A cura di: Francesco Magagnini
La pedana vibrante non dev'essere confusa con la ginnastica passiva o con l'elettrostimolazione: i princìpi su cui si basa e la tecnologia utilizzata sono completamente diversi; il muscolo lavora attivamente, ma in modo esponenziale.
Tempi effettivi ridotti di allenamento su pedana vibrante equivalgono in termini di pompaggio sanguineo e sollecitazione muscolare a tempi decisamente più lunghi e spesso (per vari motivi) meno intensi dell'allenamento "classico" cardio o di pesistica.
Il Dott. Bosco ed altri ricercatori approfondirono studi sulla locomozione e su esercizi di piccola durata ma di altissima intensità: essi producono infatti effetti positivi sulle strutture osseo-muscolari e articolari. La vibrazione controllata delle pedane vibranti sussultoriestimola contrazioni e decontrazioni involontarie a livello muscolare e neurologico.
Correndo, camminando o facendo esercizi in palestra la velocità massima di contrazione è di 5-6 al secondo, contrazioni comunque volontarie e con la variabile di tipo di fibre muscolari e allenamento.
La pedana vibrante permette di sfruttare la contrazione involontaria e stimola la contrazione-decontrazione per 20-50 volte al secondo, velocità impensabile da ottenere a corpo libero.
I benefici dati dalla pedana vibrante non sono solo legati al lavoro muscolare svolto, ma anche al rilascio di alcuni ormoni, che lo stimolo vibratorio causa in modo del tutto naturale: essi danno una sensazione di benessere e aumentano il nostro metabolismo basale, con tutti i vantaggi connessi. Da ricordare che le prime applicazioni delle pedane vibranti furono a vantaggio degli astronauti russi che riuscirono, con 10 minuti al giorno di trattamento, a rimanere in orbita ben 420 giorni contro i 120 giorni degli astronauti americani che dovettero rientrare a terra per gravi problemi muscolari ed ossei.
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