Il brutto delle palestre: il perché della fuga

A cura di Gerolamo Cavalli   e della Dott.ssa Rovatti Manuela


A solo pochi mesi dall'iscrizione, la percentuale di persone che abbandonano le palestre è molto elevata, perché? Una domanda che noi addetti ai lavori, istruttori, personal trainers, proprietari di palestre, ci stiamo ormai ponendo da molto tempo.
Allenandomi in palestra, mi è capitato spesso di parlare con persone da cliente a cliente; così, negli anni, ho potuto raccogliere molte opinioni, ma le più frequenti si riducono sempre a quattro o cinque.

Mancato raggiungimento degli obiettivi

La motivazione principale è sicuramente il mancato raggiungimento degli obiettivi che il cliente si era prefissato,  spesso resi troppo ambiziosi anche da avvenenti signorine alla reception della palestra, o dall'istruttore/trainer stesso. Fuga dalle PalestreSoprattutto i più giovani, arrivano in palestra con aspettative ben al di sopra delle proprie possibilità genetiche, personali e tecniche.

Ci si ispira a modelli visti in tv, sulle riviste del settore o promessi in palestra, ma appena ci si accorge che impegno e fatica (ammesso che ci siano) non portano velocemente a quanto desiderato, ci si scoraggia del tutto e si torna spesso al pessimo binomio "divano e cibo spazzatura". Fra l'altro, molti dei modelli di riferimento hanno raggiunto livelli così alti, non solo grazie alla loro genetica e al duro allenamento, ma con l'utilizzo di sostanze di cui normalmente la legge  non  permette l'uso, se non dietro ricetta del medico specialista.

Essere preparati a livello tecnicoscientifico e creare la giusta consapevolezza  nel cliente,  fa parte del nostro lavoro, o per essere più esatti, dovrebbe farne parte. Sicuramente, con le giuste indicazioni su allenamento, alimentazione e stile di vita, si possono raggiungere dei risultati importanti per chiunque, ma sempre in base all'impegno personale ed al  patrimonio genetico che ci hanno fornito mamma e papà. Quindi, far comprendere  quali vantaggi per la salute porta un buon programma di allenamento e proporre obiettivi reali, resta, a mio avviso, uno degli aspetti più importanti per evitare la fuga dalle palestre. È bene allora che il cliente sappia che deve pretendere personale qualificato, e soprattutto che questo personale esista veramente: allora, se vi siete trovati male, provate ad informarvi e a cambiare; non pensate che tutte le palestre siano uguali!

Ambiente poco confortevole ed eccesso di narcisismo da parte della clientela

Un'altra lamentela ricorrente riguarda il tipo di ambiente che si crea in alcuni centri, legato ai frequentatori ma in alcuni casi anche agli istruttori stessi. Le lamentele sono provocate dal narcisismo di queste persone che, mettendo al centro dell'universo il proprio aspetto fisico, creano un'immagine della palestra e di chi la frequenta non proprio idilliaca, aggiungendo il grave sospetto (a volte, purtroppo, fondato) che si faccia uso di sostanze dopanti. Il loro comportamento verso gli altri è spesso discutibile, se non addirittura scorretto, e provoca quindi forte disagio, soprattutto in chi entra in palestra per le prime volte. Tutto ciò può sembrare banale, ma spinge moltissimi ad andarsene. Alcuni, per lo stesso motivo, non provano nemmeno ad entrarci, ritenendo l'ambiente frequentato esclusivamente da persone sciocche e superficiali, che passano ore ad allenarsi, rimirarsi allo specchio e ad esibirsi davanti agli altri.
In Italia, poi, ci portiamo dietro un pregiudizio culturale che associa il corpo atletico e sano alla stupidità e all'ignoranza intellettuale. L'uomo di cultura dovrebbe essere indifferente, se non addirittura disprezzare il corpo, perché “è la testa che conta”. Tanto a queste persone così colte, quanto a tutti coloro che pensano solo a “diventare grossi”, vorrei ricordare che Cartesio è morto da tempo e che il corpo non è un oggetto, ma il nostro imprescindibile “essere al mondo”; dobbiamo quindi aver cura di noi stessi nella totalità che rappresentiamo. Anche la classe politica dovrebbe però ricordarsi di ciò, in quanto, indipendentemente dal partito di appartenenza, non ha mai realmente investito sulla cultura della salute e dello sport, nemmeno a livello scolastico.

Differenziare il servizio dandogli un valore aggiunto

Per tutti gli istruttori e P.T. che effettivamente vogliono fare il proprio lavoro con serietà e preparazione, può essere utile, allora, cercare una nuova strada che si indirizzi verso bacini d'utenza diversi: persone a cui non interessa andare in palestra per avere un fisico da mostrare quest'estate al mare, ma che sono attente sotto il profilo della salute. Non basta, dunque, fornire un pacchetto abbonamento che includa “la zona benessere” con sauna, bagno turco, estetista e quant'altro: bisogna creare ambienti dove vi sia un interesse olistico per ogni diverso soggetto. Il cliente deve poter seguire un percorso ed apprendere nozioni  importanti sul proprio star bene, seguito da personale qualificato che lavori in equipe, dove medici, personal trainers e psicologi sappiano interagire costruttivamente per il benessere della persona. Questa è la via migliore da percorrere, soprattutto per le piccole palestre che non esercitano certo il fascino dei mega centri fitness. Questi ultimi, disponendo di tutte le novità del mercato e di ambienti bellissimi, riescono ad ottenere - nonostante l'abbonamento oneroso - un buon successo commerciale, probabilmente dovuto anche all'ambiente “in” che si viene a creare, certo non accessibile a tutti dal punto di vista economico. Il risultato è che le piccole palestre risultano “out”, se non puntano ad un servizio realmente di qualità.


Costo e mancanza di tempo spesso sono soltanto scuse

In ultimo, poi, rimangono motivazioni come la mancanza di denaro e di tempo. Sul denaro ognuno deve fare una riflessione personale: il proprio star bene e la propria salute non valgono ? 50,00 al mese? Ma di questi tempi, purtroppo, c'è anche chi non se lo può realmente permettere; credo allora che anche lo Stato dovrebbe riflettere ed agevolare in termini economici la pratica di attività fisica, se vuole davvero ridurre le spese sanitarie che tanto gravano sul bilancio.
Quanto alla mancanza di tempo, si rende spesso necessario un altro esame di coscienza: quante ore dedichiamo ogni settimana ad aperitivi, passeggiate nei centri commerciali, alla televisione o a chat su internet?

 

In ultima analisi, c'è bisogno di un cambiamento di mentalità sia da parte degli addetti ai lavori, che da parte dei clienti. Bisogna promuovere un'immagine sana dell'ambiente fitness, che oggi sa essere anche molto serio e preparato dal punto di vista tecnico e scientifico, ma che è ancora poco conosciuto al grande pubblico sotto questo punto di vista. Fare corretta informazione è fondamentale, e sarebbe interessante provare magari anche ad utilizzare il mezzo televisivo per creare uno spazio che associ concretamente medicina e sport, anziché limitarsi al banale consiglio di almeno 30' di passeggiata al giorno!  Anche internet può essere un valido strumento in questa direzione, pur avendo lo svantaggio di raggiungere solo chi è già interessato all'argomento.
Gli utenti, da parte loro, dovrebbero capire che in gioco non c'è solo l'estetica (o almeno non solo quella), ma, soprattutto, il proprio benessere psico-fisico.
“La salute prima di tutto”... ma non basta dirlo, bisogna crederci veramente ed accettare anche il fatto che per conquistarla sono necessarie un po' di costanza e di fatica!

 

Non si desidera ciò che è facile ottenere. (Ovidio)



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Ultima modifica dell'articolo: 27/06/2016