A cura della Dottoressa Michela Folli
* Migliorato controllo del peso corporeo. L'incremento del grasso corporeo è la conseguenza di uno sbilancio dell'omeostasi in cui l'introito calorico supera il dispendio. Poiché la capacità di immagazzinamento dell'energia calorica sotto forma di carboidrati è estremamente ridotta (circa 1000 Kcal), tutte le calorie in eccesso vengono depositate sotto forma di trigliceridi negli adipociti, cioè nel tessuto adiposo. L'esercizio fisico sollecitando il metabolismo aerobico a livello del muscolo scheletrico induce una aumentata mobilizzazione e utilizzazione ossidativa dei trigliceridi contenuti negli adipociti, con conseguente riduzione del peso corporeo.
* Incremento del rapporto HDL/LDL. Le liproteine plasmatiche HDL, in particolare le HDL2, hanno un effetto antiaterogeno; mentre le LDL, lipoproteine a bassissima densità , hanno un effetto aterogeno. Dopo allenamento aerobico, cioè a concentrazioni plasmatiche costanti di acido lattico, è stata riscontrata una significativa riduzione delle LDL e un consistente aumento della frazione HDL, in particolare HDL2. Molto, ovviamente, dipende dall'importante rapporto HDL/LDL. In ogni caso è auspicabile che l'esercizio fisico sia di tipo aerobico, poiché l'enzima che interviene nel catabolismo delle lipoproteine plasmatiche a livello muscolare, cioè la liproteina lipasi, si trova solo sui fasci muscolari rossi (fibre di tipo 1, aerobiche, con un rapporto ATP/O2=37/6=16,67).
* Aumento della forza muscolare. L'allenamento alla forza determina un aumento graduale della massa muscolare scheletrica, con conseguente incremento del diametro trasverso delle fibre senza però determinare un aumento del loro numero (ipertrofia, non neoformazione di fibre).
* Altri importanti effetti indotti dall'esercizio fisico cronico riguardano:
a) l'andamento favorevole in caso di mortalità per incidenti cardiovascolari;
b) riduzione della sensazione di fatica ad una determinata intensità di esercizio fisico
c) aumento dello "sprouting" delle fibre;
d) contrastata osteoporosi;
e) aumentata tolleranza all'ambiente caldo;
f)migliorata "endurance" in corso di lavoro muscolare;
g) aumento IL-6 per intensità di esercizio superiori al 75% della VO2 max.
In conclusione. Sembra che la nota formula secondo la quale si deve cercare di ottenere "i massimi risultati col minimo sforzo" non sia applicabile soltanto al mondo degli affari. La prima legge dell'economia ha infatti i propri convinti sostenitori anche nel campo della salute. Alcuni dei maggiori effetti generali dell'attività fisica sopra descritti hanno implicazioni sul benessere fisico dell'individuo.
Comunque perché la pratica sportiva risulti positiva per la salute è necessario che i cambiamenti in struttura e funzione sopra accennati avvengano nella forma energeticamente più economica: cioè paradossalmente eseguendo la minor quantità di esercizio fisico possibile.
EFFETTI DELL'ATTIVITA' FISICA ABITUALE E DI MODERATA INTENSITA' (CAMMINO E CORSA)
Per gentile concessione del Professor P.O. Astrand, Karolinska Institute, Fisiologia III, Stoccolma (Svezia)
Aumento del massimo consumo di ossigeno e della gettata cardiaca-gettata sistolica
Riduzione della frequenza cardiaca ad un dato consumo di ossigeno
Riduzione della pressione arteriosa
Riduzione del prodotto frequenza cardiaca x pressione arteriosa
Migliorata efficienza del muscolo cardiaco
Migliorata vascolarizzazione del miocardio
Favorevole evoluzione della morbilità e della mortalità della malattia cardiaca
Aumentata densità capillare nel muscolo scheletrico
Aumentata attività degli enzimi "aerobici" nei muscoli scheletrici
Ridotta produzione di acido lattico ad una data percentuale del massimo consumo di ossigeno
Elevata abilità di utilizzare gli acidi grassi come substrato energetico durante esercizio (effetto risparmio del glicogeno)
Aumentata resistenza durante l'esercizio
Aumentato metabolismo (NB: vantaggioso dal p.v. nutrizionale)
Contrastata obesità
Aumento del rapporto HDL/LDL
Migliorata struttura e funzione dei legamenti, tendini e articolazioni
Aumentata forza muscolare
Ridotta sensazione di fatica ad una data intensità lavorativa
Aumento del rilascio di endorfine
Elevato "sprouting" collaterale
Aumentata tolleranza all'ambiente caldo (aumentata velocità di sudorazione)
Ridotta aggregazione piastrinica
Contrastata osteoporosi
Può normalizzare una ridotta tolleranza al glucosio
Aumento IL-6 per intensità di esercizio superiori al 75% del VO2 max (da Exercise, Muscle and metabolism; Deakin University, Australia 2001).
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mandare via un accenno di pancetta: ciao andrea e ciao lorenzo, scusa se mi intrometto nel tuo post però ho visto l'immagine che hai messo. volevo chiedere a lorenzo invece nel caso C (mi vedo un po a metà tra il caso b e il c) come mi devo comportare? quale sarebbe il problema? e quale la soluzione? grazie!
Personal Trainer: DR.Marco Evangelistaallenamento palestra che fa per me.. ?consigli :): Salve Isabella Anzitutto complimenti per la tua vita sportiva, non è da tutti; purtroppo mi rendo conto che ci sono priorità come lo studio ed il lavoro che sottraggono tempo , quindi è normale in casi del genere tralasciare un po'. Senza addentrarmi troppo (anche perchè conosco poche info su di te)...
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