The Bodyrecomposition project

A cura di Antonio Rubbino

Set Point

Definiamo queste due parole: "set point" o "punto fisso". Quando lo riportiamo al nostro organismo potremmo definire il set point come il fine del percorso dell'omeostasi che, giornalmente, fanno le nostre cellule.
Bene, entriamo più nello specifico e volgiamoci alla composizione corporea limitandoci alla visione bicompartimentale (massa magra e massa grassa, tralasciando ciò che comprendono i due compartimenti).
Nella composizione corporea (rapporto tra massa magra e massa grassa) il set point è l'equilibrio tra i due compartimenti che l'organismo cerca di tenere il più possibile stabile. Sembra facile, sarebbe perfetto se fosse così: "il mio set point è al 12% di massa grassa, se mangio troppo dissipo il superfluo sotto forma di calore e non ingrasso". Questa è la prima considerazione che mi verrebbe il mente se quel lunatico di scrittore mettesse qui un punto, ma il lunatico non rende le cose semplici né piacevoli.

La nostra evoluzione ci ha donato una grande capacità di resistere alla privazione totale di cibo (ricordate il discorso chetogenesi e preservazione del glicogeno e delle proteine tissutali: il digiuno, nel breve tempo, è la strategia più efficace per preservare la massa muscolare), ma non ci ha fatto concessione di difese contro l'ipernutrizione e la grandissima disponibilità di cibo dei tempi odierni. All'organismo non piace essere grasso, l'obesità distrugge del tutto il nostro equilibrio, non ci porta certo ad una vita più longeva. Infatti, nei primi giorni di ipernutrizione si nota un'attivazione delle proteine disaccoppianti ucp2 e 3 nel muscolo e nel fegato rispettivamente, proteine che non fanno altro che disperdere un po' dell'eccesso delle calorie ingerite come calore, bloccando la respirazione cellulare nei mitocondri e quindi la sintesi di ATP. Per farvi un esempio: è come se voi bruciaste tutti i soldi che tenete nel portafoglio. Alla fine vi ritroverete più poveri, ma senza aver acquistato nulla, quindi lavorerete di più per risanare il deficit monetario.

Questo è ciò che fa il nostro corpo durante le prime fasi di ipernutrizione (oltre all'attivazione del sistema nervoso simpatico che porta ad un maggior dispendio calorico forzandoci ad aumentare il "movimento volontario"), ma se l'ipernutrizione si prolunga troppo e tutte le riserve indispensabili (glicogeno epatico e muscolare in primis, poi i trigliceridi intramuscolari) sono sature, allora il corpo non può far altro che rimpinzare i simpaticissimi adipociti, quindi: ingrassiamo.
Logicamente è molto più facile perdere quel quantitativo di adipe che supera il nostro naturale set point di grasso, ma scendere sotto è una guerra durissima. Possiamo vincere alcune battaglie e tenere una bassissima % di grasso, ma solo per poco tempo, la guerra è sempre vinta dal nostro corpo, (un esempio sono le abbuffate post gare dei bodybuilders), i centri della fame non si possono placare, se non utilizzando droghe.

Cosa definisce il set point nella composizione corporea.

Difficile dar una risposta perché le variabili sono molteplici. Senza toccare il terreno dell'obesità , patologia che, spesso, è il risultato di errori genetici che portano ad uno squilibrio di ormoni e neurotrasmettitori, soffermiamoci solo sul set point in un soggetto sano. Il set point di adipe o meglio, il rapporto tra massa muscolare e massa grassa è un cammino lento che, come l'omeostasi (equilibrio) ormonale, ha inizio durante lo sviluppo e fine verso l'età adulta (anche se vari fattori potrebbero alterarlo anche raggiunta la totale maturazione corporea).
Semplificando il discorso: il vostro set point attuale è frutto di quanto eravate grassi (o magri) durante l'infanzia, la pubertà e l'adolescenza. Un ragazzo che, sino all'età adulta, ha avuto una % di BF sul o superiore al 15% avrà serie difficoltà a scendere sotto il 10%; ciò dipende dalle modificazioni ormonali che comporta l'iperplasia (aumento di numero) e l'ipertrofia delle cellule adipose, modificazioni che toccano in primis la zona di controllo ipotalamica con raggiunta di un certo equilibrio ormonale. Perciò, un corpo abituato ad avere un certo numero di cellule adipose e, quindi, un certo livello di produzione e rilascio di leptina (primo ormone di controllo dello stato nutrizionale/energetico), incontrerà forti difficoltà cercando di variare l'omeostasi verso un piano più basso. Ciò non è impossibile, abbisogna solo di sacrifici maggiori rispetto a chi ha sempre tenuto un set point più basso.
Una metodica che permette una variazione "a vita" su un livello di adipe più basso è l'incremento della massa muscolare con minimo o nessuno incremento della massa grassa: ciò permette, alla medesima quantità di grasso, di avere una % di bf, un set point di adipe più basso.
Il lavoro è lento (se non si usano "scorciatoie" farmacologiche), ma permette di raggiungere il set point sperato. Questa è definita "ricomposizione corporea", cosa molto rapida in chi è un novizio nell'allenamento.
Non mi soffermerò sul piano medico della descrizione della regolazione del centro della fame ipotalamico,  argomento che tratterò in un prossimo articolo, visto che il suo sviluppo è e sarà molto complesso.
Rimaniamo sul piano pratico: l'approccio dietetico che propongo è mirato a chi ha raggiunto una % di massa magra sotto i 12 punti e vuole scendere ad un livello ancora più basso in modo naturale.
E' un piano dietetico che richiede abbastanza sacrifici e molta forza di volontà (come ho prima accennato, combattere contro il proprio corpo non è cosa facile).

 

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Ultima modifica dell'articolo: 31/12/2015

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