HydroStop...pando tutto ciò che di terrestre andiamo ancora usando!

A cura della Dottoressa Doriana De Pasquale

 

Ultime dalla Winter Marathon 2006


E' vero, si è iniziato il Workshop di HydroStepWay, alla Winter Marathon di Monza, parlando proprio di "lui": il progenitore, il capo stipite, il rivoluzionario step di terra. Questo magnifico attrezzo ha rivoluzionato, anzi forse ha contribuito, a creare il modo di fare fitness, ed è diventato un classico nelle sale delle palestre, dove non manca mai. Proprio per questo motivo, penso che almeno una volta nella vita tutti abbiano provato a seguire una lezione in cui ci fosse l'utilizzo dello step. Poi ci ritroviamo con un hydrostep, ancorato al fondo della vasca ( il posizionamento! non dimentichiamoci mai di non affrettare la discesa dell'attrezzo sul fondo della vasca altrimenti avviene ciò che è avvenuto alla Winter -e vi avevo ben avvisati!- gli Hydrostep camminano per la vasca) ! Step ed Hydrostep, due attrezzi così simili ma tanto diversi nel loro utilizzo specifico. Concretamente, di diverso, c'è l'ambiente in cui ci si muove con l'uno o con l'altro: la forza di gravità e la spinta di galleggiamento, le due proprietà peculiari della terraferma e dell'ambiente acquatico. E proprio da questi due princìpi fisici abbiamo tratto i movimenti fondamentali dell'HydroStepWay, i quali, affinché si dissocino del tutto dalla nomenclatura terrestre, ho pensato di classificarli in relazione alla tecnica delle bracciate nelle nuotate: cioè in movimenti successivi, alternati e contemporanei delle gambe sull'hydrostep.


1) posizione di base

Il corpo è in posizione eretta con le gambe leggermente piegate al ginocchio; le mani si muovono su tutti i piani fungendo da stabilizzatori della postura, insieme ai muscoli dell'addome. In questa posizione il baricentro deve mantenersi fisso e sotto l'acqua, in modo da rendere il corpo il meno galleggiante possibile; anche la muscolatura glutea, in contrazione, partecipa alla stabilità della colonna vertebrale.

2) movimenti con contatto successivo dei piedi sullo step a ciclo alternato

-affondi dietro
-affondi laterali
-affondi dietro/later. con frog singolo/doppio
-squat laterali (con spostamento del baricentro)
-spinte dietro
-spinte laterali

3) movimento con contatto di un piede a ciclo continuo/ciclo alternato

-affondi dietro
-affondi laterali
-spinte dietro/laterali
-affondi dietro/laterali con kick avanti/dietro/laterale
-affondi dietro/laterali con slanci avanti/dietro/laterale
-squat laterale
-affondi con incrocio dietro

4) movimento con contatto alternato degli arti inferiori a ciclo alternato, a ciclo continuo

-skipp sagittale
-skipp frontale, con incrocio dei piedi

5) movimento con stacco successivo dei piedi, a ciclo continuo/alternato

-affondo dietro di una gamba e slancio avanti dell'altra
-affondo laterale di una gamba e slancio laterale dell'altra

6) movimento con stacco contemporaneo dei piedi, a ciclo alternato, ciclo continuo, ciclo acquatico

-spinte in basso sul piano sagittale, a gambe unite/divaricate
-spinte in basso sul piano frontale a gambe unite/divaricate
-spinte in basso sul piano frontale (con incrocio)/sagittale con fase di galleggiamento
-spinte in basso continue/alternate, di una gamba, in galleggiamento.

Bene!


Ora possiamo iniziare a muoverci sull'hydrostep, dove ad ogni movimento degli arti inferiori corrisponde un movimento-spinta nell'acqua degli arti superiori, opposto nella direzione e coordinato alla traiettoria biomeccanica delle gambe. Le mani si appoggiano, entrano, spingono nell'acqua, andando a sfruttare tutte le resistenze di pressione che trovano nel loro muoversi nel liquido. Basta chiudere gli occhi, ed appoggiando semplicemente i polpastrelli sul pelo dell'acqua, possiamo percepire l'avvicinamento delle molecole d'acqua alla nostra pelle, proprio come una calamita al suo metallo... e allora proviamo a sentire questa sensazione in ogni cm quadrato del nostro corpo... quando ci muoviamo in acqua e stiamo sopra l'hydrostep, proviamo a rispettare questi fenomeni in ogni loro sfumatura, dalle mani ai piedi...
Dopo circa due ore e mezza, (compresa la pausa per il caffè), di chiacchiere, princìpi e movimenti step-acquatici, ci siamo sgranchiti un po' le gambe, prima di entrare in acqua, sul bordo vasca, ognuno sopra il proprio hydrostep, per affrontare in primis la postura di base, ed in seguito i movimenti più semplici dell'HydroStepWay. In fondo siamo tutti istruttori, e quando vi vedo muovere in acqua penso che effettivamente siate bravi, riuscite a fare di tutto: spinte, galleggiamenti, slanci, trazioni ma... sul bordo? Come ce la caviamo sul bordo vasca? Se ci muovessimo fuori con gli stessi assecondamenti del busto e delle mani come quando siamo immersi, allora sì che le cose comincerebbero a girare per il verso giusto anzi, a fluttuare sull'onda giusta! Ma il problema è proprio questo: fisicamente essere fuori dall'acqua, ma virtualmente immersi insieme ai nostri allievi.
Una volta entrati in acqua, ci siamo subito resi conto di come sia importante avere una giusta profondità della vasca, in quanto nella parte più bassa, (in cui naturalmente, neanche a farlo apposta, sono capitate le persone più alte!), dove l'acqua era appena 110cm, non si riuscivano  ad eseguire correttamente gli esercizi, e soprattutto a mantenere una buona postura. Infatti, in relazione all'altezza dell'acqua, si hanno degli usi specifici dell'hydrostep.
In generale si può usare da un minimo di 70-90 cm ad un massimo di 135-140 cm e cioè in quelle altezze che definiamo rispettivamente "acqua bassa" e "acqua media".
Quando si utilizza con profondità comprese tra i 70-90 cm, quindi solitamente nelle piscine dell'ambientamento, si avrà un utilizzo prevalente di condizionamento muscolare, da seduti o in appoggio sulle mani. L'uso in verticale può esserci in alcune fasi della lezione, non potendo però utilizzare gli arti superiori, quindi non potendo sfruttare la fase propulsiva di questi. Nell'uso in verticale va riposta molta attenzione agli atteggiamenti del rachide e va considerato il fatto che la schiena non è protetta dall'acqua negli impatti e nei movimenti intensi degli arti inferiori.
Per le profondità superiori, quindi che vadano dai 100 ai 140 cm, si prediligerà un'attività in verticale, in cui si possono utilizzare passaggi acquatici, i galleggiamenti, movimenti ad alto impatto, dove l'utilizzo delle braccia diventa un elemento focale per l'esecuzione dei movimenti corretti.
Quando la profondità è prossima ai 120-135 cm, si predilige un uso si, in verticale, ma prevalentemente dall'alto verso il basso, entrando nello specifico di quello che è "HydroStepWay". A questo punto abbiamo ripassato tutti i movimenti scoperti precedentemente in aula, lasciandoci in ultimo qualche momento per provare a muoverci sopra l'hydrostep ognuno per sé, focalizzandoci sui movimenti degli arti superiori in relazione ai movimenti delle gambe.
È così che abbiamo passato le nostre quattro orette parlando e praticando l'hydrostep; il mio appuntamento è per i prossimi incontri di aggiornamento e di formazione, con la speranza che questo attrezzo rimanga sempre meno accatastato sul bordo vasca, e sempre più utilizzato in tutte le sue sfaccettature prettamente acquatiche, ma soprattutto con la speranza che lo step, nel momento in cui entriamo in acqua e troviamo un hydrostep, sia un ricordo assai lontano!!!



Ultima modifica dell'articolo: 17/04/2015