Interpretare l'allenamento ottimale

A cura di Marco Batistoni


Si aprono le porte dell'estate e tutti gli atleti, studiando la loro immagine riflessa nello specchio, si domandano se i mesi trascorsi a sudare faticosamente in palestra hanno prodotto qualche risultato non solo per la loro salute mentale e fisica ma anche, vista la stagione, per quella estetica.

Poco importa se ci si sia dedicati al body-building, ai corsi di spinning o di aerobica, al nuoto ecc. Siamo al momento della "resa dei conti", quello in cui si raccolgono i frutti del nostro lavoro e ci si accorge che tutti i nodi finiscono col venire al pettine...

Allenamento ottimaleGli uomini si guardano dubbiosi bicipiti e pettorali; le donne controllano con aria critica il giro vita e badano che glutei e gambe facciano la loro parte; chissà quanti possono dirsi onestamente soddisfatti?

Ai vari festival del fitness vediamo che anche coloro che si propongono come icone del benessere non hanno sempre quello sviluppo muscolare armonico e quel fisico asciutto che ci si potrebbe aspettare...... anzi, alcuni dei fisici che vediamo esibiti con tanta soddisfazione non possono non lasciarci almeno un po' perplessi.

Inizia la stagione estiva, ma le cose non sono poi molto cambiate dalla stagione invernale.....e poiché ognuno sa con quanta serietà e costanza si sia allenato, si apre la strada alle critiche alle varie metodologie di allenamento proposte da autori con credenziali a livello nazionale e mondiale.

Si passa così dalle metodologie weideriane (ormai ritenute sorpassate), al breve-intenso-organizzato, al gran volume tedesco, al metodo Mentzer, a quello della serie interrotta di Massaroni, al metodo Brown...e non me ne vogliate, ma mi ci vorrebbero pagine e pagine per elencarli tutti. Esiste un vasto popolo di appassionati, spesso raccolti nei club e nelle palestre di provincia, che si schiera con l'una o l'altra metodologia facendo una scelta precisa e consapevole, motivata da precisi studi della scienza dell'esercizio, o talvolta non supportata da alcunché di dimostrabile, basata semplicemente sul fatto che pare che il signor Rossi di Toronto abbia trasformato il piombo in oro.

Ciascuno dunque si schiera con l'una o con l'altra parte della barricata, portando avanti le proprie convinzioni.

Vorrei fare a questo punto una piccola riflessione: dal mio personale punto di vista le metodologie funzionano tutte, o meglio sono tutte efficaci: quello che fa davvero la differenza fra un buon allenamento, un allenamento mediocre e un allenamento ottimale è che per ogni atleta vi deve essere una giusta misurazione in termini di frequenza, intensità, tempo e tipo.

Il punto su cui si gioca, a mio avviso, l'efficacia dell'allenamento dipende essenzialmente dall'intreccio di due variabili: da una parte abbiamo le diverse tappe del macrociclo annuale (dettate da ciascuno dei tanti metodi a cui accennavo prima), ciascuna con le sue particolari richieste all'atleta, dall'altra abbiamo le caratteristiche specifiche di ogni atleta che in quel momento sarà in grado di affrontare il programma di allenamento in modo del tutto diverso da qualsiasi altro atleta o anche da se stesso in un'altra situazione. Intendo dire che le capacità di ciascuno di noi di "spendere" le proprie energie fisiche e mentali sono assolutamente variabili nel tempo e dipendono da una serie numerosissima di fattori difficilmente oggettivabili (condizioni di forma fisica e di salute, certo, ma anche situazione lavorativa, familiare, relazionale, stress di varia natura ecc.) che tuttavia condizionano fortemente la nostra risposta a quel tipo di allenamento inquel momento.

Quindi, il metodo che in un dato momento risulta vincente con Sofia, potrebbe non dare gli stessi risultati con Martina perché le due tipologie di individui attraversano dei momenti diversi dal punto di vista emotivo, e questo rende la prima capace di supercompensare in modo efficiente e di trarre profitto da quella fase del programma, mentre la seconda potrebbe non essere in grado di trarne alcun beneficio, anzi, finirebbe solo col logorarsi inutilmente.

Forse, allora, non ha molto senso seguire la logica del tutto o niente parlando delle diverse metodologie di allenamento, forse basterebbe usare un po' di più il buon senso e mettere a frutto ciò che abbiamo imparato con la nostra esperienza.

Un altro punto a cui si dovrebbe prestare la massima attenzione è poi la scrupolosità con cui si seguono le semplici regole di applicazione pratica dell'allenamento: il principio del sovraccarico è stato applicato in maniera corretta?  Il tempo di esecuzione sotto tensione è stato mantenuto nel modo prescritto? (perché ripetizione dopo ripetizione, quando ci si avvicina all'esaurimento siamo tutti un po' dei ladri....) Abbiamo rispettato esattamente la pausa determinata fra un set e l'altro? Ed infine, fra l'allenamento di un gruppo muscolare e quello successivo c'è stato un recupero esaustivo, in grado di far reintegrare a pieno le energie dell'atleta?

Mi sembra che queste semplici regole siano troppo spesso  trascurate sia dagli atleti che dagli allenatori e dai trainer, che si lasciano prendere la mano da metodologie complicate che suonano un po' come una via di mezzo fra formule algebriche e formule magiche, dove le lettere dell'alfabeto si susseguono in modo frenetico: a1+b1+c1, per indicare i giorni di carico petto-scarico dorso- riposo glutei ma alleno spalle.....Scusate se ironizzo un pochino, ma a questo punto mi piace giocare un po' con quest'idea e renderla meno seriosa!

A mio avviso, nella maggioranza dei casi finiamo con il trascurare un parametro inderogabile quale la misurazione della quantità, della qualità e della densità del programma, spostando l'attenzione su altri fattori che "promettono" il raggiungimento rapido e facile degli obiettivi: si discute allora su quale sia il quantitativo più efficace di aminoacidi ramificati, o la dose più adatta per la creatina, o sulla maggiore o minore efficacia del termogenico pubblicizzato nell'ultima settimana. Per non parlare dell'esercizio aerobico al 70% messo a confronto con quello intervallato anaerobico che promuove epoc a 4 settimane dal mare!

Anche sull'alimentazione ognuno sembra avere in tasca la risposta ad ogni tipo di problema. E si discute di dieta mediterranea, dieta zona, chetogenica, metabolica....

Anche in questo campo credo che non esista una soluzione che vada necessariamente bene per tutti: l'importante sarebbe riuscire a tener sempre conto dei semplici parametri fisiologici e metabolici che sono alla base del funzionamento della macchina umana così come la scienza ce l'ha fatta conoscere e così come l'esperienza e l'anzianità di allenamento ce l'hanno fatta vivere e sentire.

Questi parametri oggi vengono troppo spesso e troppo rapidamente dimenticati: non riusciamo più a ragionare e ad ascoltare le nostre sensazioni per dar vita ad un allenamento ottimale e soddisfacente, preferiamo affidarci al consiglio dell'amico o meglio ancora a quello del mentore oltre oceano, che ci assicura il facile raggiungimento di obiettivi più veloci e qualitativamente superiori.

A mio avviso, non c'è niente di più inutile e dispersivo.

Ognuno di noi dovrebbe innanzitutto ripensare il proprio allenamento tenendo conto di tutti i parametri misurabili e quantificabili di cui parlavo poco sopra, aver cura di annotarli sul proprio diario di allenamento (o nei file dei propri pazienti): in questo modo ci renderemo conto che ciò che a volte ci sembra irraggiungibile in realtà è molto semplice e alla portata di chiunque abbia la costanza e l'onestà di allenarsi seriamente, alimentandosi in modo corretto e avendo cura di concedersi un buon recupero.

Che altro dire?

Certo non intendo sollevare polemiche o dispensare consigli, presentandomi come il guru di turno, con la ricetta magica in tasca. Non ho inventato niente di nuovo, anzi, ho già trovato tutto fatto.

Non ho la presunzione di aver ormai raggiunto l'allenamento ottimale: devo dire però che per quanto mi riguarda continuo a confrontarmi di giorno in giorno con la ricerca di quello che per me è ottimale in quel momento. E di quello che ritengo sia ottimale per coloro a cui prescrivo determinati programmi, sulla base di tutte le considerazioni di cui ho parlato.

Il mio scopo è solo quello di farvi nascere qualche dubbio, di stimolare ciascuno di voi (qualunque sia il metodo di allenamento che avete scelto) all'autoanalisi e all'attenta riflessione, capacità che sono alla base di ogni confronto costruttivo e di ogni discussione.

Spero di esserci riuscito.



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Ultima modifica dell'articolo: 24/12/2015

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