Aspetti sociologici, psicologici e pedagogici dello sport

- sesta parte -

 

« quinta parte


C'è un ulteriore punto su cui mi piacerebbe potermi soffermare: il concetto di "società" implica che ciascun individuo che fa parte di questa associazione metta a disposizione di tutti gli altri dei talenti che egli ha, siano essi innati o costruiti con lo studio, in cambio di ricevere dagli altri membri un trattamento affine per quel che riguarda tutti gli altri talenti che il primo non possiede. Affinché l'individuo possa usufruire dei beni che gli altri individui gli mettono a disposizione, deve offrire loro, quindi, qualcosa che possa risolvere dei problemi, dar piacere, o comunque soddisfare. Si è detto che gli sport, in particolar modo alcuni di essi, possono provocare piacere in svariati modi all'individuo, pertanto, colui che intende "crearsi" dei talenti, dei beni da poter offrire agli altri membri della società, cercando di appagarli attraverso l'offerta della possibilità di fare o seguire lo sport, dovrebbe attenersi a quelli che sono i gusti della maggior parte degli individui, così da avere a disposizione un numero maggiore di persone che, all'interno della società, sono disposti a gratificarlo.

Pesagogia sportNon c'è dunque da stupirsi di come proliferino ovunque campi di calcio e società sportive che si occupino di questo sport, anche considerando il fatto che la gestione e la manutenzione di un impianto sportivo destinato al giuoco del calcio implicano una spesa di gran lunga inferiore a quella che necessita lo stesso trattamento di altri impianti (piscine, palestre, campi di tennis ecc.). La disponibilità di questo tipo di impianti sportivi, a sua volta, facilita l'avvicinamento al calcio da parte della gente, che lo conosce molto più di tutti gli altri, in media. Nella città in cui si trova la scuola elementare a cui appartengono gli studenti che hanno risposto alle domande del questionario, sono infatti disponibili in gran numero i campi di calcio.
  Il numero degli impianti sportivi per il giuoco del calcio, sovrasta quello degli impianti per la pratica di qualsiasi altra disciplina, pertanto, quando ai bambini viene chiesto quale tipo di attività motoria che non hanno mai provato vorrebbero praticare, le risposte che si ottengono sono sempre tali da far prevalere sport per cui è difficile trovare degli impianti sportivi e delle società sportive che se ne occupino (hockey, equitazione, pallanuoto, danza). E se anche ci fosse la disponibilità di questi, il costo dell'affiliazione risulta essere talmente elevato da non consentire ai bambini di tutte le classi sociali di poter frequentare (tennis e nuoto). Così pure, tra i movimenti che i bambini non conoscono e vorrebbero apprendere, spiccano in gran frequenza quelli tipici di sport per cui gli impianti sportivi e le società sportive, o non fioriscono in maniera particolare, o hanno un costo di affiliazione troppo elevato (arrampicarsi, rotolare, stare in equilibrio).
  In definitiva, nel nostro Paese e nel nostro attuale periodo storico si riscontra la presenza dello sport, anche in maniera abbastanza evidente, senza che però la pratica dello stesso sia regolata in un modo tale da garantirne l'efficacia a fini educativi. La causa di tale trascuratezza, non può essere imputata unicamente al caso: ciascun fenomeno sociale che si possa verificare all'interno di un Paese può essere evidentemente prevenuto o incoraggiato a seconda delle misure che la legislazione vigente ha in atto. Del resto lo sport si è sempre evoluto nelle sue concezioni, manifestazioni e regole in modo parallelo al progresso sociale dei paesi: nel medioevo lo sport era praticato esclusivamente da pochi individui appartenenti alla classe sociale della nobiltà. I regolamenti di gara erano tali da adeguarsi perfettamente alle esigenze che questo tipo di persone avevano (e cioè specialmente scacciare la noia con attività poco impegnative dal punto di vista intellettuale); dopo l'anno 1000 lo sport inizia ad essere praticato dai ricchi proprietari di industrie e solo verso la meta dell'ottocento inizia a diffondersi lo sport come puro dilettantismo (in Inghilterra). Anche nel nostro attuale periodo storico, le condizioni socio - economiche del nostro Paese sono tali da promuovere lo sport come forma di dilettantismo in primo luogo, solo non viene caricata di particolare valore. La Costituzione attuale, comprendente ben 139 articoli di cui oltre 50 dedicati alla Libertà, non include alcun tipo di riferimento allo sport, sia esso inteso come attività individuale, collettiva o ordinamentale avente fini educativi, ricreativi, agonistici o di spettacolo. Diversi Autori si sono rifiutati di imputare questo tipo di mancanza da parte del costituente al caso, ad una semplice trascuratezza, bensì alla volontà ben specifica di escludere lo sport da quello che dovrebbe essere lo strumento attraverso cui garantire all'uomo la Libertà, sia intesa come "Libertà di" (agire), sia intesa come "libertà da"(lla paura). Alcuni Autori hanno attribuito questo tipo di volontà, ancora, al periodo storico in cui è stata creata la Costituzione: è loro opinione che il costituente, avendo intenzione di evitare la promozione degli stessi valori che erano invece incoraggiati nel regime precedente, avesse volontariamente trascurato di menzionare lo sport. Nel regime fascista, infatti, l'attività fisica e sportiva veniva considerata come qualcosa di molto importante a fini educativi dal momento che stimolava lo spirito offensivo nell'animo dei giovani e li manteneva in quello stato di vigore fisico tipico del guerriero. Non c'è modo di venire a capo in modo certo di quale sia stato il motivo per cui il costituente ha trascurato di menzionare lo sport nella Costituzione, tuttavia l'opinione di questi studiosi, considerati tutti i fattori presentatisi alla mia intuizione, è ben degna di essere ritenuta molto attendibile: non riesco ad immaginare un motivo differente per cui qualcosa che è impregnata di un valore così evidentemente grande sia stata omessa mentre si legiferava. L'assenza di queste cure allo sport da parte della Costituzione si possono riscontrare nel modo in cui viene effettuata l'educazione fisica nelle scuole: i punti in cui si può riscontrare l'inadeguatezza alle esigenze di educazione che presentano i ragazzini, per quel che riguarda la pratica dell'educazione fisica, sono differenti e numerosi, a cominciare dalle ore di lezione che vengono dedicate all'educazione fisica: su 31 ore di lezioni settimanali complessive, solo 2 sono dedicate alla pratica dell'attività motoria. In effetti, il tempo da dedicare a questo tipo di pratica non sarebbe da considerarsi in modo negativo, considerando la giovane età degli studenti, qualora però fosse effettivo. In realtà effettivo non lo è, dal momento che in quell'arco di tempo che secondo il regolamento si dovrebbe dedicare all'educazione fisica, è incluso anche il tempo per spostarsi nella "zona palestra" dell'edificio scolastico, il tempo durante il quale si sosta negli spogliatoi e quello durante il quale ci si dedica alle formalità (appello, interruzioni varie). C'è da dire, però, che nella scuola elementare in cui ho svolto la mia indagine, il programma didattico prevede 2 ore di lezione facoltative dedicate all'educazione fisica in più rispetto alle 31 ore totali. La pratica facoltativa dello sport può essere considerata in modo positivo, dal momento che lo sport, da praticare ad un'età di circa dieci anni, è educativo anche e soprattutto al livello dilettantistico (facilita la socializzazione e, attraverso il rispetto di un regolamento sportivo, si "allena" il ragazzo a capire cosa significa vivere secondo un "regolamento etico") e, vista la grande pubblicità che si fa di questo fenomeno, non sarà difficile riscontrare molte presenze in queste ore di attività facoltativa. Le due ore di pratica obbligatoria, comunque, restano, a mio parere, troppo poche per garantire una corretta educazione (motoria) al bambino, qualora scegliesse di non prendere parte all'attività facoltativa in aggiunta al programma. Per spiegare il mio punto di vista in merito alle ore di educazione motoria svolta dai ragazzini è necessario fare una premessa: quando si tratta di attività motoria per soggetti appartenenti alla fascia d'età cui appartengono gli elementi del campione su cui ho svolto l'indagine, non è possibile parlare di vero allenamento, bisogna invece parlare di «preparazione giovanile» (Spagolla, Bortoli). Sono state proposte molte definizioni della parola "allenamento": in fisiologia si intende per allenamento tutti quei carichi fisici che provocano un adattamento funzionale e morfologico ed un mutamento dell'organismo, quindi una elevazione della prestazione; in senso più vasto il termine di allenamento viene oggi inteso per ogni forma di istruzione organizzata, che di proposito è orientata sulla rapida elevazione della capacità di prestazione fisica, psichica, morale o tecnico - motoria dell'individuo. Nell'ambito dello sport noi parliamo di allenamento sportivo e con questo termine intendiamo in generale la preparazione degli atleti per il raggiungimento di più elevate e massime prestazione sportive (Harre). Matwejew intende per allenamento sportivo in senso più ristretto la preparazione fisica, tecnico - tattica, intellettuale, psichica e morale dell'atleta con l'ausilio di esercizi corporei, cioè mediante un carico fisico. Noi caratterizziamo l'allenamento sportivo, in senso più lato, come il processo generale programmato della preparazione degli atleti ad elevate e massime prestazioni sportive. L'allenamento sportivo è il processo del perfezionamento sportivo orientato verso princìpi scientifici, e particolarmente pedagogici, il quale, mediante influenza metodica e sistematica sulla possibilità e capacità di prestazione, tende a condurre l'atleta verso elevate e massime prestazioni in una specialità e disciplina sportiva (Harre). Tra tutte queste definizioni, l'unica che, se considerata per buona, può rendere la pratica dell'attività fisica dei bambini di dieci anni considerabile come allenamento è la prima. Essa è, tuttavia, troppo generica e, quindi, poco applicabile allo specifico settore sportivo: in particolare, in questa definizione viene trascurato completamente il fine etico dell'allenamento. Nella seconda definizione da me citata, si parla di «rapida elevazione della capacità», il che, ovviamente, non è un obbiettivo proponibile ad un bambino, dal momento che non ha ancora sviluppato quei requisiti fisici indispensabili per poter parlare di elevazione della capacità. E' chiaro che i fenomeni microevolutivi hanno portato i bambini a completare lo sviluppo in età cronologica inferiore rispetto a quella in cui lo completavano diversi anni fa, tuttavia, anche nel attuale periodo storico (come probabilmente per sempre), i bambini appartenenti alla fascia d'età cui appartengono gli elementi del campione dell'indagine che ho effettuato, non sono maturi ad un punto tale da poter proporre loro un programma di "allenamento" inteso secondo questa definizione.  In particolare, l'aggettivo "rapida" è, in questo contesto, completamente fuori luogo.


Continua »



Marco battaglia Marco battaglia

Laureando in scienze motorie

Cintura Nera 2° Dan di Karate tradizionale (principalmente stile Shotokan Ryu).

marco battaglia



Ultima modifica dell'articolo: 17/06/2016