Functional training

A cura del Dott. Antonio Parolisi

Prima parte

La preparazione muscolare "deve" avere un approccio in un'ottica di globalità.
Il concetto di allenamento è troppo spesso considerato "lineare", nel senso che si va a creare un condizionamento di quel distretto muscolare con il solo scopo di aumentare la capacità dello stesso di esprimere maggiore "forza" lungo il suo ROM (Range of Motion). Per forza intendo l'espressione completa del termine, quindi forza veloce, esplosiva e massima. Questo determina senz'altro un aumento delle capacità allenate ma...
Un soggetto qualunque svolge svariati movimenti nello spazio che gli permettono di impostare qualsiasi tipo di relazione con l'ambiente circostante; quando queste capacità di adattamento sono limitate o addirittura interrotte, come spesso accade dopo un intervento chirurgico o un infortunio che resetta "momentaneamente" le afferenze propriocettive (ovvero i segnali informativi che provengono dalla periferia verso il Sistema Nervoso Centrale SNC), il nostro sistema di elaborazione dati non riuscirà più a controllare le innumerevoli afferenze che provengono dai muscoli, determinando una perdita di equilibrio, quindi una scarsa gestione del corpo nello spazio e una carenza di stabilità.
Una situazione di disagio, purtroppo, si verifica quando queste mancate capacità di adattamento si presentano in soggetti "strutturalmente" sani o addirittura dotati di capacità fisiche anche molto sviluppate come gli sportivi di altissimo livello. Ciò comporta che: quando questi soggetti si trovano in condizioni dove si presentano richieste di stabilità non possono ovviare a questa destabilizzazione e nel migliore dei casi crollano al suolo, mentre se la situazione è estrema come il controllo del peso corporeo su di un solo arto, a seguito di una caduta, o addirittura solo sul busto, il soggetto andrà incontro ad infortunio che peggiorerà ancora di più la condizione di precaria stabilità creando i presupposti per uno "stop" dei progressi nella disciplina, se si tratta di un atleta, o semplicemente vizi posturali con conseguenze di degenerazione nei distretti interessati dallo stress, soprattutto in persone non allenate.
Qualcuno ci ha insegnato che i mali vanno prevenuti e non curati, quindi: creare i presupposti per contrastare una condizione di scarsa stabilità, deve essere prerogativa di ogni allenamento che mira ad aumentare le capacità funzionali dell'atleta o di un qualsiasi soggetto dedito al fitness.
Ciò che si osserva nella riabilitazione in generale, è la ricerca di capacità in termini di movimento, di elasticità ma soprattutto di ricevere ed elaborare informazioni dal distretto anatomico coinvolto, ovvero la ricerca della propriocettività ed è questo che in un individuo determina il concetto di stabilità e relazione nello spazio.
Nella riabilitazione di carattere molto fine, una metodologia assai versatile che fonda il concetto di riabilitazione sulle capacità propriocettive-cognitive, è il "Metodo Perfetti", che trova largo uso in "Neuroriabilitazione"  ma anche in "Riabilitazione Ortopedica", strutturando il protocollo riabilitativo sulla "teoria cognitiva", che comunque ci riporta al concetto di afferenze ed elaborazione dati nel SNC e risposta di adattamento alla condizione creata (si rimanda il lettore ad un testo di neuroriabilitazione per comprendere a pieno il concetto sopra esposto, che non è direttamente interesse di questo articolo).
Oggetto di studio nella scienza della riabilitazione è stato il miglioramento della funzionalità del distretto anatomico "riabilitato" rispetto a quello "sano". In altre parole si osserva che alla fine o già durante un periodo di recupero funzionale settoriale, quindi non globale, si manifesta un incremento delle capacità di quel segmento rispetto alla controparte sana.
Sembra assurdo ma quando, per esempio, un arto è messo fuori uso per un infortunio, dopo un adeguato nonché funzionale recupero, l'arto stesso ritorna addirittura  migliorato rispetto al periodo precedente l'infortunio. Questo avviene perché, durante la riabilitazione, vengono utilizzate tecniche che hanno come obiettivo quello di recuperare "tutte" le funzioni che potenzialmente sono andate perse. Si recuperano quindi quelle serie di condizioni che permettono all'individuo di relazionarsi a 360° e su tutti i tre piani dello spazio con l'ambiente circostante. A questo punto nasce spontaneo domandarsi il perché un tale tipo di approccio non possa essere applicato a tutti i distretti corporei sani con obiettivo principale quello di recuperare, quindi poi incrementare le capacità stabilizzanti e funzionali dell'intero corpo. È qui che entra in gioco in concetto di "Ginnastica Funzionale Globale" o dai suoi pionieri il "Functional Training". A mio avviso una definizione per  tale metodologia può essere la seguente:

"la massima espressione del  controllo del corpo nello spazio con ricorso ad elevate capacità stabilizzanti e adattative a sollecitazioni imposte dal contesto esercizio."

In altre parole è una continua ricerca di equilibrio che utilizza come strumento di base la propriocezione attraverso tutta una serie di muscoli profondi intrinsechi alle articolazioni, per il mantenimento della posizione durante l'esecuzione del movimento.
Le sollecitazioni di questi muscoli profondi, incrementeranno le potenzialità di un gesto atletico, il quale senza l'ausilio di questi "stabilizzatori" potrebbe risultare carente.

Nell'allenamento funzionale si cerca quindi la stabilizzazione reclutando quei muscoli che in esercizi classici intervengono in percentuali molto ridotte o quasi nulle.

Questo tipo di approccio necessita di un lavoro sui tre piani dello spazio: Frontale, Sagittale, Traverso.
Voglio fare subito una premessa! All'inizio dell'articolo ho affermato che la preparazione muscolare ha un'ottica di globalità; ciò depone a favore che i sistemi di allenamento vanno integrati al fine di aumentare tutte le capacità fisiche, quindi integrare il functional training ai classici esercizi di muscolazione nel fitness può rivelarsi un binomio molto potente. Questo significa, nel caso del Body Building, che il soggetto avrà maggior capacità di esecuzione degli esercizi, il che comporterà un aumento dei carichi utilizzati quindi incremento dell'intensità degli allenamenti con aumentata crescita muscolare.


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