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      Ultima modifica: 23/11/2011

Postura e allenamento

La medicina posturologica per un allenamento più proficuo e meno rischioso


Per chi si occupa in maniera scientifica di fitness, di medicina dello sport o più in generale di preparazione atletica è essenziale possedere una conoscenza almeno di base della meccanica e della fisiologia muscolare applicate alla posturologia clinica.
postura allenamentoSarebbe impensabile proporre lo stesso esercizio ad un atleta che vuole incrementare la performance e ad un paziente reduce da un infortunio: la chiave della differenziazione nella prescrizione di esercizio fisico è data dalla conoscenza dei sistemi neurofisiologici del corpo umano.
E' indubbio che la muscolatura scheletrica del corpo giochi un ruolo fondamentale nei micro e macro aggiustamenti posturali che avvengono in ogni momento.


Non esistono singoli muscoli predisposti ad un lavoro più rivolto all'aspetto posturologico, ma intere catene muscolari che si coordinano per garantire all'organismo in ogni momentoun comfort, un equilibrio ed un risparmio energetico fondamentali per mantenere l'omeostasi posturale.
Va pur detto che studiando con attenzione la fisiologia e la biomeccanica muscolare notiamo come i muscoli più "grossi" e biarticolari/poliarticolari svolgano una funzione prevalentemente motrice, mentre i muscoli monoarticolari e più "piccoli" svolgano una funzione riequilibrante ai fini del movimento.
Tali distretti muscolari possono essere grossolanamente divisi in due gruppi: flessori, adduttori e rotatori interni da un lato ed estensori, abduttori e rotatori esterni dall'altro.
La flessione, accompagnata dall'adduzione e dalla rotazione interna, crea una "chiusura" osteo-artro-mio-fasciale; la estensione, accompagnata dall'abduzione e dalla rotazione esterna, crea una "apertura" osteo-artro-mio-fasciale.

postura allenamentoOra, dato che l'oscillazione fisiologica del vertice nell'essere umano in posizione bipede eretta si aggira intorno ai 4° all'interno di un poligono di sostegno di circa 91mm2, va da sé che i muscoli predisposti a mantenerci "in asse" svolgano costantemente un super lavoro.
Ovviamente anche il consumo energetico di un distretto muscolare coinvolto in questo "fine gioco" supera i livelli di "normalità", cosicché il corpo si adegua a questa situazione effettuando una metaplasma (sostituzione) tra muscolo scheletrico, nobile ma poco economico, e tessuto connettivo, meno nobile ma più economico, e soprattutto atto a garantire in uguale misura la stazione eretta.
Traducendo il tutto in numeri, nella statica da un dispendio energetico basale pro kg di BCM (Body Cell Mass) di circa 2.7-3.6 kcal/h per kg di muscolo fresco si passa sicuramente molto oltre, e ciò spiega il perché molti pazienti posturali si sentano costantemente stanchi anche in assenza di strenuo lavoro fisico.
Nella dinamica il discorso non cambia, anzi se possibile peggiora: infatti se per spostare di 1 metro 1 kg di massa corporea su terreno pianeggiante occorrono 0,1ml O2/kg/m e nella corsa il consumo raddoppia a 0,2 mlO2/kg/m basali, si capisce come in un paziente posturale "sofferente" già in statica anche dal punto di vista energetico, nella dinamica, sottoposto a carichi eccentrici e/o di  taglio assenti in statica, si senta addirittura "stremato" anche dopo una breve passeggiata.
Ciò avviene soprattutto nei muscoli delle catene statiche, a fibre oblique e spesso già ipertonici.
Piriforme, ileopsoas, sternocleidomastoideo, tibiale anteriore, soleo, tensore della fascia lata, gluteo medio, quadrato dei lombi, sacrospinale, obliqui dell'addome, diaframma toracico, lingua (funzione simil-diaframmatica), pterigoidei (esterno specialmente), temporali e i 6 muscoli estrinseci oculari sono dei muscoli chiave per quanto riguarda il discorso posturologico.
Una costante in tutti questi muscoli è la loro costituzione in fibre, vale a dire fibre di tipo I, ossia aerobiche, ricche in ferro ed in mioglobina, atte ad un lavoro costante e prolungato nel tempo; raramente questi muscoli sono ipotonici, quindi quasi mai hanno bisogno di un rinforzo "settoriale", tranne nel caso di una riabilitazione post-traumatica o condizioni simili.
Saranno invece deboli per "stanchezza", a causa di un super lavoro contro gravità.
Un'altra costante è che a parte il tibiale anteriore non vi sono muscoli, fra quelli sopra elencati, che prendano origine ed inserzione sul piano frontale anteriormente; tutti infatti sono situati posteriormente al corpo (catena estensoria) o lateralmente (catene di apertura o chiusura).
La "lotta" contro la gravità infatti non coinvolge la catena flessoria o anteriore, bensì quella estensoria o posteriore, e successivamente quella di apertura.
Tornando a monte, notiamo come ognuno dei muscoli citati sopra "appartenga" ad una o più specifiche catene muscolari: ad esempio lo sternocleidomastoideo e l'ileopsoas rientrano nella grande catena anteriore, o flessoria, il gluteo medio ed il piriforme nella grande catena di estensione e di apertura, e così via...
Detto ciò, bisogna aggiungere che un singolo muscolo non svolge una singola funzione, ma un insieme di funzioni atte a garantire una idonea coordinazione con i propri sinergici e antagonisti ai fini della biomeccanica gestuale.
Inoltre, in osservazione della legge di "reversibilità funzionale", è noto come i muscoli delle articolazioni più mobili -le enartrosi- possano cambiare origine ed inserzione, cioè punto fisso e punto mobile, adattandosi in tal modo alle esigenze biomeccaniche del gesto da compiere.
Le variabili in gioco, per quanto riguarda i micro-aggiustamenti posturologici a carico dei distretti muscolari sopraccitati, sono veramente molte: squilibri di macro-micro nutrienti nella dieta, disturbi viscerali, disturbi osteo-artro-mio-fasciali, squilibri elettrolitici, problematiche psicologiche, disturbi nel sistema dei meridiani, sono i campi di applicazione da indagare costantemente.
Tenuto conto dei distretti muscolari e delle relative innervazioni nella statica e nel gesto volontario, non è invece molto chiaro, applicando questi concetti anatomici alla posturologia, in che modo e soprattutto il perché alcuni muscoli perdano e altri acquisiscano peculiarità di attivazione quando apparentemente il gesto non le richieda, portando a dolori e limitazioni artro-mio-fasciali.
A tale proposito, gli studi di Janda negli anni '70 e la più recente teoria degli A.P.A. (Aggiustamenti Posturali Anticipatori) ci forniscono le basi su cui ragionare.
Prendiamo ad esempio un caso pratico: nel caso di una persona che, in posizione eretta con appoggio bipodalico, si sporgesse in alto e in avanti per prendere un oggetto con le mani, avremmo una precontrazione fisiologica del gastrocnemio seguita da quella compensativa del tibiale anteriore, successivamente dello SCM seguito da una contrazione in catena ascendente di altri distretti muscolari, e non come ci aspetteremmo del deltoide anteriore o del trapezio/gran dorsale in primis.
In quest'ottica la fondamentale pre-contrazione del gastrocnemio altro non serve che a "riportarci" letteralmente in asse, per non farci sbilanciare eccessivamente e quindi perdere l'equilibrio.
Generalmente ad una contrazione di uno specifico muscolo segue la coerente decontrazione o inibizione del suo antagonista e la coerente contrazione del suo sinergico; spesso però nelle disfunzioni da sindrome posturale la sequenza di impulsi viene alterata, quindi si verificano condizioni di instabilità cronica difficili da diagnosticare.
esercizi posturaAd esempio nell'atto di alzarsi dalla sedia o dal letto in posizione supina un ileopsoas cronicamente debole o inibito verrà presumibilmente rimpiazzato dallo sternocleidomastoideo controlaterale, mantenendo intatti i parametri di attivazione della catena flessoria, ma provocando una scorretta sequenza temporale di impulsi che a lungo andare crea algie acute o croniche; si viene a determinare in questa maniera una reattività muscolare che deve essere necessariamente risolta non solo sul piano meccanico, bensì  su quello neurologico, con opportune manipolazioni.
L'atto di alzarsi dalla sedia precedentemente preso ad esempio altro non simula che il ben conosciuto Squat, l'esercizio principe in moltissime discipline sportive e riabilitative.

Ma è veramente l'esercizio ideale per il rinforzo dei muscoli della gamba?!
Nell'analisi elettromiografica seguente tutte le risposte: nell'attivazione elettromiografica generale in sequenza temporale questa l'attivazione neuro-miogena riscontrata nell'esercizio di Squat:

  • Tibiale anteriore
  • Sterno-cleido-mastoideo
  • Trapezi
  • Erettori spinali
  • Quadricipite femorale
  • Grande gluteo-Ischiocrurali
  • Spinali
  • Soleo

Il quadricipite è reclutato molto più tardi di altri muscoli, e con percentuali di attivazione minori: è dunque opportuno far eseguire indiscriminatamente questo esercizio - sia per potenziare gli arti inferiori che per la riabilitazione dopo intervento al ginocchio ad esempio - a tutti gli atleti o i pazienti alla luce degli studi elettromiografici e posturologici?!
Non credo che un soggetto con problemi alla caviglia o al collo sarebbe d'accordo!
esercizi posturaPer non parlare del pluridecorato esercizio alla Leg-Extension, un vero e proprio esercizio massacrante per l'articolazione del ginocchio al quale bisognerebbe dedicare almeno un libro!
Forse sarebbe meglio prescrivere un esercizio che recluti le catene muscolari in maniera più fisiologica e sicura.
Tornando al discorso principale  sul piano muscolare ed articolare i recettori implicati nel difficile mantenimento di questa omeostasi sono i fusi neuromuscolari, gli organi tendinei del Golgi, i corpuscoli del Pacini, quelli di Ruffini e del Messner.
Essi controllano velocità angolare, tensione alla contrazione, allungamenti eccessivi ecc..
Un loro scompenso provocato dalle cause più disparate può seriamente compromettere il nostro equilibrio.
Se nel sedentario che necessita di rimettersi in forma per fini puramente salutistici possiamo tenere sotto controllo con relativa facilità tali parametri prescrivendo esercizi più "light", nell'atleta tutto si complica: data l'enorme sollecitazione e il grande volume di carico a cui viene sottoposto per eccellere nella performance lo stress neuromuscolare ed articolare sarà di gran lunga maggiore, e di conseguenza anche i rischi per l'intero locomotore aumenteranno.
Per gli atleti le difficoltà maggiori arriveranno dopo la fine della carriera sportiva quando l'efficienza muscolare diminuisce e in fenomeni degenerativi si instaurano a volte "inspiegabilmente" e in breve tempo.
Con l'aiuto di ortesi (byte, solette, prismi oculari) e con opportune manipolazioni manuali possiamo "orientare" tali recettori a ritrovare un loro equilibrio sia meccanico che neurologico, mentre l'esercizio fisico in palestra mirato ad un lavoro prima "in catena" e successivamente "settoriale" potrà riportare la muscolatura scheletrica in omeostastress.
La sinergia di trattamento tra Clinico dell'esercizio ed esperto di posturologia si rende veramente indispensabile.
In altre parole il nostro compito è quello di togliere la maggior parte o tutti gli ostacoli per poi lasciar fare dolcemente alla natura, e riportare il corpo ad una dimensione ormai persa: la coerenza.
Coerenza neuromuscolare, coerenza articolare, quindi equilibrio.


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