Esercizio fisico abituale e prevenzione

A cura della Dottoressa Michela Folli


* Aumentata densità dei capillari nel muscolo scheletrico. Parallelamente ad un aumentato consumo di ossigeno, nel muscolo scheletrico viene incrementata anche la densità del numero di capillari; ciò provoca un prolungamento del tempo di transito del sangue con conseguente miglioramento dello scambio di substrati, metaboliti e gas fra sangue e tessuto. Al riguardo, è stata documentata una significativa correlazione fra l'incremento del numero dei capillari nel muscolo scheletrico e la riduzione della frequenza cardiaca per un dato carico lavorativo sottomassimale. Questi rilievi sono importanti poiché dimostrano che è possibile ridurre il lavoro del cuore migliorando semplicemente la capillarizzazione nei muscoli scheletrici e la potenza aerobica in generale (VO2 max).


* Aumentata attività degli enzimi aerobici nel muscolo scheletrico. Gli enzimi aerobici sono dei catalizzatori biologici localizzati all'interno dei mitocondri e hanno la funzione di provvedere al rifornimento di ATP tramite l'ossidazione di zuccheri e grassi. In relazione al tipo di allenamento si determinano anche significativi aumenti degli enzimi mitocondriali secondo le seguenti percentuali: 30-40% per l'allenamento di fondo; 15-25% per l'allenamento allo sprint o ad intervalli. In relazione al tipo di allenamento, le variazioni dei principali enzimi mitocondriali avvengono comunque sempre con un rapporto costante.


* Riduzione della produzione di acido lattico ad una data percentuale del massimo consumo di ossigeno (VO2 max). L'allenamento alla resistenza provoca nel soggetto una maggiore tolleranza allo sforzo dovuta ad un più tardivo intervento del meccanismo energetico lattacido a parità di carico lavorativo, oppure allo stesso tasso di accumulo di acido lattico per intensità lavorative più elevate.


* Aumentata abilità ad utilizzare gli acidi grassi in corso di esercizio fisico con conseguente effetto risparmio sul glicogeno. L'individuo allenato alla resistenza utilizza proporzionalmente più acidi grassi e meno carboidrati. In questo modo, una data scorta di glicogeno durerà più a lungo migliorando conseguentemente la resistenza allo sforzo. Le cellule muscolari, infatti, sono particolarmente sensibili ai loro depositi endogeni di glicogeno e quando questi sono esauriti un lavoro abbastanza intenso non può più essere continuato.


* Migliorata funzionalità e struttura dei legamenti, tendini e articolazioni. Cambiamenti strutturali nelle ossa, legamenti e tendini sono stati più facilmente dimostrati in concomitanza di una diminuita piuttosto che di una aumentata attività fisica. L'immobilizzazione, per esempio, diminuisce la concentrazione di collagene nei legamenti e nei tendini. L'inattività non solo influenza negativamente la forza del muscolo, la composizione dell'osso e delle articolazioni, ma diminuisce anche le forze che sono trasmesse dai legamenti e dai tendini. Studi condotto sugli astronauti e sulle persone immobilizzate hanno costantemente dimostrato una rarefazione del tessuto osseo.


* Aumentato rilascio di endorfine. Le endorfine sono oppioidi endogeni prodotte dal lobo anteriore dell'iisi e presumibilmente anche dal sistema nervoso centrale. Esse intervengono quali co-fattori nella regolazione del sistema immunologico (attività delle cellule N.K.), dell'umore e nella modulazione della risposta endocrina allo stress. Sembra inoltre che le endorfine abbiano un certo effetto nella percezione del dolore. Alcuni studi hanno infatti dimostrato che la percezione del dolore è diminuita nei soggetti che praticano attività sportiva. Si notano incrementi significativi di endorfine nel plasma dopo esercizio fisico svolto ad una intensità del 45% del VO2 max (= offerta metabolica aerobica massima) per un periodo superiore ai 40 min.


* Riduzione dell'aggregazione piastrinica. Anche se permangono dubbi, sembra che la regolare attività fisica di tipo aerobico riduca l'aggregabilità e l'adesività delle piastrine. Tra i fattori che intervenogono nella modulazione della coagulazione e dell'attività fibrinolitica vi sono le prostacicline, sostanze antiaggreganti, e il trombossano, sostanza avente effetti aggreganti. Dopo due mesi di corsa tipo jogging è stata dòcumentata una diminuzione plasmatica di trombossano e una aumentata concentrazione di prostacicline.


* Favorita normalizzazione di una ridotta tolleranza al glucosio. Nel sedentario con l'invecchiamento c'è la tendenza ad avere elevati livelli di glucosio nel sangue causati, il più delle volte, da una eccessiva concentrazione plasmatica di insulina. L'esercizio fisico abituale riduce invece l'iperinsulinemia di base sia tramite una aumentata metabolizzazione (eliminazione) dell'ormone sia per effetto di una diminuita secrezione (diminuzione del tono parasimpatico a livello delle beta cellule pancreatiche). Inoltre, in corso di esercizio fisico aumenta la permeabilità delle cellule muscolari per cui il glucosio può diffondere liberamente dal sangue all'interno delle cellule indipendentemente dal legame recettore-insulina.


* Migliorato controllo del peso corporeo. L'incremento del grasso corporeo è la conseguenza di uno sbilancio dell'omeostasi in cui l'introito calorico supera il dispendio. Poiché la capacità di immagazzinamento dell'energia calorica sotto forma di carboidrati è estremamente ridotta (circa 1000 Kcal), tutte le calorie in eccesso vengono depositate sotto forma di trigliceridi negli adipociti, cioè nel tessuto adiposo. L'esercizio fisico sollecitando il metabolismo aerobico a livello del muscolo scheletrico induce una aumentata mobilizzazione e utilizzazione ossidativa dei trigliceridi contenuti negli adipociti, con conseguente riduzione del peso corporeo.


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