Aspetti sociologici, psicologici e pedagogici dello sport

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L'avvicinamento allo sport, in particolare al calcio, viene promosso in maniera evidentemente notevole dai media, attraverso la pubblicità che viene fatta. In questo contesto, per pubblicità non intendo esclusivamente lo sponsor vero e proprio, bensì tutto ciò che porta la gente a conoscere il determinato sport (trasmissioni televisive, telegiornali, riviste di tutti i tipi, incluse quelle di cronaca rosa), dal momento che anche questo tipo di attività, forse casualmente, ha in sé i requisiti necessari perché possa essere considerata pubblicità, ossia fa arrivare il messaggio "giusto" alle persone giuste al momento giusto. Finché la pubblicità viene operata in un modo tale da sottostare a delle regole etiche, essa è cosa buona (del resto gli aggettivi "buono" e "cattivo" appartengono di per sé, sempre, anche se indirettamente, alla sfera dell'etica).

Pesagogia sportInfatti, a prescindere che vi sia o meno, da parte dei destinatari del messaggio pubblicitario, quella capacità di filtrare le informazioni da non assimilare, se il messaggio è tale da portare le persone a comportarsi in modo giusto, il rischio non esiste: la diffusione dello sport è una cosa senza dubbio positiva, una cosa che può apportare un notevole beneficio alla società per quel che riguarda la salute (intesa, nel senso più ampio del termine, come benessere psichico e spirituale, oltre che fisico), tuttavia, in questi tempi, ho riscontrato un abuso della pubblicità che non viene regolata in modo tale da apportare beneficio a chi ne viene in contatto, bensì porta ad acquisire delle abitudini e dei "pensieri" errati. La pubblicità dello sport che viene fatta nel periodo storico attuale, tende a promuovere lo sport esclusivamente come forma di spettacolo: coloro i quali ne sono coinvolti perdono il loro carattere di sportivi e ne acquisiscono uno di semplici personaggi di gossip. Oggi i calciatori sono delle celebrità di cui si conoscono, avventure mondane e altre cose simili. Il messaggio che viene continuamente trasmesso ai piccoli per quel che riguarda lo sport, è che lo sport non va vissuto come un valore, bensì come un semplice spettacolo di cui usufruire. L'età evolutiva, target dell'indagine da me compiuta nella scuola elementare di cui sopra, è quella più sensibile a questo tipo di messaggi mandati dai media. Il rischio che si corre nel trasmettere questo tipo di insegnamenti è quello di portare i ragazzi a non cogliere quello che è il vero scopo dello sport, il suo vero valore: ogni azione umana, per definizione, dovrebbe essere governata da una legge etica e l'etica è la cosa più importante della vita di un uomo; tutto ciò che comunemente si può essere portati a considerare come la cosa più importante della propria vita si inginocchia rispettosa dinanzi all'etica, che dà una dimensione spirituale all'essere umano, elevandolo "al di sopra" della condizione in cui si trovano gli animali. Pertanto è necessario che anche la pratica di studio e di cultura della virtù sia tale da promuovere quelli che sono dei valori etici: lo sport è una di queste pratiche di studio e cultura della virtù. Esso non deve essere insegnato in un modo tale da far sì che venga considerato dal fanciullo come un qualcosa di estraneo all'etica, come un qualcosa che non ha niente a che vedere con la dimensione spirituale dell'uomo, ma che sia vissuto esclusivamente come una forma di spettacolo da cui trarre un vago, fuggevole e non totalmente appagante piacere: l'agonismo che comporta lo sport, non è fine a se stesso; l'agonismo è una pratica implicita nel concetto di sport che ha fondamentalmente lo scopo di formare il carattere e l'intelligenza di chi vi si accosta. Dal punto di vista prettamente psicologico, il carattere è l'organizzazione stabile e consapevole delle attività psichiche intorno al nucleo affettivo - intellettivo - volitivo. Le radici più profonde del carattere sono nello stesso io inconscio e inferiore, ma la sua espletazione è tutta nell'io superiore, e specialmente nei processi volitivi, in forza dei quali si agisce secondo quei princìpi di condotta che ci si è volontariamente proposti (Agazzi, 1952). Il carattere ha senza ombra di dubbio una migliore o peggiore formazione all'interno dell'animo degli individui a seconda delle caratteristiche genetiche proprie di ognuno, ma può essere migliorato attraverso il processo educativo. Lo sport è parte di questo processo educativo. Il modo in cui lo sport può influenzare la formazione del carattere dell'individuo, risiede nell'esercizio del dominio del proprio corpo, nel resistere alla fatica causata da uno sforzo, ad esempio (educazione attraverso il fisico). Questo tipo di esercizio non lo si può trovare in maniera tanto marcata in nessun altro tipo di pratica educativa. L'esercizio del dominio del corpo è tale da condurre l'individuo ad un controllo delle passioni, intese come stadi affettivi prolungati, non sempre anormali, in relazione diretta con gli istinti, dominate da un motivo fisso e soverchiante che può essere l'amore, l'avarizia o altro (Agazzi, 1952). Il dominio delle passioni coincide con la virtù, quindi col Giusto. Per quanto riguarda la cultura dell'intelligenza (dove per intelligenza calza particolarmente in questo contesto la definizione data da Binet, ossia "la facoltà di giudicare, altrimenti detta buon senso, senso pratico, iniziativa, capacità di adattarsi alle circostanze. Giudicare bene, ragionare bene, comprendere bene: queste sono le caratteristiche essenziali dell'intelligenza"), lo sport, presentando allo sportivo delle circostanze differenti al quale adattarsi, stimola questa sua facoltà. Inoltre, Costa afferma che "la promozione della capacità di vivere il proprio corpo in termini di dignità e di rispetto costituisca una delle mete formative che il preadolescente deve poter raggiungere" (educazione al fisico).  L'agonismo è considerabile esclusivamente come fine apparente dello sport: la vittoria in gara, non è fine a se stessa! Il gesto atletico, la capacità di prestazione, non è solo un modo per fare spettacolo, per farsi notare, per guadagnare soldi, ma è espressione di una avvenuta crescita spirituale. In conclusione, agonismo e educazione, in fatto di sport, devono essere l'uno fine all'altro, sebbene anche in stato di apparenza. Lo sport che viene promosso dai media, non è considerato a questo modo, pertanto è necessaria una capacità di critica sufficientemente marcata negli individui affinché possano distinguere (filtrare) gli aspetti giusti da quelli che invece non lo sono. C'è bisogno che i bambini imparino a distinguere quella che è la differenza tra spettacolo e sport: infatti, sebbene può essere considerato lecito (sempre da un punto di vista etico) che il primo sia conseguenza del secondo, non è cosa buona che le due cose coincidano. Il problema di una cattiva sponsorizzazione dello sport non è una cosa appena percettibile, una cosa che ha un effetto limitato sulla società, sul Paese; si tratta di un problema piuttosto esteso e di difficile soluzione. Basti notare che alcuni studi effettuati alcuni anni fa, hanno dimostrato che una persona media, negli Stati Uniti, guarda ogni giorno 35 spot pubblicitari in televisione, ascolta 38 spot radiofonici, vede 15 annunci pubblicitari sulle riviste, 185 sui giornali e 12 depliant distribuiti porta a porta. In totale, un americano medio adulto, viene assalito da un minimo di 560 messaggi pubblicitari al giorno. Alcune stime arrivano ad annoverarne sino a 1600. E' chiaro che non tutte queste pubblicità hanno lo sport come messaggio, tuttavia, c'è da considerare anche che la pubblicità dello sport non si fa esclusivamente con i mezzi ordinari che si utilizzano per dei prodotti concreti: per quel che riguarda lo sport, è sufficiente anche una trasmissione televisiva in cui sia ospite un campione, un allenatore o un tecnico di un particolare sport (quasi sempre il calcio). Il numero delle pubblicità che hanno come messaggio lo sport sono tantissime, e comunque sufficienti da condizionare la concezione che i bambini hanno dello sport. Ho voluto prestare particolare attenzione al calcio, in queste pagine, per via del fatto che è lo sport che ha ottenuto, nella mia indagine, il maggior numero di preferenze (considerato anche il quesito sul campione preferito) a prescindere dal sesso. Le riflessioni che ho fatto, sono comunque attribuibili anche agli altri sport, in misura direttamente proporzionale alle preferenze delle persone (quindi la pallavolo, che anche ha ottenuto un numero di preferenze per nulla sottovalutabile, come pure il nuoto).



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Marco battaglia Marco battaglia

Laureando in scienze motorie

Cintura Nera 2° Dan di Karate tradizionale (principalmente stile Shotokan Ryu).

marco battaglia



Ultima modifica dell'articolo: 17/06/2016