Attività agonistica, stress e vaccinazioni

A cura del Dottor Alessio Capobianco


Anche se appare difficile pensare che un atleta, a dispetto della sua forma fisica, delle corrette abitudini di vita e dei numerosi controlli medici ai quali è sottoposto, possa essere particolarmente esposto alle infezioni in generale ed all'epidemia influenzale in particolare, oggi sappiamo che esiste un momento preciso della vita dell'atleta durante il quale il sistema immunitario si trova in condizioni di non poter garantire un'adeguata risposta nei confronti dei patogeni.
Stress e infezioniE' noto ormai da un secolo che i linfociti vengono attivati nel sangue prima e durante l'esercizio fisico; tuttavia la concentrazione dei linfociti si riduce notevolmente dopo l'esercizio stesso.
Si assiste quindi ad un calo generalizzato dell'attività del sistema immunitario nella fase post esercizio; questo fenomeno, definito come "open window", è rilevabile in diverse condizioni di stress fisico, quali l'esercizio, la chirurgia, le ustioni, i traumi, l'infarto miocardico acuto e le infezioni severe.
Durante la fase di "open window" il soggetto viene a trovarsi in una situazione di particolare rischio di infezioni.
Per un atleta è facile immaginare come questa condizione corrisponda ad un momento in cui la possibilità di contatto con patogeni è particolarmente elevata: immediatamente dopo una gara, infatti, l'abbraccio dei tifosi, la permanenza negli spogliatoi insieme ad altre persone, il vapore acqueo delle docce, l'aria condizionata degli ambienti o dei mezzi di trasporto, rappresentano un veicolo ottimale attraverso il quale possono essere contratti agenti potenzialmente infettivi.
La fase di "open window", ha una durata estremamente variabile sia nel soggetto sia nella popolazione; si attesta su tempi oscillanti tra le 3 e le 72 ore, in funzione del livello immunitario basale del soggetto e si concretizza in un elevato rischio di infezioni in corso di allenamento intensivo o durante le due settimane seguenti eventi sportivi di particolare impegno atletico.
Esistono poi diverse concause che contribuiscono ad elevare la suscettibilità dell'atleta alle infezioni: gli elevati ritmi respiratori, la conseguente secchezza delle mucose orali e l'aumento della viscosità del muco, comportano una ridotta clearance a livello nasale e tracheale; fattori dietetici ed insufficiente apporto di componenti nutrizionali essenziali (glutamina, arginina, L-carnitina, acidi grassi essenziali, vitamina B6, acido folico, vitamina E) possono ridurre la mobilizzazione linfocitaria.
I microtraumi muscolari, anche se in una fase iniziale portano all'espressione della proteina C reattiva e di altri fattori che stimolano le funzioni immunitarie, comportano poi un sequestro leucocitario nella sede del trauma stesso ed il rilascio di radicali liberi.
Le problematiche relative ai traumi non devono essere sottovalutate, poiché il loro impatto sul sistema immunitario può essere notevole; peraltro, la smania di riprendere l'attività fisica al più presto o, nel caso dell'atleta professionista, la necessità di onorare impegni agonistici pressanti e contratti stipulati da esigenti sponsor, induce a tentare la strada di una rapida riabilitazione e di un rientro in attività a guarigione non ancora completata.

Considerando gli sportivi nella loro completezza, si è potuto notare come dopo un infortunio il 35% degli atleti ha abbandonato dopo poche sedute l'iter riabilitativo, il 50% degli atleti infortunati ha sospeso la fisioterapia alla scomparsa dei sintomi e solo il 15% ha avuto un rapporto professionale con l'iter terapeutico-riabilitativo.
Ovvio che in queste condizioni gli eventi traumatici possano essere sottovalutati e che l'atleta riprenda l'attività mentre parte dei suoi leucociti sono deviati verso la sede della lesione, quindi indisponibili per una funzione immunitaria completa.
E' stato anche osservato come un'alta concentrazione ematica di catecolamine, adrenalina e noradrenalina, corrisponda alle fasi di maggiore attivazione linfocitaria, mentre la fase successiva all'esercizio, francamente cortisolica, sia corrispondente alla riduzione della concentrazione linfocitaria.
Poiché la secrezione del cortisolo endogeno è influenzata dai ritmi circadiani, nello stesso soggetto, l'impatto della fase cortisolica post stress fisico sulla "open window" può essere variabile in funzione delle diverse ore della giornata.
Ciò dimostra che esiste un legame tra stress psicologico, sistema endocrino, sistema nervoso e sistema immunitario.
E' interessante notare come sia l'esercizio fisico di lieve intensità o durata, sia esercizi più intensi e prolungati sono in grado di attivare i linfociti nel sangue, ma solo sforzi prolungati (>1 ora) e/o di elevata intensità (>70% VO2 max) producono immunosoppressione nella fase post esercizio.
Per questo motivo il rischio di infezioni, in particolar modo delle vie aeree superiori, varia grandemente in funzione dell'attività fisica, essendo minimo in concomitanza ad attività fisica moderata e più elevato nei soggetti sedentari o sottoposti ad attività intensa.


Prevenzione delle infezioni »


 

Sistema immunitario ed esercizio fisico


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Ultima modifica dell'articolo: 20/02/2017