Heavy Duty

A cura di Ivan Mercolini

Un aneddoto e ringraziamenti

In coda a questo saggio Vi racconto un aneddoto inerente al mio incontro con l'HEAVY DUTY. Vedete, ben più di dieci anni fa io mi allenavo seguendo le classiche schede che vengono proposte in palestra: A-B-C, con circa dieci serie per i gruppi principali, otto serie per i gruppi minori, tre allenamenti a settimana di circa 1 ora e mezza ciascuno. Facevo tempi di riposo tra le serie di circa 90" e, ovviamente, nelle serie successive alla prima il peso veniva scalato. Chi di voi mastica un po' di bodybuilding, o ha avuto la bontà di leggere tutto il mio articolo, sa ormai che un allenamento di questo tipo è di forza resistente: dà vascolarità, qualità muscolare e un fisico da ballerino di flamenco nel lungo termine.
Ma allora, che ero ragazzino, ero convinto di fare ipertrofia. Mike Mentzer che ancora era in vita e pubblicizzava il suo metodo in giro per il mondo, era rappresentato in Italia da una nota ditta di integratori (praticamente l'unica, dato che ancora non c'era stata l'invasione dei prodotti stranieri).
Mi capitò tra le mani un suo libro. Lo sfogliai insieme al titolare della palestra e rimasi sbigottito nel leggere queste schede così brevi. Feci pesanti ironie su questi protocolli. Per voi che siete nati nell'epoca del BIIO, probabilmente non vi ha stupito più di tanto questo mio saggio, ma mettetevi nei miei panni di allora; calatevi con l'immaginazione in un periodo storico dove non vi era scienza del bodybuilding (fatte le dovute rare eccezioni), ma direttive tramandate dall'esperienza degli atleti d'elite. Immaginate che un workout A era composto in media di circa 20 serie. Un workout heavy duty era composto da 3-4 serie.

Ivan Mercolini Personal trainer Pesaro

Ivan Mercolini
- autore dell'articolo -

Feci pesanti ironie e critiche, dicevo. I libri di Mentzer che acquistai, ancora in mio possesso, sono pieni di note a matita con cui criticavo le sue posizioni. Dopo circa un mese di dialettica tra me e la filosofia di Mentzer, decisi di provare un suo allenamento per le gambe. Riposai una settimana intera (avrei dovuto riposare un mese, ma allora, chi riusciva a stare senza sala pesi? Mica avevo altri amici io...). Siccome un solo superset legs extension+pressa mi sembrava poco, avevo pensato di fare legs extension+ pressa + squat al quadro guida. Per fare le forzate mi feci aiutare da due pesisti che si allenavano alla mia stessa ora.
Bene. Il sapere che avevo solo quella serie mi fece acquisire il corretto atteggiamento mentale (che è lo stesso che dovrete avere anche voi se volete provare l'HEAVY DUTY): dovevo dare anche l'anima in quella sola "moneta" da spendere. Feci 8 ripetizioni al legs extension spingendo con tutto me stesso e buttando fuori quella solita rabbia, tristezza che avevo in corpo, emettendo un "kiai" al cedimento. I miei due compagni mi fecero fare altre due forzate. Scesi rapidamente dal legs extension per volare all'esercizio successivo... ma i miei quadricipiti non mi ressero e caddi a terra (non sto scherzando). I ragazzi che mi guardavano avevano lo sguardo sbigottito vedendo quanta grinta e forza di volontà avessi. Mi tirarono su aiutandomi a salire sul legs press. Qui completai altre sei ripetizioni (ovviamente calai molto le piastre) e fui forzato ad altre due. Il cuore mi scoppiava nel petto, ero rosso, il respiro sembrava insufficiente, mi girava la testa. Mi alzai per raggiungere il quadro guida dall'altra parte della sala. Ma non ce la feci. Caddi a terra. Mi rigirai a terra dolorante... terribilmente dolorante. Non volevo stare in piedi né seduto: volevo solo morire tanto era il male cane. Il mio allenamento finì lì... praticamente con un solo superset: neanche dieci minuti di allenamento. Imparai una lezione dura: l'HEAVY DUTY non va schernito. E posso assicurare che funziona. Associando una alimentazione ipercalorica, aminoacidi ramificati, passai in un paio d'anni scarsi da 73 Kg a 91 Kg. Ovviamente c'era anche grasso, sto parlando di una crescita natural. Ma direi che l'effetto fu spaventoso. E nella primavera del 2001 iniziai il periodo di definizione per il mio primo book. Ma questa è un'altra storia.
Sapete, mi ha fatto piacere ricordare con voi questo scorcio del mio passato. Oggi non so se valesse la pena soffrire tanto, ma il sapore è quello. Che te ne fai oggi del tuo titolo nobiliare, Piccolo Principe, visto che sul tuo pianeta ci sei solo tu? Cosa te ne fai delle tue grandi ali, albatros di Baudelaire, ora che sei nella fanghiglia tormentato dallo scherno dei pescatori? Chi può aiutarmi a trovare una risposta e a farmi riacquisire il sonno?
Già... tanta passione, tanta rabbia. Mi allenavo persino con i tappi di gommapiuma nelle orecchie, per non esser distratto dagli altri rumori: nell'HEAVY DUTY si gioca tutto in una serie. E, non parliamo più di HEAVY DUTY, parliamo semplicemente di allenamento ipertrofico, perchè tutti gli altri non sono altro che compromessi fra ipertrofia e forza resistente. Ormai dovreste averlo capito... da quanti mesi mi seguite?
Tanto dolore sì... tanto sudore in quei pomeriggi afosi di Luglio, per una ragazzina che mi ricordava Madoka e, più tardi, Kyoko Otonashi. Medito a questi ultimi appunti conclusivi in un Sabato pomeriggio, su una panchina qui alla Palla di Pomodoro di Pesaro. C'è un bel sole anche se il vento è freddo da nord. Si sta bene. Ma c'è quel solito silenzio apatico che accompagna da anni la mia vita, come in un film di Mamoru Oshii. Poche persone... tutti anziani. Le mie plastificate coetanee non ci sono. Loro usciranno più tardi, solo per lo shopping: atto demente ripetuto costantemente come in una pena dantesca, accumulo inutile di beni, cianfrusaglie, trastulli, balocchi, surrogati, per armadi che scoppiano, disordinati e obesi come i loro ventri. Ricerche in orizzontale di ciò che sta in verticale. Bah, questa demenza è un'epidemia ben più pericolosa dell'influenza suina, anche se con il maiale ha comunque molte cose in comune. Usciranno solo questa notte, come i vampiri e i non-morti, seminude nonostante il freddo, ad eccitare i bassi istinti dei balordi. Non mi pare una grande emancipazione questa, ma io sono un uomo semplice e di poca cultura, non ho fatto l'università, non posso comprendere cose più grandi di me. Sento una risata di gusto in distanza, più o meno là, fra romantiche barche a vela in questo mare piatto, che ormai per me è come marmo. Non credo stiano ridendo per la mia ironia. Una risata di gusto, sì.... quanto tempo è passato? Qui era pieno di ragazzi/e che correvano ridendo il nulla. Si leggevano poesie e si facevano pic-nic. Sì... troppo tempo, non riesco più a focalizzare le immagini neanche chiudendo gli occhi sotto questo invitante sole tiepido. Sono convinto che un giorno i miei princìpi torneranno di moda, ma credo che allora avrò i capelli brizzolati e sarà troppo tardi per gioirne.
Anche questa volta, dopo circa dieci giorni di lavoro nel tempo libero, vi lascio tante righe su cui studiare, riflettere e approfondire. Se vi impegnerete con intensità otterrete i risultati agognati e io continuerò ad aiutarvi, assieme ai brillanti colleghi, nella community e tramite articoli. Ma il risultato maggiore che otterrete, attraversando il dolore, il sacrificio, l'abnegazione, sarà quello di diventare dei ragazzi/e nuovi, trasformati dentro, macerati in una costruttiva fatica. Dal fango il fiore.
Come dici dolce Malinconia? E' ora di andare? Hai ragione... arrivo subito. Solo un attimo. Il tempo di lasciare alcuni ringraziamenti. In primis, ovviamente, il ringraziamento va a MIKE MENTZER: vi invito a leggere i suoi testi. Era una mente eccezionale, un ottimo tecnico che ci ha lasciato una importante eredità per tutti noi che condividiamo il fitness e il bodybuilding. Poi, ringrazio Alessandro, quello che io chiamo affettuosamente Kyosuke (come se avesse sempre 15 anni), senza del quale la mia solitudine sarebbe integrale. Mi ha fatto da P.R. e ha sempre avuto la pazienza d'ascoltare i miei sermoni davanti ad una buona tazza di menta. Grazie Kyosuke, ti dedico volentieri questo saggio, e grazie per la pazienza con cui, qualche volta, sacrifichi un pomeriggio per sorbirti la mia patetica compagnia. Poi ringrazio il collega e neo amico Ferraresi: sei stato una bella scoperta per me, un ragazzo colto, intellettuale, profondo... sempre ottimo il confronto con Te.
Ora il sipario si chiude. Si spengono i riflettori, vi lascio alle riflessioni.
Un abbraccio caloroso a tutti voi.

 

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IVAN MERCOLINI

BodyBuilding & Fitness Instructor, Personal Trainer Body For Life System, Model Trainer

 

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Caro Ivan,
è sempre con grande piacere che leggo i tuoi testi, soprattutto nella parte finale. Lì, dove finisce il lavoro e la sempre rinnovata passione che l'accompagna, puntuale una digressione, frasi che si trasformano in un'occasione per rallentare, fermarsi e ripartire sulle ali di quel che resta dell'innata sensibilità umana. In base a questi resti ognuno interpreterà le tue parole come meglio crede e qualunque significato verrà loro attribuito, qualunque forma di felicità reale o presunta si continuerà ad inseguire, questa non potrà prescindere da un buono stato di salute. Mi auguro quindi che questo tuo ennesimo contributo, così come quelli del sottoscritto e degli altri collaboratori, contribuiscano - almeno in questo senso - alla felicità dei lettori.

 

Gilles

 



Ultima modifica dell'articolo: 29/03/2016