Leg curl e integrità vertebrale

A cura del Dott. Antonio Parolisi


« prima parte

 

Nella fig3, invece, si comincia gia ad osservare un caso di parziale accorciamento dei muscoli dell'anca, con meno risalto sui muscoli estensori del ginocchio.
Da prestare attenzione al sollevamento del cavo popliteo dal lettino-panca, indice del fatto che i muscoli ileo-psoas o retto del femore o entrambi hanno poca estendibilità; ciò sconsiglia la pratica del leg curl da prono, in quanto la posizione di partenza assunta traziona le vertebre lombari per opera degli ileo-psoas o anteriorizza il bacino per opera del retto del femore o, nel peggiore dei casi, a causa di entrambi traziona la curva lombare in iperlordosi e anteriorizza il bacino.

 

leg curl

 

Fig3 Test di Thomas
Il soggetto è dotato di poca flessibilità a livello
dell'articolazione dell'anca e meglio a livello del ginocchio


Nel caso della fig3 quindi è da escludere l'esercizio di leg curl da proni, previo accurato allungamento dei muscoli poco flessibili.
Risulterebbe meno stressante o sicuramente più in sicurezza il leg curl da seduto nel quale non è richiesta una grande estensione dell'anca. Ricorrendo a tale esercizio si impedirà ai flessori di trazionare le vertebre ed il bacino come avviene nel leg curl tradizionale.

Da tenere in considerazione un concetto estremamente importante, quello della monolateralità: se da un lato i muscoli sono poco flessibili non è detto che dall'atro debbano essere dotati ugualmente di scarsa flessibilità. Spesso capita di osservare soggetti dotati di una diversità in termini di elasticità da un lato all'altro del corpo davvero evidente.
Un retto del femore particolarmente retratto potrebbe essere la conseguenza, per esempio, di un antiversione di un "emibacino" che trazione la muscolatura inserita in avanti, determinando un accorciamento dei muscoli inseriti. Tale problema compete a chi lavora in ambito strettamente di medicina manuale, quindi di manipolazioni come Osteopati e Chiropratici, che può normalizzare il bacino ridando piena libertà di movimento ai segmenti precedentemente messi sotto tensione, ma... in ambito del personl training dobbiamo comunque cercare di minimizzare i rischi dell'allenamento e all'occorrenza rimandare il soggetto dagli specialisti. In ogni caso, quando siamo sul campo, dobbiamo operare con criterio!!!
Nel caso si presentasse una persona con muscoli retratti da un solo lato ritornerà senz'altro utile lo stretching "monolaterale". Quindi dovranno essere allungati solo quei muscoli che impediscono la corretta esecuzione del movimento.
È teoria ormai diffusa da anni che l'allungamento muscolare debba avvenire in modo simmetrico, ma ancora una volta ci tengo a precisare che bisogna rispettare la soggettività della persona; in definitiva se ho un ileo-psoas di sinistra retratto dovrò prestare attenzione, durante gli allenamenti, ad allungare solo quello di sinistra. Alla fine degli esercizi o in un'altra sessione, mi dedicherò con grande impegno all'allungamento globale delle catene muscolari lavorando anche su quei muscoli che avevo precedentemente "trascurato".

 

Nella fig4, infine, si osserva una retrazione importante dei muscoli flessori dell'anca ed estensori del ginocchio. È da prestare attenzione al sollevamento marcato del cavo popliteo dal lettino-panca e all'estensione del ginocchio per opera dei muscoli quadricipiti. Da notare inoltre come, rispetto alle altre figure (2 e 3), sia accentuata anche la lordosi cervicale, segno evidente della necessità di un allungamento globale, secondo il concetto di catene muscolari.

 

leg curl

 

Fig4 Test di Thomas
Il soggetto è dotato di poca flessibilità a
Livello dell'articolazione dell'anca e del ginocchio.

 

 

In questo ultimo caso, quindi, gli esercizi di muscolazione per gli ischiocrurali dovranno essere contenuti e a seconda della gravità della retrazione, forse addirittura evitati, in quanto la pratica di leg curl, sia da prono che seduto, porterebbe a dei compensi a livello vertebrale che, ripetizione dopo ripetizione, allenamento dopo allenamento, risulterebbero davvero dannosi per le strutture vertebrali.
L'obiettivo primario in questo caso è ristabilire la massima escursione articolare, per permettere ai muscoli di lavorare nel completo ROM senza creare spiacevoli situazioni che innescano meccanismi di degenerazione.

Lo studio della flessibilità in un programma di allenamento, risulta quindi fondamentale al fine di evitare compensi che possono gravare anche in modo importante e degenerativo sui segmenti stressati.

Il discorso ovviamente dovrebbe valere anche per i bodybuilder che, il più delle volte,  non si curano delle conseguenze di un esercizio fatto in condizioni sfavorevoli, in quanto il loro unico obiettivo è quello di lavorare quanto più duramente possibile, con il  fine unico di crescere i muscoli allenati. Nulla toglie che questo non debba essere prerogativa nel bodybuilding, ma per lo meno dovrebbero essere ricercate le tecniche e i mezzi necessari affinché si producano i massimi benefici con il minimo rischio, in funzione delle capacità del singolo atleta.

La parolina magica "personalizzazione" ci perseguita ancora una volta.
Buon allenamento a tutti.



Ultima modifica dell'articolo: 28/11/2016