A cura del Dr. Alessandro Alviani
<< prima parte
Fatti svolgere tanto su soggetti sedentari quanto su atleti di esperienza, i risultati sono stati estremamente contrastanti e l'efficacia di tale metodologia è da considerare ancora scientificamente dubbia.
Alla luce di esiti positivi molto significativi sperimentati in alcuni casi è plausibile comunque pensare che la "resa" di tale pratica sia estremamente dipendente da come essa venga posta in essere dal preparatore ed eseguita dall'atleta (4).
Tali periodi si sono dimostrati efficaci sull'aumento della performance, nella riduzione degli infortuni e nel migliorare la propensione psicologica verso l'allenamento su atleti di esperienza (5).
E' suggerito pertanto l'inserimento di periodi di scarico nell'arco della periodizzazione annuale di sportivi di medio-alto livello.
I risultati ottenuti sono stati significativi aumenti della sezione traversa del muscolo, forza isometrica e dinamica (6).
Il recupero, in verità poco menzionato in queste ricerche, non sembra comunque essere influenzato significativamente da tale metodica.
Ad oggi, non vi sono però evidenze scientifiche sull'utilità di tale pratica sul processo di recupero; il massaggio, eseguito post-allenamento, non sembra avere effetto né sulla riduzione dei DOMS (7) né sullo smaltimento dell' acido lattico (8); gli eventuali benefici derivanti da tale pratica sono da ricondurre al solo aspetto psicologico.
CONCLUSIONI
Il personal trainer, nella preparazione dei programmi di allenamento per i propri clienti, non può prescindere dal considerare l'aspetto del recupero.
Overreaching e overtraining (underrecovering...) sono all'ordine del giorno per buona parte degli sportivi ed il cliente che verrà ad allenarsi in palestra sarà il più delle volte in condizione deficitaria rispetto ad un ideale stato funzionale, eppure il trainer di turno "risolverà" ogni problema, sempre e comunque... semplicemente aumentando il carico di lavoro! Errore.
Il punto è proprio di non preoccuparsi esclusivamente di "stressare" l'organismo, confondendo il mezzo con il fine, ma di somministrare gli allenamenti in modo da permettere al corpo di recuperare e supercompensare, nostro unico obiettivo.
Per ottimizzare tale lavoro è indispensabile tenere a mente le variabili che condizionano il recupero, individuando quali di esse ed in che modo caratterizzano il cliente, stilando ed essendo pronti a modificare il programma anche in funzione di queste.
Ricordate: non sarà il cliente che si allenerà di più ad avere la strada spianata verso il successo, ma quello che recupererà prima...
Per coloro che a questo punto si staranno chiedendo esattamente cosa fare per recuperare il più velocemente possibile dico: "non esiste a priori una forma di recupero attivo migliore di un'altra, che valga sempre e per tutti, esiste la forma migliore per ciascun cliente in un dato momento".
Pertanto, personalizzate il recupero esattamente come fareste con l'allenamento!
BIBLIOGRAFIA
DALLA COMMUNITY
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Dietista, Personal Trainer: DR.Riccardo BorgacciCome mai non riesco a replicare ad una risposta?: Io ho obblighie e doveri da assolvere, ma tra questi non rientrano le baruffe con altri operatori del sito; mi spiace.
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