Scarpe da corsa

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A cura del Dott. Stefano Casali

4. Gli inserti antishock ed il consumo generale della calzatura

Un'altra importante novità introdotta sin dagli anni "80 ma sviluppata e consolidata nel corso dei decenni successivi è costituita dalla diffusione ormai generalizzata nelle calzature da allenamento dei sistemi ammortizzanti, questi sono solitamente posizionati, con spessori ovviamente diversi,  nell'intersuola della calzatura  sia nella parte anteriore sotto la linea metatarsale che in quella posteriore, in questo caso  nella zona sottostante il  tallone. Scarpe da corsaIl compito di queste strutture è semplice e al tempo stesso molto importante, e consiste in un'azione filtrante ed appunto ammortizzante importantissima per la salvaguardia delle strutture articolari e muscolo-tendinee che l'atleta utilizza durante gli allenamenti. Ci sono molti tipi di sistemi antishock, in pratica ogni casa si affida ad una tecnologia diversa un po' per scelta tecnica un po', probabilmente, per esigenze commerciali. Davanti a tanta scelta l'atleta può inizialmente rimanere spiazzato ma, solitamente, sperimentando varie calzature si indirizza  verso quel sistema che sembra garantirgli una migliore resa ed un comfort ottimale. Quale che sia la scelta dell'atleta è importante fare una considerazione valida per tutti i sistemi: il potere ammortizzante di queste strutture diminuisce con il numero dei chilometri percorsi o di ore di utilizzo, ed in questo caso risulta di fondamentale importanza un periodico ceck-up generale della scarpa ed eventualmente provvedere alla sua sostituzione, indipendentemente dall'aspetto esteriore. Ma quanto può durare l'unità ammortizzante montata su  una scarpa da running? Secondo i laboratori che producono il sistema a cellule esagonali vuote adottato da una casa Tedesca, esso mantiene il 90% del potere ammortizzante per circa 1000 km di normale utilizzo (corsa): questi valori potrebbero mostrare però sensibili variazioni se andassimo a considerare l'uso della scarpa  in differenti tipi di allenamento come ad esempio esercitazioni che prevedono balzi e corse ripetute a ritmo sostenuto. La vita media di una calzatura da allenamento per atleti che si allenano sul fondo un minimo di tre volte settimanali non supera i sei mesi e questo dato ci fa riflettere su quanto essi debbano tenere in considerazione questo aspetto e a quali inconvenienti andrebbero incontro allenandosi con una scarpa "scarica". In un parallelismo potremmo immaginare di viaggiare su di una autovettura con gli ammortizzatori scarichi: i problemi che riscontreremmo sarebbero a scapito della tenuta di strada e del comfort con i colpi secchi che le ruote trasmetterebbero direttamente  al telaio, quindi all'abitacolo. In caso di scarpa "scarica" dunque tutte le strutture osteo-articolari e muscolo-tendinee vengono a perdere un prezioso filtro capace di ridurre in maniera efficace le sollecitazioni ed il carico  trasmessi dall'impatto del piede al suolo.

Conclusioni

E' indubbio che la parte del corpo più sollecitata nel maggior numero delle attività sportive sia costituita dal piede:  questa struttura complessa e meravigliosa definita da Leonardo "un capolavoro d'ingegneria" è costituita da 26 ossa, 19 muscoli, 33 articolazioni e 107 legamenti   che interfacciano l'atleta con l'ambiente esterno ed è fonte di prestazioni strabilianti e  nel contempo origine  di tanti malanni che lo affliggono. Secondo un' indagine dell'Istituto di Scienza Dello Sport del C.O.N.I, il piede, da solo, è responsabile di un terzo di tutti i problemi che possono interessare lo sportivo. Sulla base di ciò appare importante che gli atleti siano indirizzati verso la scelta di una scarpa d'allenamento  che risponda realmente alle proprie esigenze; le nuove tecnologie applicate alla costruzione delle calzature sportive hanno portato ad una offerta  quanto mai  diversificata capace di soddisfare qualsiasi tipo di richiesta. L'essere a conoscenza dell'esistenza di modelli specifici per differenti pesi corporei può permettere ad atleti che presentano caratteristiche ponderali diverse, di usufruire della scarpa adeguata effettuando così i propri allenamenti in piena sicurezza. Prendere visione delle proprie caratteristiche di appoggio plantare, magari per mezzo di un esame baropodometrico, mette in condizione l'atleta di optare verso un modello di scarpa adatto alle proprie esigenze, indirizzandolo verso la scelta di una calzatura con caratteristiche neutre oppure dotata di inserto antipronazione. L'aspetto però più importante in chiave preventiva, è però quello legato al consumo delle calzature: troppe volte vediamo nei campi sportivi e nelle palestre atleti che si allenano con scarpe logore e ormai prive delle proprie caratteristiche funzionali; viene  così a mancare loro l'apporto di un'altra innovazione tecnologica inserita nella calzatura sportiva nel corso degli ultimi anni, quella  costituita dai sistemi ammortizzanti. Questi rappresentano dei preziosi alleati dello sportivo nella prevenzione delle sofferenze muscolo-tendinee e legamentose del piede, delle talalgie e di altri fenomeni infiammatori che possono manifestarsi  in altri distretti dell'apparato locomotore. Se è vero che i piedi sono il punto di partenza ed arrivo di tutte le catene muscolari, si può ben comprendere la loro importanza nella meccanica di ogni gesto sportivo, una scelta razionale e un piccolo investimento per il cambio periodico delle proprie calzature d'allenamento possono rilevarsi importanti elementi in chiave preventiva, tanto per lo sportivo occasionale che per l'atleta professionista.

 

Bibliografia

 

K.Tittel, Anatomia funzionale dell'uomo, edizione Italiana a cura di G.Marinozzi- Edi Ermes,1980.

I.A. Kapandj, Fisiologia Articolare 2° vol.- Monduzzi, 1999.

M.Pasquali, articoli da" Tartan" rivista di Atletica leggera- 1999-2000.

G.Bordin, Relazione al 1° seminario di Istituto sulla scarpa da allenamento-I.S.E.F. Roma 1999.

C.Vittori e coll. ; Le gare di velocità- F.I.D.A.L Centro studi e ricerche, 1995.


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