Attività Fisica ed Alzheimer

A cura del Dottor Nicola Sacchi - Autore del libro: Farmaci e doping nello sport -

 

Che l'attività fisica contribuisca a mantenere le funzioni cognitive è ormai un dato assodato. I benefici sul sistema cardiocircolatorio sono palesi e questi riguardano anche la circolazione a livello cerebrale; tutto ciò consente di migliorare l'ossigenazione dei neuroni e lo scambio delle sostanze nutritive tra neuroni e flusso ematico, promuovendone così la vitalità. Questi benefici consentono appunto di mantenere le funzioni cognitive.
Attività Fisica ed AlzheimerInoltre sono stati verificati benefici anche a livello della neuro plasticità, ossia nella capacità dei neuroni di generare nuove sinapsi (collegamenti fra essi). Ma questi effetti consentono di contrastare anche l'insorgenza della malattia di Alzheimer?
Gli studi in materia sono controversi, questo perché per fare valutazioni di simile natura bisogna organizzare degli studi di popolazione seguendo il campione in esame per diversi anni. Essendo l'Alzheimer una malattia cronica, che si sviluppa nel corso di anni, e non essendo diagnosticabile prima della comparsa dai sintomi, per fare valutazioni di tale natura bisogna seguire un campione di persone molto vasto e questo campione va seguito per numerosi anni prima di poter ottenere dati validi da un punto di vista statistico. Pertanto, è facile intuire come sia complesso formulare studi attendibili sull'incidenza di questa malattia in diversi gruppi di popolazione resi diversi solo dalla pratica o meno di regolare di attività fisica.
Nonostante queste difficoltà, alcuni studi sono stati fatti ed i risultati sono confortanti, nel senso che si vede effettivamente una minore incidenza della malattia in questione nelle persone attive e non solo: alcuni studi mostrano come l'attività fisica posso contribuire anche al trattamento della patologia stessa.
Il morbo di Alzheimer è caratterizzato, dal punto di vista istologico, da atrofia neuronale: il cervello col passare del tempo perde progressivamente  massa e peso, di conseguenza riduce la propria attività, diminuendo così le funzioni cognitive quali la memoria. La malattia di Alzheimer è dovuta a una diffusa distruzione di neuroni, causata principalmente dalla proteina betamiloide. Questa proteina forma depositi che crescono nel tempo tra i neuroni stessi, formando placche  che in fase di malattia avanzata sono visibili al microscopio; tutto ciò porta i neuroni a morire.
La patologia è accompagnata da una forte diminuzione di  un particolare neurotrasmettitore, l'acetilcolina, nel cervello. La conseguenza di queste modificazioni cerebrali è l'impossibilità per il neurone di trasmettere gli impulsi nervosi, quindi la riduzione della sua funzionalità sino al raggiungimento della morte neuronale.

Attualmente esistono alcuni studi di popolazione sviluppati su ricerche a lungo termine, durati oltre 20 anni, che verificano come la pratica regolare di attività fisica riduca il rischio di comparsa del morbo di Alzheimer. Questi risultati potrebbero essere mediati dalla capacità dell'esercizio regolare di ridurre i rischi cardiovascolari (ipertensione, aterosclerosi, sovrappeso, obesità ecc.) che pare siano fattori chiave per lo sviluppo delle placche amiloidee. Un altro possibile motivo di questo risultato potrebbe risiedere nella capacità dell'esercizio fisico di promuovere la produzione di neurotrofine (proteine che favoriscono la vitalità dei neuroni). anch'esse fattori chiave per il mantenimento delle funzioni cognitive in genere.
Probabilmente è l'insieme di questi effetti che ha dimostrato come l'attività fisica abbia la capacità di  ridurre l'incidenza del 50% di questa grave patologia; tuttavia ulteriori ricerche devono essere svolte per avere una maggiore chiarezza in materia.
Esiste anche qualche studio che ha valutato i benefici dell'attività fisica in pazienti che già soffrono di Alzheimer: è stato verificato che l'esercizio migliora le capacità motorie dei pazienti, compromesse dall'avanzare della patologia, ed anche altri parametri cognitivi utilizzati per valutare l'evolversi della patologia stessa.
Questi risultati sono resi più credibili dalla migliore conoscenza della patogenesi dell'Alzheimer stesso e dai benefici a livello biologico che l'attività fisica promuove.

 

Bibliografia

 

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