato, facendo salire la nostra glicemia dal K2 al monte Everest.
La terza fase è invece rimasta pressoché identica: riposo assoluto a pancia piena, con l'unica variante di un bel divano al caldo d'inverno e al fresco in estate (per non sprecare inutilmente calorie in regolazione termica).

Al di là delle anche troppo facili ironie, questi elevatissimi e frequenti picchi glicemici causano al nostro organismo danni devastanti; certo, non in un giorno o un mese, ma in 10 - 20 - 30 anni, a seconda delle capacità tampone individuali.
Credere che con una grande quantità di cibo a disposizione in ogni momento della giornata si possa vivere una lunga vita in salute, è semplicemente deleterio.
L'insorgere delle malattie metaboliche nell'uomo coincide con l'invenzione dell'agricoltura, e il conseguente utilizzo di cereali/zuccheri ad alto indice glicemico per alimentarsi. Fin quando la disponibilità personale era  scarsa e il lavoro fisico era molto e pesante, il problema è rimasto marginale, o a esclusiva di faraoni, nobili ecc (come le ricerche archeologiche sembrano confermare).
In tutto questo quadro evolutivo, consideriamo anche che gli animali che alleviamo per mangiarne la carne vengono nutriti principalmente a cereali, ma, loro come noi, si sono evoluti mangiando tutt'altro e vivendo in modo diverso.  Questo non moltiplica evidentemente i rischi per l'uomo?


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Ultima modifica dell'articolo: 31/12/2015