Allenamento ad alta intensità e dimagrimento

A cura del Dottor Nicola Sacchi - Autore del libro: Farmaci e doping nello sport -

 

Vedi anche: perché l'allenamento aerobico è controproduttivo; frequenza cardiaca per dimagrire


Credete che il modo migliore per dimagrire sia fare attività aerobica? Se sì, vi sbagliate di grosso, perché diversi studi dimostrano come l'allenamento ad alta intensità sia più efficace dell'attività aerobica nel promuovere il dimagrimento.
Alta intensità per dimagrireQuesti interessantissimi studi confutano tutto ciò che è sempre stato detto sull'allenamento dimagrante. La maggior parte degli addetti ai lavori, i mass media e gli esperti in materia, hanno sempre promosso l'attività aerobica come la strategia più efficace per dimagrire, ma tutte queste persone si sbagliavano di grosso, perché esistono numerosi studi, alcuni eseguiti già alla fine degli anni novanta, che confrontando l'attività ad alta intensità con quella aerobica mostrano che la prima promuove il dimagrimento più della seconda.
In questo articolo verranno mostrate alcune di queste ricerche.

Innanzitutto, per capire fino in fondo questi studi bisogna definire correttamente cosa sono l'attività aerobica e l'attività ad alta intensità.

  • Per esercizio aerobico si intende un'attività motoria svolta a modesto impegno cardio-circolatorio, con intensità costante e tale da permettere di protrarre questo sforzo per parecchi minuti. Per essere aerobico, un esercizio deve permettere al corpo di utilizzare l'ossigeno per produrre energia. Quando l'intensità dello sforzo sale troppo la quantità di ossigeno a disposizione non è più sufficiente, ed il corpo utilizza i cosiddetti sistemi anaerobici per produrre energia supplementatre, aumentando la produzione di lattato. Per considerare un esercizio aerobico bisogna misurarne l'intensità e valutare appunto che il corpo non accumuli acido lattico. Questa misurazione può essere eseguita attraverso diverse tecniche più o meno precise, anche se chiaramente la misurazione diretta della concentrazione del lattato ematico risulta la più precisa. Nella pratica, così come in palestra, viene però utilizzato come riferimento la frequenza cardiaca. Pertanto,  per quantificare tale intensità di sforzo si usa calcolare la frequenza cardiaca di soglia anaerobica, oltre la quale il corpo non riesce più a produrre energia sufficiente sfruttando le sole vie ossidative. Questa frequenza abitualmente si considera come l'85% circa della frequenza cardiaca massimale; tale assunzione presenta un certo margine di errore, però negli studi utilizzati viene considerata il riferimento per separare l'allenamento aerobico da quello ad alta intensità. Pertanto, per attività aerobica si considera quella svolta al disotto di questa frequenza cardiaca.
    Per maggiori dettagli su questa definizione potete consultare altre pagine di questo sito.
  • L'attività ad alta intensità si può sviluppare in vari modi, per esempio utilizzando esercizi di muscolazione. In questo caso consideriamo tale un esercizio che porta la frequenza cardiaca al di sopra della soglia del lattato, dato che gli studi esaminati utilizzano questo parametro per definire il protocollo di allenamento stesso come ad alta intensità. Questo tipo di lavoro viene comunemente chiamato High intensity interval training (HIIT) o alta intensità intervallata. Personalmente, ritengo superfluo il termine "intervallata", dato che essendo quest'attività prettamente anaerobica non può essere sopportata dal corpo per periodi prolungati; è pertanto inevitabile che ad essa venga alternata attività ad intensità minore, per garantire la continuità dell'esercizio stesso; pertanto, l'intervallo di recupero è condizione necessaria per proseguire l'allenamento e, come tale, risulta superfluo nella definizione del tipo di allenamento. Per questo motivo sarà chiamato semplicemente allenamento ad alta intensità.

Aggiungo inoltre che queste ricerche sono tutte pubblicate su autorevoli riviste scientifiche e pertanto sono state condotte con assoluto rigore.

 

I° studio


Tjønna e colleghi, che studiano la sindrome metabolica, hanno condotto questo esperimento per verificare vari effetti biochimici di due differenti protocolli di attività fisica. Il primo prevede quattro periodi di 4 minuti di attività al 90% della massima FC, intervallati da 3 minuti di recupero ad intensità 70% FC max; il secondo protocollo prevede invece un'attività costante al 70% della FC max, per un periodo che porta allo stesso consumo calorico del primo gruppo. Questi allenamenti vengono svolti su treadmill 3 volte alla settimana per 16 settimane.
Alla fine dello studio vengono misurati vari parametri,  tra i quali gli enzimi FATP-1 e FAS, che per farla breve sono enzimi lipogenici presenti negli adipociti (le cellule del grasso) responsabili della deposizione di nuovo tessuto adiposo. Il risultato è che il protocollo di allenamento ad alta intensità riduce maggiormente la presenza di questi enzimi nelle cellule adipose.

 

II° studio


Trapp e colleghi studiarono direttamente gli effetti sulla perdita di grasso di due differenti protocolli di allenamento. Il primo, ad alta intensità, prevedeva degli sprint di 8 secondi seguiti da 12 secondi di recupero, per un massimo di 20 minuti, mentre il secondo prevedeva una pedalata a velocità costante mantenendo la frequenza vicina al 60% dell'FC max, per un massimo di 40 minuti di allenamento. Notare come anche in questo caso la durata dell'allenamento aerobico sia stata decisamente maggiore in termini di tempo di quello ad alta intensità.
Fra i vari risultati ottenuti con questo studio c'è anche la misurazione della perdita di grasso dopo 15 settimane di allenamento: ancora una volta, il gruppo allenato con l'alta intensità ottiene una perdita di grasso notevolmente superiore all'altro. Vi sono tanti altri dati interessanti in questo studio, ma per non diventare troppo dispersivo preferisco non parlarne.


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