Allenamento funzionale: moda o necessità?

A cura del dottor Dario Mirra


« prima parte

  1. CUORE. Ogni organo ed apparato del nostro organismo si adatta, così come il muscolo scheletrico, al tipo di stress imposto. Nella fattispecie il cuore, come pompa del sangue, nell'espletare le sue funzioni può andare incontro a modificazioni che sono peculiari per gli sport di resistenza e di forza-potenza con un aumento dimensionale delle sue cellule (miociti).
    L'ipertrofia ventricolare è un meccanismo attraverso il quale il cuore si adatta a qualsiasi tipo di sovraccarico cronico, di volume o pressione. Consta essenzialmente in un aumento del numero delle fibre muscolari, mentre il numero delle cellule rimane invariato.
    I tipi di ipertrofia sono essenzialmente due: ipertrofia concentrica ed ipertrofia eccentrica.
    L'ipertrofia eccentrica è l'aumento delle fibre in serie, per cui le fibre risulteranno più lunghe e la cavità ventricolare più grande. Qui si assisterà ad un aumento del volume cardiaco conservando una pressione telediastolica normale; tale meccanismo è tipico dei lavori di volume. Tale compenso sarà accompagnato da aumento delle dimensioni delle coronarie per irrorare maggiormente il cuore stesso. Lo stesso vale per le vene, per sostenere il loro lavoro e la loro funzione di allontanamento degli scarti metabolici. Si assisterà contemporaneamente anche ad una diminuzione della frequenza cardiaca e della pressione arteriosa. Gli sport di resistenza, ovviamente, produrranno modificazioni anche a livello degli altri sistemi.
    Nell'ipertrofia concentrica, invece, l'aumento delle miofibrille avviene in parallelo, con la conseguenza, in tal caso, che le fibre diventano più spesse, il che porterà a sua volta ad un ispessimento della parete cardiaca stessa, con un volume ventricolare che può anche ridursi. Tale adattamento è tipico dei pesisti, in cui il sistema deve vincere alte pressioni. Tale compenso sarà sempre accompagnato da adattamenti periferici, quali l'aumento dimensionale di arterie e vene, ma con uno sviluppo non sempre adeguato del microcircolo. A riposo, in tali categorie di atleti non si riscontrano modificazioni apprezzabili, in quanto la frequenza cardiaca resta uguale o leggermente diminuita, la pressione arteriosa uguale o leggermente aumentata; si sono misurati incrementi pressori nei pesisti sotto sforzo, fino a 480 mmHg per la pressione sistolica e di 390 mmHg per la diastolica.
    Inoltre in seguito a tali stimolazioni il cuore può passare dall'avere un metabolismo completamente aerobico che sfrutta gli acidi grassi, ad uno prevalentemente anaerobico, ovvero che sfrutta zuccheri.
    Quest'ultimo tipo di ipertrofia ai fini di funzionalità è meno favorevole al lavoro cardiaco, in quanto:
    • riduce l'apporto ematico alla fibra.
    • Aumenta la componente fibrosa per cui darà una diminuzione della contrattilità e della distensibilità.
    Da qui ancora il nostro Functional, per mantenere il cuore in forma, perfettamente funzionante con il nostro sfruttarlo, sia da un punto di vista aerobico, sia con richieste peculiari degli sport di forza-potenza.

  2. DENSITA' OSSEA. L'osso, a differenza di quanto può sembrare, non è un connettivo statico, ma comunemente a tutti gli altri tessuti dell'organismo è soggetto a continuo rinnovamento.
    Nel corso della vita di un individuo, la sua strutturazione, il suo contenuto minerale, quindi la sua resistenza, cambiano.
    Possiamo avere tre momenti fondamentali nella formazione ossea.
    1) Un primo momento di crescita vera e propria, i primi 30 anni più o meno! Questo è il momento fondamentale! In questi anni si forma la massa ossea reale, inoltre dalla quantità di massa ossea accumulata in questo lasso di tempo dipenderà la qualità delle nostre ossa in futuro. In questo periodo ci sono momenti critici importanti per la costruzione di questo tessuto, ovvero l'adolescenza: in questo periodo riscontriamo la massima produzione ti tessuto osseo, con il picco di massa ossea, questo deve essere il periodo della prevenzione, per poter affrontare una vecchiaia in forza. Seconda tappa di tale momento ed esclusivamente appartenente alle donne, è rappresentato dalla gravidanza e dall'allattamento, un bimbo dove lo prenderà il calcio secondo voi? Dai depositi della madre, che guarda caso sono localizzati proprio nelle ossa e nei denti per il 98-99% e per l'1% nel liquido interstiziale.
    2) Un secondo periodo che rappresenta una fase di stallo o plateau, in cui metabolismo osseo tende ad essere in pari tra sua distruzione e costruzione.
    3) Terzo momento, dove riscontriamo un metabolismo in perdita, ovvero con una massa in catabolizzazione maggiore rispetto a quella costruita e dove si paga lo scotto della vita vissuta in gioventù. Nell'uomo questo declino è molto più lento, nella donna invece trova una spinta tremenda nella menopausa.
    Tutto questo può avere differenze in base al sesso, l'età, la razza, lo stile di vita, l'alimentazione, e lo sport praticato.
    Quali sono gli sport in cui gli atleti hanno massa ossea minore?
    Nuoto, ciclismo, sport di resistenza in generale!
    E gli sport i cui atleti hanno massa ossea maggiore?
    Pesisti in genere, velocisti, sport di forza in generale!
    Ma tutti i medici (tranne qualcuno per fortuna) non consigliano di fare nuoto a tutte le signore in menopausa, sconsigliando i pesi neanche fossero una brutta malattia?
    Tutto quello che è lavoro a catena cinetica chiusa, lavoro contro gravità e contro forti resistenze è la base per la costruzione e il mantenimento di un tessuto osseo sano.
    Qui il nostro funzionale può lavorare? Ovvio! Quindi diamoci sotto con i pesi, con le corse veloci, con i movimenti esplosivi, il tutto con il raziocinio ed il dovuto rispetto alla categoria di utenti che si troverà a ricevere i nostri servizi.

  3. PER GLI ANZIANI. Sono molte le modificazioni indotte dalla senescenza sugli organi e apparati; quello che più interessa nell'ambito del nostro settore è la sarcopenia senile, che porta ad un decadimento prestazionale, coordinativo con un quadro predisponente agli infortuni.
    Per la popolazione che supera i cinquant'anni, il numero di unità motorie rapide diminuisce leggermente, per avere, dopo tale periodo una perdita del 10% ogni 10 anni. Tale fenomeno pare sia dovuto principalmente alla perdita di motoneuroni alfa, al calo della produzione degli ormoni anabolici, alla perdita di contrattilità delle cellule muscolari e ad una maggiore produzione di citochine cataboliche. Inoltre, alcuni studiosi hanno avanzato l'ipotesi che ogni cellula dell'organismo abbia una dimensione minima geneticamente definita e che muoia quando scende al di sotto di tale volume critico.
    Cosicché si andrà in contro ad una diminuzione di materiale contrattile e alla sostituzione delle fibre perse con tessuto adiposo e connettivo.
    Nel giovane, ovviamente con le dovute differenze, la disposizione delle fibre tra tipo I e tipo II all'interno di un muscolo può, essere definito a "scacchiera", ovvero dall' ubicazione e dall'alternanza più o meno omogenea di tali fibre, che poi nell'età avanzata mostrano una disposizione a "zolle", con isolotti sparsi di isoforme rapide e lente.
    Le unità motorie più colpite da tale fenomeno sembrano quelle rapide, forse più sensibili al non uso, ed anche perché la soglia di attivazione dei motoneuroni che le governano sono più alte.
    Qui entra ancora in gioco l'allenamento funzionale, con stimoli di tipo aerobico, per contrastare l'involuzione del sistema cardiocircolatorio, stimoli anaerobici per contrastare la perdita di FT, e coordinativi per cercare di mantenere il più ampio possibile bagaglio motorio da un punto di vista coordinativo.

Conclusioni

Le mie spiegazioni riguardo la validità dell'allenamento funzionale sono queste, e di sicuro molte altre si possono trovare.
Lavorare con queste basi di sicuro apre le porte agli operatori del settore, per ampliare il bagaglio di conoscenze e metodi applicabili a più categorie di utenti, sia agonisti che non, giovani e meno giovani, uomini e donne. Di poter usare i principi della fisiologia per addestrare la macchina umana a fare meglio e per più tempo, nel rispetto della sua natura e delle leggi biologiche che la governano.


Bibliografia

  • Barba F., Tafuri D.: L'allenamento teoria & metodologia. Idelson-Gnocchi, Napoli, 2007.
  • Bosco C., Viru A.: Biologia dell'allenamento. Società Stampa Sportiva, Roma, 1996.
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  • Calabrò R., D'Andrea A., Sarubbi B.: Cardiologia per scienze motorie e scienze infermieristiche. Idelson-Gnocchi, Napoli, 2006.
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