Sport, forma fisica e autostima: impara a darti feedback utili

Articolo a cura di Gianluca Fiscato - Mental Coach


« autostima ed autoefficienza

Feedback: migliorare

Quando si fa sport si ha una naturale tendenza ad osservarsi di più per vedere se si migliora fisicamente o nelle proprie performance. Spesso prevale più l'attenzione verso l'errore, l'imperfezione, la serie saltata, il giorno che non ci siamo allenati, l'etto che non perdiamo o la cellulite che non sparisce, piuttosto che quella verso i risultati raggiunti: la miglior salute, l'assenza di fiatone quando si sale le scale, le 5 serie fatte o i 10 allenamenti di fila non saltati. Autostima e forma fisicaIn altre parole, la nostra concentrazione su ciò che non facciamo o su ciò che facciamo di sbagliato, diventa di gran lunga superiore all'attenzione che dedichiamo ad osservare e celebrare il raggiungimento dei nostri risultati o l'aumento della nostra efficenza.
Ci viene in nostro soccorso l'arte dei feedback. Tre consigli che possono insegnarci a trasformare le critiche nel nutrimento per la nostra crescita in termini di autoefficienza.
In primo luogo, quando sentite che è il momento della “resa dei conti” invece di partire in quarta, dicendovi tutto quello che state sbagliando, concentratevi un attimo nel dirvi prima quanto di giusto state facendo e/o avete fatto fino a quel momento. Le prime volte sarà difficile, ma poi vedrete che sarà facile imparare a riconoscere anche l'altra faccia della mela e dirsi quanto bravi si è stati fino a quel momento.
In secondo luogo, ditevi con chiarezza e precisione cosa avete sbagliato o in cosa siete stati meno efficienti dello sperato/voluto. In questa fase è importate che siate precisi, solo così ciò che comunemente chiamiamo errore può diventare apprendimento.
Infine, non chiudete con l'amaro in bocca ma, riprendendo la fase uno, imparate a sottolineare ancora quanto di buono ottenuto finora.
Vi porto un esempio personale, io corro in bici per passione. Talvolta, mi succede di saltare un allenamento o di allenarmi svogliatamente. La prima cosa che faccio è vedere da quanto tempo esco regolarmente e mi alleno bene, poi inizio a cercare le ragioni del mancato allenamento e della bassa performance; in questa fase, invece di buttarmi giù, vado alla ricerca delle cause vere e non mi fermo a risposte tipo il tempo, il sonno, non ho voglia; cerco di capire se sto riposando male, se sto mangiando troppo o poco, oppure se ho bisogno di staccare o semplicemente variare l'allenamento. Infine, mi ricordo tutte le volte che ho smesso e iniziato con più forza e voglia a pedalare, e mi dico che alla fine, se ho sempre ripreso, anche questa volta sarà così, basta solo trovare la "molla" giusta. Questo mi permette di capire le ragioni reali del calo prestativo rispettando la mia autostima.
Non siete ancora convinti che gli errori commessi e gli allenamenti mancati possano aiutarvi a migliorare? Allora fatevi semplicemente una domanda: “cosa ho imparato da questo errore?”. Se non sbagliamo non abbiamo la possibilità di imparare: ricordatevelo!

Conclusione

Oggi abbiamo imparato tre nuovi importanti concetti: autostima, autoefficienza e feedback. Ora, da bravi sportivi abituati all'azione, vi suggerisco di portarli nella vostra vita. Sentite la vostra autostima e vivetela al massimo: ricordatevi che la vostra autostima dev'essere elevata e costante durante tutta la vita e che nessuno potrà mai dirvi quanto valete come uomini, ma solo stimare quanto valgono le vostre azioni ed i vostri gesti sportivi. Questo vale anche per noi stessi, imparare a concentrarsi e a misurare le nostre azioni invece che noi in quanto persone. Chiarito questo concetto potete concentrarvi sulla vostra autoefficienza. Il consiglio è quello di misurare la vostra performance con costanza e attenzione, sapendo che ci potranno essere alti e bassi, aree in cui sarete più efficienti e aree in cui lo sarete meno. Una volta osservati gli alti e bassi della vostra efficienza sportiva, non vi rimane che impegnarvi nell'arte dei feedback. Pensate al feedback come ad una pastiglia che vi serve per migliorare. Lo strato iniziale e quello finale saranno dolci in quanto vi servono per fare il punto della situazione su quanto avete fatto di buono fino a quel momento. Il centro potrà essere amaro ma come tutte le pastiglie servirà per farvi sentire meglio. Ricordatevi, infatti, che il migliore atleta non è colui che sbaglia di meno ma colui che più apprende dai propri sbagli.

Bibliografia

Beltran O., 2009, Il Doping Ecologico, Ediciclo.
Giovannini L., 2008, Tutta un'Altra Vita, Sperling & Kupfer.
Grout J. e Perrin S., 2006, Mind Games, Capstone



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Ultima modifica dell'articolo: 31/12/2015