Il Personal Trainer, i Neuroni Specchio e l'Apprendimento Imitativo

A cura di Alessandro Cioffi


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Successivamente sarà buona norma dare una breve spiegazione dell'esercizio che si vuole far svolgere. Attenzione. però, un conto è lo spiegare cosa lavora un determinato esercizio, un conto è descrivere l'esecuzione a parole di un qualcosa che non si è, come poc'anzi detto, mai visto ed eseguito.
Sarebbe totalmente inutile e fuorviante, oltre che una perdita di tempo, cimentarsi in chiacchere che potrebbero anche dare un'idea noiosa dell'allenamento.

La soluzione migliore, grazie anche alla conoscenza del sistema specchio, è sicuramente quella di dare una piccola spiegazione mentre si mostra l'esercizio.

La velocità di esecuzione della dimostrazione dovrebbe essere la più naturale possibile - perciò né troppo lenta, né troppo veloce - per dare la possibilità ai neuroni specchio di codificare la giusta tempistica esecutoria. Sempre riguardo la velocità di esecuzione sarà importantissimo far apprendere correttamente la fase eccentrica, che dovrà essere molto lenta e controllata, non snobbando di certo la fase concentrica.
Apprendimento motorio per imitazioneNon sarà necessario stare delle ore a dimostrare l'esercizio, ma 5-6 ripetizioni dovrebbero essere più che sufficienti. Sarà anche importante aspettare qualche secondo prima di far eseguire il gesto, per dare il tempo di incamerare meglio tutto il movimento.
Se proprio sarà necessario, allora si darà un rinforzo, mettendosi di fronte e svolgendo il movimento in contemporanea al soggetto, in modo da mettere ancora più in moto i processi imitativi; è sempre meglio mettersi di fronte al cliente poiché durante l'imitazione i neuroni specchio risultano attivi per l'osservazione specchiata con congruenza spaziale e non anatomica.
In un altro caso il personal trainer si limiterà a dare inizialmente pochi accorgimenti, per non distrarre troppo la mente del cliente dall'esecuzione e per non calarsi fin da subito nei dettagli, preferendo la forma globale del movimento.
In un secondo momento (terza o quarta seduta in linea di massima) sarà possibile dedicarsi più ai dettagli, magari in taluni casi facendo eseguire delle piccole variazioni per favorire l'attivazione maggiore di un distretto muscolare a discapito di un altro.
Facciamo ora un esempio pratico, prendendo come esercizio la panca piana con bilanciere:
Si porterà il cliente all'attrezzo e si specificherà come questo vada  a lavorare il gran pettorale come agonista principale, insieme a tricipite brachiale e deltoide anteriore; ovviamente senza calcolare stabilizzatori e antagonisti.
Ci si posizionerà sull'attrezzo facendo vedere come, e si inizieranno ad eseguire le famose 5-6 ripetizioni con piccoli riferimenti tecnici di sottofondo alla dimostrazione dell'esercizio, ricordandosi di risaltare la lentezza ed il controllo della fase eccentrica, e facendo vedere di non salire nella concentrica con troppa foga, per non rischiare eventuali infortuni articolari; inoltre, si porrà molto l'accento sull'arco di movimento che il cliente dovrà percepire nella sua ampiezza totale (scongiurando limitazioni funzionali).
Dopodiché aspetteremo qualche secondo ed inviteremo il cliente a mettersi in posizione.
Essendo questo un attrezzo che non permette lo "specchiarsi", data la posizione supina del soggetto, ci limiteremo a pochi suggerimenti e al sostegno nel controllo dell'attrezzo.
Nel caso l'esercizio fosse stato l'affondo avanti allora avremmo potuto sfruttare l'opzione dell'imitazione specchio, dove al nostro piegamento della gamba dx sarebbe corrisposto un piegamento della gamba sx del cliente.
Con le sedute successive, a seconda dell'esercizio, sarà possibile lavorare più sui dettagli, quindi anche con velocità minori rispetto la realtà,  magari anche effettuando degli accorgimenti posturali (nel caso della panca piana, ad esempio, far flettere gli arti inferiori a 90°) che renderebbero il compito motorio più difficile.
Il sistema dei neuroni specchio ha sottolineato ancor di più l'importanza della dimostrazione di un esercizio da parte del personal trainer, che - trovandosi quasi sempre a  lavorare con tempi stretti e molte volte con soggetti che rischierebbero seri danni muscolo-articolari per un apprendimento non totalmente corretto dell'esecuzione - trova una chiave essenziale nell'apprendimento imitativo.
Oltre al discorso dei neuroni specchio associati al body building, è doveroso da parte mia dire come questi abbiano un riscontro ancora maggiore in tutti quegli sport di tipo situazionale (calcio, basket, tennis ecc..) dove ogni gesto motorio da apprendere ha un obiettivo ben preciso all'interno della gara, e dove la comprensione anticipata dell'azione avversaria distingue il grande giocatore dal giocatore normale, permettendo di attaccare o difendere meglio dell'altro.

"I neuroni specchio sono per le neuroscienze ciò che il DNA è stato per la biologia". (Vilayanur Ramachandran).

Bibliografia:


Marco Iacoboni,  I Neuroni Specchio: Come capiamo ciò che fanno gli altri, Bollati Boringhieri (2008)
Giacomo Rizzolatti, Lisa Vozza,  Nella mente degli altri: Neuroni specchio e comportamento sociale, Zanichelli (2008)
Giacomo Rizzolatti, Corrado Sinigaglia,  So quel che fai: il cervello che agisce e i neuroni specchio , Raffaello Cortina Editore  (2006)
Roberto Nicoletti, Anna M. Borghi,Il Controllo Motorio, Il Mulino (2007)
Edward T. Howley, B. Don Franks,Manualeper l'istruttore di fitness, Calzetti e Mariucci (2006)

 



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Ultima modifica dell'articolo: 24/12/2015