A cura di Massimo Armeni
Le recenti scoperte della cosiddetta "Medicina Olistica" (Osteopatia, Chiropratica, Omeopatia, Kinesiologia ecc.) mi hanno dato e tutt'ora mi danno spunti continui per migliorare il mio lavoro e di conseguenza la salute dei miei clienti. Tutto ciò mi ha spinto a scrivere quest'articolo.
Il filo conduttore sarà sempre l'analisi della persona dal punto di vista biochimico e posturale, e anche attraverso le mie esperienze, oltre che degli autori citati, proporrò un'idea di lavoro "su campo".
In questo articolo intendo evidenziare il ruolo chiave che l'insulina riveste nella salute della persona, in particolare l'influenza che esercita sulla deambulazione e sulla postura, campi d'azione di rilevante importanza per chiunque operi nel campo della salute e della prevenzione.
L'insulina è un ormone polipeptidico prodotto dalle cellule beta del pancreas (dette di Langerhans). Esso origina dalla cosiddetta catena C della proinsulina (84 aminoacidi), che deriva a sua volta dalla pre-proinsulina.
E' composto da 2 catene di aminoacidi (quella A ne contiene 21, quella B 30) reciprocamente connesse attraverso ponti disolfuro. Accelera il trasporto di
glucosio, aminoacidi e
potassio attraverso le membrane cellulari; poiché epatociti, neuroni e globuli rossi sono impermeabili all'insulina, veicolano il glucosio anche senza di essa.
Non volendo approfondire l'azione anabolica/liposintetica di questo ormone, già più volte specificata in altre sedi, entro immediatamente nel merito della questione: in riferimento alla deambulazione da studi kinesiologici effettuati è stata riscontrata, in condizione di iperinsulinismo, la presenza patologica di schemi di facilitazione-inibizione soggiacenti, non visibili con i normali test dell'andatura.
Mi spiego meglio:secondo i princìpi della meccanica vertebrale
ciascuno schema di movimento vertebrale è accompagnato da almeno un altro movimento vertebrale, quindi gli schemi di torsione dell'andatura sono sempre presenti insieme a schemi di flesso/estensione e/o di flessione laterale.
E' così che ad esempio il rachide
cervicale inferiore nell'estensione sul
piano sagittale avrà anche una componente di inclinazione sul piano frontale e di rotazione sul piano traverso.
In termini di "centratura" del rachide nel suo insieme, è noto che l'attività del Simpatico è associata alla flessione della colonna, lo schema "combatti o fuggi", presente nel cosiddetto "cervello rettile, o limbico".
In termini "primitivi", la funzione principale del simpatico è l'elaborazione di più sofisticate strategie di sopravvivenza.
Secondo Stephen Porges, pioniere della teoria polivagale, il sistema nervoso simpatico spinale può aumentare l'attività metabolica e inibire l'influenza del sistema vagale primitivo nell'intestino per creare comportamenti di allarme tipo"combatti o fuggi".
Se vi è una fonte scorretta di attività del simpatico, attivare questa fonte significherà costringere la colonna vertebrale ad assumere una posizione di flessione e di conseguenza si avrà una torsione dell'andatura, sia nella statica che nella dinamica, per i meccanismi sopra citati.
Ora, uno dei molti effetti dell'insulina sul metabolismo è quello di accrescere l'attività del Simpatico, perciò un suo eccesso, oltre a causare
ipertensione idiopatica o problemi cardiovascolari,
avrà anche la prerogativa strutturale di causare un accresciuto schema di flessione permanentedell'intero rachide, con tutte le problematiche muscolo-scheletriche e articolari che possono scaturire da una condizione strutturale non fisiologica.
La principale funzione della muscolatura intrinseca della colonna è l'estensione su di un piano sagittale principalmente a livello di L5-S1(70% del carico), quindi uno schema di flessione permanente del rachide non solo limiterà tale movimento ma potrà portare alla perdita e spostamento delle lordosi fisiologiche e all'accentuarsi delle cifosi fisiologiche, con l'inevitabile attivazione dei meccanismi di compenso che ciò comporta, oltre che il disturbo del normale meccanismo di deambulazione.
Il Cdg (centro di gravità) umano si ha tra S1 ed L3 a circa il 56% dell'altezza totale da terra; analizzando la cinematica del cammino si nota come il
centro di gravitàs compia spostamenti verticali alzandosi e abbassandosi rispettivamente quando l'arto oscillante sta sopra al piede in carico e quando i
due arti inferiori si trovano nel doppio appoggio.
Quanto più questi spostamenti saranno modesti tanto minore sarà il dispendio energetico muscolare e tanto maggiore l'economia del movimento.
Nei movimenti deambulatori ogni gamba, alternativamente, è gamba di appoggio e di traslazione.
Nel "periodo di appoggio" avviene l'ammortizzamento e l'allontanamento, mentre in quello di traslazione avviene lo slancio ed il controllo delle parti.
Negli spostamenti a carattere ciclico ai movimenti delle gambe di solito si accompagnano i movimenti di slancio delle braccia, coordinati secondo il principio della coordinazione incrociata delle quattro estremità (a patto che i 2 emisferi cerebrali siano integrati). Accanto alle posizioni estreme delle braccia e delle gambe nella direzione antero-posteriore, i muscoli antagonisti, allungandosi e contraendosi, frenano il movimento. L'energia cinetica delle parti si trasforma in energia elastica potenziale dei muscoli. Le forze elastiche, arrestando il movimento, ne preparano l'inizio nella direzione opposta(effetto elastico).
Non volendo entrare nel merito della
biomeccanica e della cinematica del cammino sui 3 principali piani frontale, orizzontale e sagittale, mi preme però osservare il comportamento stupefacente di due fra i molti distretti muscolari interessati: gli ischiocrurali e i paravertebrali.
I primi in fase di appoggio del tallone frenano l'estensione del ginocchio
subito prima dell'appoggio del tallone a terra;i secondi in fase di sospensione si contraggono per evitare la caduta del busto in avanti durante la fase di decelerazione
prima dell'appoggio del tallone a terra.
Eseguono degli
A.P.A. (Aggiustamenti Posturali Anticipatori) programmati a livello del SNC ma che si adeguano poi alle afferenze midollari per sovrintendere alla finezza e all'economia del gesto.
Si capisce come l'alterazione di un meccanismo così fine e complesso possa creare disturbi di notevole entità all'intero apparato locomotore.
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